
FERVÊR, MÈIŞ DAL MÂSCRI D CARNEVÊL
Una filastrocca di Gianni Rodari tradotta in dialetto reggiano, affinché il dialetto possa essere insegnato piacevolmente anche ai bambini. In più, la complicata storia della maschera di Sandròun.

Una filastrocca di Gianni Rodari tradotta in dialetto reggiano, affinché il dialetto possa essere insegnato piacevolmente anche ai bambini. In più, la complicata storia della maschera di Sandròun.

Quando ancora non esisteva la TV e la pubblicità era semplice informativa, il dialetto reggiano aveva già elaborato tecniche per catturare l’attenzione dell’interlocutore, in modo simile a quanto Charles Dickens fa fare al suo personaggio Sam Weller.

La storia di Ginevra, figlia del Re di Scozia, è narrata nell’Orlando Furioso. Luciano Cucchi la reinterpreta nella sua Stôria dal Tâbar evidenziandone la grande attualità in questi tempi di misoginia.

Questa è la piccola storia natalizia, liberamente tratto da un racconto orale, ideata da Luciano Cucchi per la serie delle Stôri dal Tabâr

La lettura del piccolo saggio “C’era una volta la vigilia di Natale” del linguista, scrittore e traduttore Campeginese Riccardo Bertani ci ha ispirato questo componimento.

Una Stôria dal Tabâr ispirata dal mito di Proserpina e Plutone, che riflette il ciclo morte-rinascita della terra, con preziosi inserti in dialèt arsân.

Il dialetto reggiano utilizza molte espressioni derivate dall’attenta osservazione degli animali per definire caratteristiche

Una piccola lezione di grammatica dialettale tenuta dal fantasioso “professore” Luciano Cucchi, in una delle sue Stôrie dal Tabâr.

L ē dmèj fêr gòla che fêr pietê”. Questa espressione era utilizzata dalle famiglie che ostentavano un alto tenore di vita, sottolineando la generosità delle forme muliebri, simbolo di ricchezza, salute e benessere. Ce lo spiega questa Stôria dal Tabâr.

Una Stôria dal Tabâr di Luciano Cucchi dedicata ai diversi significati della parola dialettale Lòuv. Li conoscete?