Fiôl d’un cân!

 

 

Prosegue il cammino nei proverbi dialettali sugli animali

Arriva in libreria  il 2° tomo del volume Proverbi e modi di dire sugli animali di Giuliano Bagnoli: il titolo è significativo e fa riferimento al cane, sempre presente nelle case d’un tempo, con la funzione di guardia e, se esperto, anche di caccia. Il titolo, infatti, suona in dialetto come Fiôl d’un cân! (Figlio d’un cane). La collana della Enciclopedia dei Proverbi Reggiani si arricchisce così del 13° volume che riporta alla vita i proverbi sugli animali di piccola taglia che erano presenti nella corte contadina d’un tempo. Per garantire una gestione autarchica della cucina e dei bisogni famigliari, le cascine prevedevano la presenza di galline, oche, anatre, faraone e tacchini, ma anche di conigli, colombi e piccioni. Per chi andava a caccia, la lepre era importante perché garantiva un buon piatto di carne, merce rara all’epoca. Spesso, poi, non mancavano nemmeno poche pecore e capre per garantire latte e latticini durante i lunghi inverni padani. Risulta, infatti, che nell’800 fossero diffusissimi gli ovini pure in pianura, anche se distribuiti in piccoli numeri in tutte le corti contadine e nelle case popolari. Di ognuno di questi animali Bagnoli tratta le origini del nome e i diversi modi di chiamarli in dialetto. Seguono poi un numero veramente straordinario e notevole di curiosi e vivaci proverbi e modi di dire che ben pochi ancora ricordano. Sono il frutto di anni e anni di accumulo di appunti e frasi ascoltate in giro per la provincia che Bagnoli, fin dall’età giovanile, ha raccolto senza sosta, consapevole della sfuggevole durata del dialetto. Il brio di certi argomenti, le similitudini dell’animale con l’uomo, i comportamenti animali che diventano prerogativa degli uomini più bizzarri, costituiscono la forza dei proverbi dialettali, sempre pronti a cogliere aspetti curiosi e spesso quasi inverosimili. Così commenta i proverbi l’editore Borgatti: “Si tratta di modi di dire che hanno come punto di riferimento gli animali ma che sono ovviamente rivolti agli uomini per mettere in luce difetti, errori e carenze. (…) Un libro che è assieme profondo, piacevole e divertente”. È un viaggio attraverso l’antica sapienza della nostra più autentica tradizione popolare e che ci permette di stupirci senza sosta ad ogni voltar di pagina. Una vera delizia per gli amanti del dialetto e della tradizione reggiana, entrambi oggigiorno sempre più lontani e nascosti agli occhi e alla sensibilità dei più. Il libro, come al solito curato con attenzione ai particolari, è arricchito da immagini prese dalla storia fotografica reggiana e dalle più recenti e stupende fotografie di Giuliano Ferrari e Fausto Franzosi.

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