Ogni volta è unica, la fine del mondo
Per Enzo
Carissima Francesca, carissima Chiara,
ieri un mondo ci ha lasciati. Enzo lo sapeva e ora riceve il vostro saluto insieme a quello dei tanti amici che sono venuti a rendergli omaggio in questi giorni.
Ogni morte è la fine di un mondo. Un dialogo che si interrompe tra mondi infiniti e irripetibili. E la fine di un mondo non arriva all’improvviso: si prepara con la pazienza del tempo, attraverso i suoi elementi costitutivi, la gioia e la felicità, le cadute e gli smarrimenti, la stanchezza e il declino, la paura, i naufragi e le coste lontane.
Il nostro compito è prenderne coscienza attraverso le passioni, i sentimenti, le parole, l’esercizio del pensiero, del parlare e dell’ascoltare. Voi avete praticato tutto questo per una vita intera. Voi, Francesca ed Enzo, insieme a vostra figlia e alle vostre nipoti, avete saputo accogliervi reciprocamente in un legame talvolta così vicino e quotidiano da poter sembrare naturale, mentre naturale non era affatto: era un’opera paziente di attenzione, di cura e di condivisione. È lì che hanno preso forma i vostri mondi.
Noi amici raccolti in Lenguamedra, nome che a Enzo piaceva ricordare e spiegare perché custodisce un significato senza tempo, dovremo ora abituarci a una nuova condizione: un’assenza di parola. Ci mancherà la sua voce, nel suo colto e ancestrale bilinguismo, nella sua capacità di passare da una lingua all’altra conservando intatta la precisione del pensiero. È l’assenza alla quale si sarebbe dovuto adattare lui stesso se uno di noi lo avesse preceduto. Ora questo non sarà possibile.
Con la sua grafia personale della nostra linguamadre, diversa e insieme vicina ai molti sistemi adottati nelle diverse realtà locali, Enzo ci ha aiutato a comprendere qualcosa di essenziale: che il dialetto non è soltanto memoria o testimonianza, ma una vera lingua, capace di registri sociali differenti e di una straordinaria ricchezza espressiva.
In questo senso egli è stato un precursore.
Il suo Macbeth, che ci auguriamo di rendere presto disponibile sul sito di Lenguamedra, non è una semplice traduzione. È un’opera di ricreazione artistica. In quelle pagine le atmosfere, le emozioni e la profondità del testo shakespeariano vengono restituite con una forza che raramente si incontra e che testimonia la piena maturità letteraria della lingua che Enzo amava e praticava.
Sapeva sorvegliare le parole e pesarle una a una, perché era convinto che il linguaggio non fosse uno strumento qualsiasi, ma una forma stessa della realtà. E proprio mentre le lingue locali vivono una nuova stagione di interesse, di studio e di crescita, il suo lavoro ci appare ancora più prezioso.
Grazie alla sua generosità intellettuale, alla sua instancabile volontà di spiegare, discutere, precisare e condividere, il patrimonio delle nostre tradizioni dispone oggi di strumenti più ricchi per continuare a vivere. Attraverso il suo lavoro, il parlato delle nostre comunità si è fatto lingua di arte e di cultura, capace di esprimere con straordinaria efficacia l’esperienza umana universale.
Enzo appartiene a quella rara schiera di persone che si rimpiange di aver incontrato troppo poco e alle quali non si smette mai di pensare.
Gli amici di Lenguamedra: Andrea, Alberto, Brunetta, Betty, Corrado, Denis, Gian Franco, Isarco Livio, Luciano, Paolo (†) ,Rolando.