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LÉNGUA MÊDRA

Rèș e la nôstra léngua arsâna

VOCABOLARIO DIALETTALE
DELLA VALLE DEL TASSOBBIO

SAVINO RABOTTI

 

Perché interessarsi al dialetto della valle del Tassobio?

 

Da diverse parti, negli ultimi anni, mi è stato chiesto ove si poteva trovare il Vocabolario dei dialetti del medio Appennino Reggiano, la cui prima edizione a stampa uscì a dicembre 2009, dopo circa undici anni di lavoro, ma da tempo esaurita. Ora, per ovviare alla mancanza del vocabolario stampato, si è pensato di mettere a disposizione degli interessati una versione on-line, che si riferisce soprattutto al dialetto dei paesi che si affacciano alla sinistra del Tassobio, nella parte terminale della vallata e quelli del Rio Maillo. Indirettamente, il vocabolario interessa tutto il bacino del Tassobio, perché le differenze, se ci sono, sono minime.

La vallata è rimasta fino a tempi recenti una zona d’ombra. Fino al 1947 mancava la corrente elettrica, l’acqua nelle case e il telefono sono arrivati a metà anni Cinquanta, la strada Rosano Buvolo fu aperta nel 1969 con l’inaugurazione del ponte sul Tassaro. E senza mezzi di comunicazione anche le menti più aperte e capaci finivano per scomparire.

Negli ultimi anni l’interesse per il dialetto è cresciuto e lo si sta studiando sotto tanti aspetti: linguistico, sintattico, grammaticale, fonetico, comunicativo, di formazione umana

Oggi vale la pena interessarsi del dialetto di questa valle per diversi motivi:

1)  Per me perché sono nato lì.

2)  Perchè interessa ben cinque comuni che condividono il dialetto di questa area, ma differiscono tra loro per il dialetto del resto del territorio comunale.

3) Perchè la zona conserva termini che risalgono direttamente al latino (Vernàja, da Hibernàlia = scorte per l’inverno. Per noi paglia e fieno per gli animali, per i romani mezzi di sussistenza per l’esercito; Cursân, da quertiànus = riferito alla quercia; Padúl, metatesi di palude). In più

4)  Perché il dialetto di questo territorio presenta particolarità meritevoli di studio:

     — pronunce tipiche dei luoghi di alta montagna della nostra provincia: la U e la Ö (Sarúch = colpo dato in testa con le nocche della mano; Segröl = manarino, piccola scure).

     — la tendenza al nasale del gruppo AN quando è sillaba finale di parole tronche (Magnân = stagnino, anche grossa biscia, e, come aggettivo, = sporco in faccia). Tavân (tafano), pasadmân = dopodomani);

     — manca il suono della Z, sostituita dalla S sibilante (š) se la Z è semplice (zaino = šàino), o da S forte (s) se la Z è doppia (piazza = piàsa).

5)  Oggi anche in questo territorio c’è un forte interesse per la lingua dei nonni e la voglia di salvare un patrimonio culturale e morale sia da parte di singole persone che di associazioni e pro-loco.

Il materiale che propongo è solo una parte, (la mia parte) del Vocabolario pubblicato nel 2010. È il risultato della mia ricerca personale in preparazione del Vocabolario comune, anteriore all’inserimento della parte relativa al territorio di Carpineti, coi ritocchi necessari a colmare sviste, curare approfondimenti, inserire termini sfuggiti. Sviste ed errori riemergeranno anche nell’attuale versione e ne chiedo venia.

Lo scopo dell’opera è quello di salvare il maggior numero possibile di vocaboli e di espressioni del nostro dialetto e favorire le ricerche di chi verrà dopo. I modi di dire, le citazioni, i proverbi, le preghiere, le satire o le notizie, servono per capire meglio il mondo di una volta. Continuo a credere che un vocabolario deve riprodurre la vita di un popolo, la sua cultura, i suoi valori. È l’enciclopedia del modo di essere di quel popolo.

Per la pronuncia:
mi sono imposto questi pochi parametri tentando di mantenermi il più possibile vicino alla grafia italiana, ma evidenziando quei suoni che in italiano non esistono. Il buon senso aiuterà ognuno a risalire al proprio modo di parlarlo. Oggi chi studia seriamente la materia propone anche suggerimenti che dovrebbero essere alla base dello scrivere in dialetto. Quando ho iniziato io non c’erano ancora questi strumenti, per cui ho dovuto inventarmi una grafia specifica, e ridurla al minimo indispensabile. Ripassare tutto il vocabolario per modificarlo diventerebbe arduo.

Pertanto:
Â-â = ha suono prolungato con leggera sfumatura nasale;

Û-û = U lunga e chiusa;

Ö-ö = suona come il dittongo francese eu;

U-u    differenziata dal resto della parola ha il suono della u francese;

Š-š = ha suono sibilante come in intesa, pretesa;

s = suono forte, quasi doppio: Interèsi = Interesse;

-c, -g = conservano il suono dolce (ciao, giorno): càg = caglio; curà-g = coraggio; bambò-c = bambòccio

– ch, gh, con H anche dove non sembra necessaria, come a fine parola, hanno suono duro (es.:  brìch = montone, si pronuncia brìk; ripiêgh = rimedio).

Al lavoro di Léngua Mêdra per la conservazione e la promozione dei dialetti di tutta la provincia, di quell’immenso patrimonio culturale che essi contengono, va il mio ringraziamento.

Savino Rabotti

Albinea 20 gennaio 2024

 

Ascolta la dimostrazione della pronuncia dalla voce di Savino Rabotti: 

Scarica il 

VOCABOLARIO DELLA VALLE DEL TASSOBIO

oppure fai la ricerca on line del termine desiderato 

 

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