AL FRATELLO

 

 

Tu vévia rasòn, fràdi, in ché sère
– ‘i ricuàrdi – quànt che tu ti âs dit:
«Ta la tò man l’è il segn d’amòr
e da la muàrt».
Ridévis tu, cussì, ma jo soi stât sigûr.
Cumò làssa che sùni la ghitàre
e l’ accompàgni il di.

 

 

AL FRATELLO

Tu avevi ragione, fratello, in quella sera
– io ricordo – quando tu hai detto:
”Nella tua mano c’è il segno d’amore
e della morte”.
Ridevi tu, così, ma io sono stato sicuro.
Ora lascia che suoni la chitarra
e l’ accompagni il giorno.

AL FRATELLO

Té t’gh’îv ragiòun, fradèll, in cla sîra
– mé m’arcôrd – quând té t’ê détt:
“In dla tó mân gh’é al sègn d’amòur
e dla môrt”.
At ridîv té, acsè, mó mé a sûn stê sicûr.
Adèss lâsa che sòuna la chitâra
e la j cumpagna al dé.

GUARDA IL VIDEO

La versione in dialetto reggiano è recitata dal nostro Luciano Cucchi
I sottotitoli possono essere scelti tra Italiano e Friulano (inserito come Interlingua). Vai sul tasto impostazioni per effettuare la scelta.

L’immagine “Suonatore di chitarra”  (1946-47) è di Pier Paolo Pasolini 

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