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LÉNGUA MÊDRA

Rèș e la nôstra léngua arsâna

Vocabolario dialettale della Valle del Tassobio

S

S’  Pron. e Cong. (davanti a parole che cominciano per vocale) 1. Si, sé. 2. Se. Al s’apîšla = si addormenta.

Ša  Avv. Già. Dal latino iam. Êt šà ché? = sei già qui?

Sà  V. tr. 1. Egli sa, conosce. 2. Ha sapore di. 3. Rassomiglia a. Dal latino sàpere = avere sapore. Al sà ’d tàp, (il vino) sa di sughero. L’é ûn ch’al sa = è un esperto, competente, è uno che ha studiato.

Sà!  Escl. Basta! E allora?

Sàba   Sf. Sapa, salsa zuccherina a base di vino cotto, utilizzata anche come dolcificante in sostituzione del miele. Dal latino sàpa = vino cotto. Al crès cmé la sâba a bùjre. Equivale a: cresce come la neve al sole.

Šabajûn, Šambajûn   Sm. Zabaglione; uova sbattute con zucchero. Dal latino tardo sabàja, che però per i latini indicava un tipo di birra.

Šabaldûn, Šibaldûn  Sm. 1. Zibaldone. 2. Brogliaccio. 3. Confusione.

Sàbde   Sm. Sabato. Dall’ebraico shabbath = riposo. Dio ’n pâga mìa al sàbde = Dio non paga al sabato.

Sabèla  Sm. Sbruffone,  contafrottole.

Sàbia  Sf. Sabbia, rena. Dal latino sàbula (pl. di sabulum) = sabbia. Sinonimi: Lìdga (sabbia scadente), Rêna, Sabiûn.

SabiadûraSabiadûri Sf. 1. Sabbiatura, tecnica per ripulire pareti o travi con getto forzato di sabbia. 2. Sf. pl. Sabbiature, cura con sabbia calda, per curare  reumatismi e artriti.

Sabiâr  V. tr. (neol.) Sabbiare i muri, pulire con un getto di sabbia a pressione.

Sabiûn Sm. Sabbione.

Sabiunâra  Sf. Deposito di sabbia.

Sabiûš  Agg. Sabbioso, terreno con sabbia.

Sàbla Sm. Vanitoso, smargiasso.

Sablâr  V. intr. Vantarsi, fare lo smargiasso, esagerare, raccontare frottole.

Sablòt Sm. Chi ingrandisce le cose che lo riguardano.

Sablûn Sm. Presuntuoso, vanitoso.

Sabòt Sm. pl. Zoccoli di legno (come quelli della Valle d’Aosta). Dal francese sabot = zoccolo.

Sàca   Sf. 1. Sacca, borsa. 2. Tasca, grossa tasca. 3. Vescica di pus. Dal latino saccus.

Šacâ   Agg. e Pp. Coricato, sdraiato.

Sacàgn   Sm. 1. Grosso bastone. 2. Tipo malconcio, malmesso. L’é un sacàgn = è una persona trasandata.

Sacagnâ  Pp. Bastonato, percosso, malconcio.

Sacagnâda 1. Sf. Botta di bastone, percossa. 2. Pp. Bastonata, percossa, punita.

Sacagnâr 1. V. tr. Bastonare, percuotere. 2. V. intr. Tribolare, arrabattarsi.

Sacài    1 Sm. Confezionatore di sacchi.

Sacâi  2  Sm. (neol.) Trave prefabbricata in cemento armato (in edilizia). Dalla ditta Saccai di Reggio.

Sacâr Sm. Confezionatore di sacchi.

Šacâr  V. tr. Sdraiare, coricare. Costringere una persona o un animale a sdraiarsi, abbattere con la forza. Succede nella lotta oppure quando si abbatte un animale.

Šacâs  V. rifl. 1) Riposarsi. 2) Coricarsi, sdraiarsi, stravaccarsi. Deriva dal latino volgare Adiacicàre, a sua volta composto da Ad + jacère = giacere vicino a, stare sdraiato.  

Sàch    Sm. 1. Sacco, contenitore. 2. Quantità di merce (grano, farina, castagne) contenuta in un sacco, del peso di circa cento chili. Dal latino saccus. La n’é mìa farîna dal tu’ sàch = non è mica farina del tuo sacco. Mètr’ int al sàch = imbrogliare. Vudâr al sàch = sfogarsi, ribellarsi. Un sàch vöd a n’ sta brîša in pê, = senza mangiare non si può lavorare. A un sàch a s’ ghe lîga la búca, a un cujûn no = a un sacco si può chiudere la bocca, a uno stupido no. A n’ dîr maì gàt  s’ t’an l’ê ìnt al sàch = non dire mai gatto se non l’hai nel sacco. Non fare promesse se non sei sicuro di poterle mantenere.

Šàch   Sm.  Caduta, scivolone. 

Sachè-g  Sm. Saccheggio, ruberia; distruzione.

Sachegiâ  Agg. e Pp. Distrutto, spogliato.

Sachegiâr V. tr. Rovinare, rubare, distruggere.

Sachèla   Sf. Sacco lungo e stretto. Bisaccia. Serviva per portare al mulino il granoturco e farlo macinare senza usare biroccio e mucche. Sachèla da vîn = filtro di stoffa per il vino.

Sàcher, Sàcre Agg. Sacro; consacrato. Dal latino sacer.

Sachèt Sm. 1. Piccolo sacco; sacchetto di carta. 2. Contenuto di un sacchetto. Sachèt da la biâda = sacchetto per la biada.

Sachèta  Sf.  Bisaccia di stoffa.

Šaclênt Agg. Inzaccherato; sporco. Da zacchera, dal longobardo zàhhar = liquame gocciolante.

Saclòt   Sm. Sacchetto, involto. Veniva chiamata così anche la pezza con la cacca dei bambini.

Saclûn Sm. 1. Persona trascurata. 2. Individuo sporco (è sinonimo di criclûn).

Sacramênt Sm. Sacramento; consacrazione. 

Sacramênt!  Inter. Sacramento! Eufemismo per evitare una bestemmia.

Sacramentâr V. intr. Bestemmiare; parlare volgare.

Sacrificâ  Agg. e Pp. 1. Sacrificato. 2. Chi viene eliminato a favore di altri. 3. Chi si trova a disagio.

Sacrificâr V. tr. 1. Sacrificare, cedere. 2. Rinunciare a qualcosa.

Sacrificâs V. rifl. 1. Sacrificarsi, accettare disagi a favore di altri. 2. Mettersi da parte.

Sacrifìsi  Sm. Sacrificio, privazione; disagio. Dal latino sacrificium = offerto alla divinità. Alla lettera: questo oggetto lo rendo sacro.

Sacrilè-g  Sm. Sacrilegio; profanazione. Dal latino sacrilegium = atto empio. Alla lettera: lesione ad una cosa sacra.

Sacrìlegh  Agg. Sacrilego, profanatore.

Sacrusânt   Agg. Sacrosanto, inviolabile, doveroso. Dal latino sacrosanctus. L’é ’na veritâ sacrusânta = è una verità inconfutabile.

Sacšâda  Sf. Rovina, saccheggio, distruzione. Dâr ’na sacšâda = fare piazza pulita.

Sacšâr  V. tr. Saccheggiare, rovinare, distruggere. Sacšâr al furmênt = calpestare, danneggiare il grano, specialmente a causa di un temporale.

Sacûn Sm. 1. Grosso sacco. 2. Pagliericcio di foglie di granoturco o di paglia, chiamato anche pajûn.

Sâd, Sâld  Sm.  Terreno poco produttivo, già dissodato e coltivato, poi abbandonato prima a pascolo e in seguito lasciato a sé stesso. Dal latino saltus =  pascolo, poi nel medioevo saldus, luogo franoso, prateria [Minghelli, Forcellini]. Tuttavia è presente la radice di sale. In questi terreni spesso affiorano emissioni disalsedine che rendono sterile il terreno ma diventano ghiottoneria per pecore e capre.  Andâr in sâlda = ricoprirsi di erbaccia, di sterpi. Lasâr andâr in sâlda = abbandonare, non coltivare.

Sadîn, Saldîn   Sm. Terreno incolto, arido e scomodo.

Sadîna, Saldîna   Sf. Terreno franoso e salsedinoso.

Sadúl   Agg. Sazio, pieno, satollo. In latino satullus, da satur = pieno, saturo.

Sadûn   Sm. Terreno brullo e disagevole, che non si riesce a coltivare.

Šàf  Sm. 1. Solaio. 2. Base per un piano.

Šaferân   Sm. Zafferano. Dall’arabo zà’faran. Il nome scientifico è Crocus sativus.

Šàfra   Sf.  Poltiglia di acqua e neve. Vedi Paciàfra.

Sà-g   1  Agg. 1. Saggio, sapiente. 2. Ragionevole, prudente. Dal latino volgare sapius = che sa, che ha sapore; attraverso il francese antico sage.

Sà-g  2  Sm. 1. Saggio, dimostrazione (ballo o ginnastica). 2. Studio, ricerca approfondita. Dal latino tardo exagium (da exigere).

Sagatûn Sm. 1. Suonatore grezzo, che usa l’archetto del violino come un segaccio. 2. Sgarbato, grossolano.

Sagèsa   Sf. Saggezza, intelligenza.

Sâgra  Sf. Festa patronale. Dal latino dies sacra, poi sagra. Êsr’ ad sâgra = essere in festa.

Sagrestân  Sm. Sacrestano. Custode degli oggetti sacri.

Sagrestìa   Sf. Sagrestia, ambiente con gli arredi sacri, comunicante con la chiesa. Dal latino medievale sacrìstia.

Šagrinâ, Šigrinâ   Agg. e Pp. Zigrinato. Dal turco sagri = pelle sulla groppa degli animali.

Šagrinâr, Šigrinâr   V. tr. Zigrinare, incidere per rendere più facile alla presa.

Sàguma, Sàgoma   Sf. 1. Sagoma, forma. 2. Disegno approssimativo. 3. Figura, profilo (di una persona). 4. Persona con caratteristiche divertenti. 5. Controfigura.

Sagumâr V. tr. Studiare una forma, abbozzarla.

Sajèta   Sf. Saetta, fulmine, lampo. Dal latino sagitta = freccia.  Al pâr ’na sajèta = è veloce come un fulmine. 

Šàino  Sm. Zaino, borsa da spalla. Dal longobardo zàin[j]a = cesto, gerla.

Sajtûn  Sm. Parte della capriata usata come reggispinta. Dal latino sagitta = freccia, per la forma. Lo chiamano anche prigioniero (peršunêr) o “monaco”.

Sajûgh  Sm. Sambuco. Dal latino sambucus. Il frutto maturo veniva usato per fare l’inchiostro, mentre col fiore si potevano fare frittate.

Sâl  Sm. 1. Sale, condimento. 2. Giudizio, cervello. 3. Saggezza. Dal latino sal (greco als). Giúst ad sâl = salato al punto giusto. 

Šàl   Agg. Giallo. Dal latino galbus, poi galbinus, attraverso il francese antico jàlne = verde-giallo.

Sâla 1  Sf. Sala, aula, vano nobile. Dal franco sàl = stanza.

Sâla 2  Sf. Assale per ruote. Dal latino volgare axalis = assale.

Salâ   Agg.  1. Salato, condito. 2. Caro, costoso.

Salábra Sf. Salamoia. L’é salâ cmé la salábra = è salato come la salamoia.

Salabrâ  Agg. Molto salato.

Saladîn  Agg. 1. Salatino, saporito. 2. Costoso.

Saladûr  Sm. Addetto a salare le carni in macelleria.

Saladûra  Sf. Tavolaccio su cui si salavano  le carni macellate messe in concia.

Saladûra  Sf. L’azione di salare la carne macellata per poterla conservare a lungo.

Salàm   Sm. 1. Salame, insaccato. 2. Oggetto di forma cilindrica. 3. Persona goffa, poco sveglia. 4. Rotolo “paraspifferi” per porte o finestre. 5. Treccia di pannocchie da essiccare al sole. Dal latino medievale salàmen = insieme di cosa salate. Stuvîr i salàm = mettere i salami ad asciugare sotto la cappa del camino o in un locale apposito.

Salamàndra  Sf. Salamandra. Dal greco salamàndra, uguale anche nel latino medievale.

Salamelèch   Sm. Salamelecco, ossequio sdolcinato, servile. Dall’arabo salàm alaìk = pace su di te.

Salamîna (Úva) Sf. Tipo di uva e vitigno, da cui si ricava il vino Salamino. 

Salamôja  Sf. Salamoia, preparato per salare e  conservare carne, pesce, olive, funghi. Dal latino tardo salemoria. Lìngua in salamôja = lingua salmistrata.

Salâr V. tr. 1. Salare. 2. Insaporire. 3. Mettere il sale sulla carne macellata.

Salaröl  Sm. Addetto alla salatura. Salatore.

Salaröla Sf. Tavolaccio su cui si sala la carne.

Salaröli, Salajöli Sf. pl. Salatoie, pietre piatte e larghe su cui si poneva il sale a disposizione delle pecore.

Salàs  Sm. 1. Salasso, estrazione del sangue. 2. Spesa esagerata; grande prelievo dai risparmi. Dal latino tardo sa[nguinem] lax[are] = far scorrere, estrarre il sangue.

Salasâr  V. tr. 1. Salassare. 2. Maltrattare. 3. Privare dei soldi.

Salàta   Sf. Frana, smottamento; calanco.

Salatâr  V. intr.  Smottare, franare.

Salatûn Sm. Grossa frana.

Sâld  1 Agg. Fisso, stabile, fermo. Dal latino solidus.

Sâld   2  Sm. Pagamento, estinzione di un debito. Da saldare, col senso di chiudere un conto.

Sâld, Sâlda   3     Vedi  Sâd.

Saldadûr Sm. 1. Stagnino, saldatore. 2. Strumento per saldare.

Saldadûra  Sf.  Macchina saldatrice.

Saldadûra   Sf. L’atto o l’effetto del saldare.

Saldâr  V. tr. 1. Stagnare, unire due metalli. 2. Pagare un debito.

Salešiân Sm. Membro della Congregazione dei Salesiani. Dal nome di san Francesco di Sales (1567-1622), a cui don Bosco (1815-1888) intitolò la Congregazione da lui fondata col nome di “Società di san Francesco di Sales” e con la finalità di educare i giovani.

Salèta Sf. Saletta (d’attesa), anticamera, salotto.

Salgâ 1. Sm. Selciato. 2. Pavimento. 3. Battuto di cemento. 4. Agg. e Pp. Pavimentato. Dal latino volgare silicatus = pavimentato con selce (silex).

Salgâr V. tr. Selciare, pavimentare.

Salìa Sf. Saliva. Dal latino saliva.

Salìda Sf. (molto raro) Salita. Si usa però Rampâda.

Salîn Sm. Portasale; salino.

Salîna Sf. Luogo di produzione del sale. Anche luogo con presenza di acque salse o solforose, le cui escrescenze erano appetite da capre e pecore.

Sâlm, Sâlme   Sm. Salmo, inno religio­so. Dal greco  psalmòs, nel tardo latino psalmus, canto eseguito con accompagnamento di salterio (strumento musicale).

Salmàster Agg. Salmastro, amarognolo. Dal latino salmacidus, poi latino tardo salmaster.

Salmerìa   Sf. L’insieme delle cose caricate sui basti dei muli in operazioni militari. Dal latino tardo sagma, basto.

Salmì Sm. Modo di cucinare alcuni tipi di selvaggina. Dal francese (XVIII secolo) salmìs.

Salmìster Sm. Salmistro, concime a base di nitrato di potassio.

Sâlmo Sm. Salmo, inno religioso.

Salmûn Sm. Salmone. Dal latino salmo (salmonis).

Salôt  Sm. 1. Salotto, saletta. 2. Circolo (culturale).

Sâlsa  Sf. Salsa, intingolo. Dal latino salsus = salato.

Sàlše, Sàleš, Sàldeš   Sm. Salice, vimine. Dal latino salix. Ve ne sono di diversi tipi: Sàlše rùs, salice purpureo. Sàlše pianghlênt o pianšlênt, salice piangente. Sàlše da panêri, salice da cesti. Sàlše da pérdga, salice che produce pertiche. Sàlše da pudâr, salice per legare le viti.

Salsêra Sf. Salsiera, portasalsa, vassoietto.

Salsîna Sf. Salsa, intingolo.

Salsìsa  Sf. Salsiccia. Dal latino i[n]sicium, poi insicia = carne sminuzzata e salata.

Salsisòt   Sm. Salsicciotto, trancio di salsiccia.

Sâlt Sm. Salto; slancio; sussulto; acrobazia.  Andâr a sâlt = saltellare; essere incostanti.

Saltadûr Sm. Atleta che gareggia nel salto.

Saltaprâ Sm. 1. Ranocchio che saltella nei prati. 2. Persona poco seria, che non mantiene la parola. 3. Farfallone.

Saltâr   V. tr. e V. intr. 1. Saltare, scavalcare. 2. Escludere, tralasciare, evitare. 3. Rosolare alla fiamma. Rosolare in padella. 4. Assaltare a mano armata. 5. Brillare (mina, bomba). 6. Perdere il posto. Dal latino saltare (intensivo di salire). Saltâr a cavàl = salire in sella; approfittare di una opportunità. Saltâr adòs = aggredire.  Saltâr un pûnt = saltare un punto nel lavorare la maglia. Saltâgh föra = uscirne, liberarsi di un pericolo. Salvare la faccia.

Saltarèl Sm. 1. Piccolo salto. 2. Saltarello, danza popolare abruzzese e marchigiana (XIV secolo).

Saltarîn    Agg. Salterino; scattante.

Saltaröla   Sf. Gioco di bimbi.

Saltaròt  Sm. Piccolo salto.

Saltèri Sm. Salterio, raccolta di salmi per le funzioni religiose. Dal greco psaltèrion, nel latino tardo psalterium. 

Saltimbânch  Sm. 1. Saltimbanco. 2. Pagliaccio; voltafaccia.

Šaltîn   Agg. Giallino, giallognolo. Dal francese antico jàlne, derivato dal latino galbus, poi galbinus = verde-giallo.

Saltîn Sm. Saltello. 

Saltîna Sf. Saletta, salotto.

Saltûn (A)  Locuz. Camminare a balzi, a saltelloni.

Salúm   Sm. Salume, carne insaccata (salame, salsiccia).

Salumêr  Sm. Salumiere, negoziante di salumi.

Salûn Sm. Salone, grande sala; sala per conferenze; sala mostra, negozio di auto e simili.

Salût,   1. Sf. Salute, benessere. Dal latino salus. 2. Sm. Saluto, gesto di rispetto. Salût e bèl têmp  i n’ên mai trop per la gênt = salute e tempo buono / non sono mai troppi per la gente. La salût a n’ gh’è munèda ch’a la pâga = non c’è denaro che paghi la salute.

Salutâr V. tr. Salutare, ossequiare; congedarsi. Dal latino salutare = augurare salute.

Salutâs V. rifl. Congedarsi, salutarsi; dirsi addio.

Salutîn Sm. 1. Salotto, saletta, studiolo. 2. Circolo (culturale).

Salutîn Sm. Saluto breve, frettoloso.

Salvadenâr   Sm. Salvadanaio, piccolo forziere.

Salvadî   Sm. Salvadita, guanto.

Salvadûr 1. Sm. Salvatore, chi salva. 2. N. pr. Salvatore.

Salvagênt, Salvagênta Sm. Salvagente, oggetto per non affondare.

Salvâr V. tr. Salvare, recuperare; proteggere. Dal latino salvare.

Salvâs V. rifl. Salvarsi, evitare un pericolo.

Salvatà-g  Sm. Salvataggio; l’atto di mettere al sicuro, di togliere da un pericolo.

Sâlve, Sâlvo  Agg. Salvo, sano, sicuro, scampato a un pericolo. Êser sân e sâlve =  aver superato un pericolo.

Sâlve  Locuz.  Salute! Dal latino salve.

Salvèsa  Sf. Salvezza, pericolo scampato.

Salvesìa, Salvosìa  Locuz. “Che io ne sia salvo!”. Espressione di scongiuro usata per non nominare un male incurabile.

Sâlvia Sf. Salvia. Dal latino salvia.

Salvièta   Sf. Asciugamano, salvietta. Dal francese serviette.

Sâlvo  Avv. Escluso, eccetto (detto per mettersi in salvo da errori o sviste). Nella trascrizione di documenti importanti un tempo si aggiungeva la sigla SEO = Salvo Errori od Omissioni.

Sàm    Sm. 1. Sciame. 2. Grande quantità. Dal latino examen = sciame, moltitudine.

Samâda  Sf. Sciamata; uscita dello sciame dall’alveare.

Samâr  V. intr. Sciamare; cambiare posto; trasferirsi.

Šambèla   1. Sf. Ciambella. È più comune brasadèla. 2. Sedile del water (per la forma arrotondata e vuota al centro). 3. N. pr. Qualità di ciliegie. Forse dal greco-bizantino kýmbalon  (cýmbalum in latino), cembalo, che inizialmente era un bacile metallico concavo, usato poi come strumento musicale a percussione [Minghelli].

Sâmpa Sf. 1. Zampa. 2. Piede. 3. Piede di mobile Sâmpa ’d cân e cùa ’d rìs chi l’è nâ cujûn mai pu’ ’l guarìs = zampa di cane e coda di riccio, chi è nato minchione mai più guarisce. Sâmpi ’d galîna = rughe agli angoli degli occhi.

Sampâda Sf. 1. Calcio, zampata. 2. Orma. 3. Traccia di sporco.

Sampèl  Sm. Chi cammina male come se inciampasse.

Sampèt   Sm. Zampetto di maiale (come arto o come piatto).

Sampigâr  V. intr. Ciabattare, camminare trascinando i piedi.

Sampîna Sf. 1. Uncino per attizzare la stufa. 2. Piccola zampa. 3. Bastoncino a forcella per aprire i ricci delle castagne.

Samplâr V. intr. 1. Pestare fango. 2. Camminare a fatica e con le scarpe pesanti.

Samplûn Sm. 1. Zotico, confusionario. 2. Con scarpe grosse e sporche. 3. Chi cammina goffamente.

Šampógna, Šampùgna Sf. Zampogna, cornamusa.

Šampugnâr Sm. Zampognaro.

Šampûn Sm. Zampone (piede e pietanza).

Sampûn Sm. Grossa zampa.

Sân  1   Agg. 1. Sano, in salute. 2. Integro, non danneggiato. Dal latino sanus =  sano.

Sân, Sânt 2 1. Agg. Santo; consacrato o dedicato a una divinità. Da sanctus, santo, sancito, consacrato. A l’inšó tú-c i sânt i aîdi, in discesa tutti i santi aiutano. Andâr in cêša a dispèt di sânt = presentarsi anche se non si è graditi. Schêrsa cun i fânt  ma làsa stâr i sânt = scherza coi fanti ma lascia stare i santi. Tirâr šú i sânt = bestemmiare, smoccolare. 2. Sm. pl. I santi, festa (primo novembre). Pr’i sânt  tira föra i guânt = per la festa dei santi  comincia a portare i guanti. Se pr’ i sânt a fà brút têmp  pr’ i môrt t’a srê cuntênt = se per i santi fa brutto tempo  per i morti sarai contento (farà bello).

Sanâr V. tr. 1. Risanare, guarire. 2. Bonificare. 3. Risolvere una situazione economica critica.

Sanatòri   Sm. Sanatorio, ospedale per tubercolotici. Dal latino tardo sanatorium.

Šânca   Sf. Staffa, sostegno.

Šânchel  Sm. pl. Trampoli. Dal latino medievale zanca, = calzatura.

Sàndel, Sàndle  Sm. Sandalo, scarpetta leggera estiva. Dal greco sàndalon.

Sandrûn  Agg. Poltrone, fiaccone. Da sèndra = cenere (quindi chi sta vicino al fuoco, senza lavorare).

Sandrûn   Sm. 1. Telo che conteneva la cenere su cui si versava l’acqua per fare il bucato. 2. Gatto che sta sempre vicino al fuoco.

Šanèta    Sf. Bastone da passeggio con impugnatura. Dal nome di una tribù araba, Zanàta,  trasferitasi in Spagna. Il nome arriva a noi dallo spagnolo Jinèta.

Šanfûn Sm. Stantuffo per zangola.

Sangiùt  Sm. 1. Singhiozzo. 2. Emozione. Dal latino singultus.

Sangiutûn Agg. Singhiozzone. Chi  piange sussultando.

Sangiuvêš  Sm. Sangiovese, vino romagnolo. Da sangiovannese, perché il vitigno sembra sia originario di san Giovanni Valdarno.

Sàngla, Šàngla   Sf. Zangola, attrezzo per produrre il burro.

Sàngue, Sàngve Sm. 1. Sangue. 2. Legame di parentela. Dal latino sanguis, con lo stesso significato. L’é dal stès sàngue = sono parenti.  Sàngue bujênt = persona focosa. Sàngue frèd = persona che si sa controllare. A sàngue frèd = deliberatamente. 

Sanguètla   Sf. 1. Sanguisuga. 2. Persona civettuola, sbarazzina, chiacchierona. 3. Persona aggressiva, sfacciata. Si usa anche singuètla.

Sanguìgn   Agg. 1. Sanguigno, focoso. 2. Color sangue.

Sanguinàs   Sm. Sanguinaccio (specie di torta fatta con il sangue del maiale appena ucciso).

Sangunâr  V. intr. Sanguinare, soffrire.

Sangunèla Sf. Sanguinella (Cornus sanguinea) arbusto utilizzato per fare ramazze. La corteccia ha un colore rosso sanguigno.

Šanîn Sm. Punteruolo del grano, insetto. Fâr i šanîn = l’infettarsi del grano.

Sanitâ Sf. 1. Salute pubblica. 2. Ministero della pubblica salute. Dal latino sanitas = salute.

Sân Martîn Sm. 1. San Martino. 2. Giorno del bilancio dell’anno agricolo. 3. Cambio di podere per i mezzadri. 4. Trasloco. Il santo festeggiato l’11 di novembre è  san Martino di Tours. Secondo la leggenda, donò a un povero metà del proprio mantello. Ciò gli meritò alcuni giorni di bel tempo, l’estate di san Martino. L’istâ ’d sân Martîn al dûra trî dì e un puchîn = l’estate di san Martino dura tre giorni e un pochino. Per sân Martîn a cambia cà i cuntadîn = a san Martino / cambiano casa i mezzadri. Fâr sân Martîn, = cambiare residenza; anche  morire, trasferirsi al cimitero. Per sân Martîn la nêva insìma ai pînE se per sânt’ Andrea la n’ gh’è mìa l’é adrê a la vìa = a san Martino la neve è sul pino. E se per sant’Andrea non c’è ancora di sicuro sta per arrivare. Chi smêna a sân Martîn ad sicûr al mèd puchîn = chi semina a san Martino (tardi) di certo miete poco. Per sân Martîn rèva la bùta e bèv al vîn = a san Martino / apri la botte e bevi il vino.

Šanšàra Sf. 1. Zanzara. 2. Persona fastidiosa. Dal latino tardo zinzala, dal verbo zinziare, onomatopeico.

Šanšariêra Sf. Zanzariera, velo o rete di protezione contro mosche e zanzare.

Sansiûn Sf. Sanzione, multa, penalità. Dal latino sanctio.

Sansugâr V. tr. Masticare, mordicchiare senza finire di mangiare.

Sansûgh Sm. Avanzo sbiascicato.

Sânta Crûš Sf. Santa Croce. Festa religiosa (3 maggio) che ricorda il rinvenimento della Croce su cui, secondo la tradizione, fu crocifisso Gesù. In quella ricorrenza i contadini andavano a piantare in ogni campo una croce di legno, rustica, cui era applicato un rametto di ulivo benedetto. In altre località della nostra provincia questa cerimonia avveniva il giorno dell’Ascensione (Asènsia), e si celebrava con una processione (Rugâsiûn) lungo le carreggiate fra i campi.

Sânt’Antùni Sm. Sant’Antonio. L’immagine di sant’Antonio Abate era in genere esposta nella stalla, dentro una piccola nicchia o attaccata a una trave, davanti alla quale si accendeva un lumino il 17 gennaio, festa del santo. È considerato il protettore degli animali domestici. Sânt’Antùni dal bublîn = sant’Antonio dal campanellino. Sânt’Antùni dal pursèl = perché nell’immagine non manca mai un maialino.

Sânta pâš!  Esclam. Santa pace!

Santîn Sm. 1. Santino, immaginetta sacra. 2. Anche nome proprio di persona.

Santìsme 1. Agg. Santissimo. 2. Sm  Eucarestia. 3. Ostia consacrata.

Santitâ Sf. 1. Santità, vita esemplare. 2. Il papa. Dal latino sànctitas, da sanctus = consacrato, santo. Sôld e santitâ la metâ ’d la metâ = soldi e santità: la metà della metà; cioè non è tutto oro quel che luccica.

Santò-c Sm. Santarello; baciapile; ipocrita.

Santuàri Sm. Santuario; luogo di culto molto frequentato. Dal latino sanctuarium.

Sàpa   Sf. Zappa. Da latino tardo sappa. Bidente = Sàpa a dû šbrâns.  A ògni sâpa ’l so’ màndghe = per ogni zappa  il suo manico = per ogni donna, prima o poi, ci sarà un marito.

Sapâda 1. Sf. Colpo inferto con la zappa. 2. Agg. e Pp. Terra zappata, sminuzzata.

Sapadûr Sm. Zappatore.

Sapadûra Sf. Zappatrice meccanica, frangizolle. Agg. Zappatrice. Che zappa con zelo.

Sapadûra Sf. L’effetto dello zappare.

Sapâr   V. tr. Zappare, sminuzzare il terreno.

Sapêl   Sm. 1. Melma, fanghiglia. 2. Baccano, confusione. Tör via dal sapêl =  togliere dai guai. L’é un grân sapêl = è un gran pasticcio.

Sapèta   Sf. Zappa piccola. Sgorbia a forma di zappa, utilizzata dai falegnami per scavare i tronchi. È detta anche šapùla.

Sapiênsa Sf. Sapienza, istruzione, intelligenza. Dal latino sapientia.

Sapiênt Agg. Istruito, saggio. Dal latino sàpiens.

Sapientûn Sm. Saccente, presuntuoso.

Sapûn Sm. Grossa zappa.

Sapunâda Sf. Zappata, colpo con la zappa.

Sapunâr V. tr. Zappare un terreno difficile e duro.

Sarabîga Sf. 1. Insetto, zanzara. 2. Donna eccessivamente magra. L’ê ’na sarabîga = è petulante.

Saràca  Sf. 1. Salacca, sardella, sarda, aringa sotto sale. 2. Imprecazione, bestemmia. Dal latino medievale (XIV secolo) saràqua (da sara, pesce leggendario).

Saracâj, Saracâr  Sm. Pescivendolo.

Saracâr  V. intr.  Imprecare, bestemmiare.

Saracên Sm. 1. Saraceno, turco. 2. Personaggio che nei maggi interpretava la parte del saraceno, del cattivo, dell’infedele. Dal greco sarakenòs, in latino sarracìnus. Esiste anche un tipo di grano con questo nome.

Sarachîna Sf. Sardella minuta.

Saracinèsca Sf. (neol.) Serranda di negozio o di rimessa per auto.

Saracûn Sm. Imprecone, bestemmiatore.

Sardagnöl, Sardignöl   Agg. 1. Asino sardo. 2. Piccolo.

Sardèla   Sf. 1. Sardella, salacca. Dal latino sarda, = sardina. 2. Sardella, fungo porcino.

Sardîna Sf. Sardina. Dal latino sardina (originaria della Sardegna).

Sarlatân, Ciarlatân   Sm. Ciarlatano, parolaio, poco fidato. Viene collegato con Cerreto di Spoleto, da  dove, nel medioevo, partivano molti  imbonitori o falsi guaritori. Da qui la fusione di  cerretano con ciarlare [Colonna, Rusconi].  

Sârsa  N. pr.  Sigla della S(ocietà) A(nonima) R(eggiana) S(ervizi) A(utomobilistici). Un tempo era diventata sinonimo di corriera, di servizio pubblico.

Sârt Sm. Sarto, sartore. Dal latino sarcitor, poi sartor, = colui che cuce.

Sârta Sf. Sarta, sartina.

Sartîna Sf. Sarta, addetta alla confezione di abiti.

Sartûr Sm. Sarto, sartore.

Sarúch   Sm. Colpo di nocche, botta. Sinonimo: Crúch.

SàsSm. Sasso, pietra, macigno, ciottolo. Dal latino saxum. Al sàs ’d la Prêda = Bismantova. Tú-c i sàs  i rudèli a bàs = tutti i sassi rotolano verso il basso. Piciâr i sàs, = battere, scalpellare la pietra. Sas piciâ = pietra squadrata, pietra lavorata.

Sasâda Sf. 1. Sassata, lancio o colpo di sasso. 2. Avvenimento imprevisto e choccante. Andâr ad sasâda, = andare a spron battuto.

Sasàia   Sf.   Sassaia. Vedi Sasâra.

Sasaiöla Sf. Sassaiola.

Sasâr   V. tr. Prendere a sassate.

Sasâra Sf. Mucchio di sassi. Erano i sassi tolti dai campi e ammucchiati ai bordi, fuori dal terreno coltivabile. Potevano essere disposti in fila per delimitare il confine o ammucchiati entro delle sterpaie. Vedi Mašêra.

Sasaröl  Sm. Tipo di piccione torraiolo; colombella.

Sasîn Sm. Assassino, sicario. Da hashishiyyin = dedito all’hashish. In origine si trattava di una setta mussulmana della Siria, del XVI secolo, guidata dal Vecchio della Montagna, che commetteva ogni tipo di malefatte dopo avere assunto hashis [Palazzi].

Sasinâr V. tr. 1. Uccidere, assassinare. 2. Mettere fuori uso un oggetto. 3. Manomettere pesantemente scritti o pensieri altrui.

Sasòfne Sm. Sassofono, tromba. Dal francese saxofone, derivato dal nome dell’inventore belga Adolphe Sax  (1814-1894).

Sâs piumbîn Sm. Tipo di roccia.

Šàšra Sf. Zazzera, capigliatura. Dal longobardo zàzza, ciocca di capelli.

Sasulîn Sm. 1. Piccolo sasso. 2. Noia, fastidio, dispetto.  I’ m’ vöj cavâr un sasulîn = voglio togliermi questa soddisfazione. 3. Sassolino (liquore per dolci, simile all’anisetta, tipico di Sassuolo).

Satinâ  Agg. 1. Satinato, levigato. 2. Rasato. Dal francese satin.

Satìrich  Agg. Satirico.

Sàtra  Sf. 1. Satira, componimento satirico. 2. Canzonatura, baia. Dal latino satura, poi satira, piatto misto simile alla macedonia,, poi componimento mordace e piccante. Dventâr la sàtra = essere lo zimbello di tutti.

Satrài Sm. Satiraio, compositore di satire.

Šavài   Sm. 1. Oggetto di nessun conto. 2. Persona poco seria.

Savàta   Sf. 1. Ciabatta; pantofola, pianella. 2. Scarto. 3. Protezione applicata ai cingoli. 4. Presa multipla per corrente elettrica. Dal turco çabâta = calzatura persiana. Êsr’ in savàti  = non essersi ancora vestito. Al gh’à ’na bùca ch’ la pâr ’na savàta = è sboccato, volgare. 

Savatâr 1. V. intr. Ciabattare, scarpinare, camminare male. 2. Sm. Colui che ripara scarpe vecchie. Diverso da calsulâr (chi produceva scarpe alla moda) e scarpulîn (colui che produceva scarpe per il popolo).

Savatîn Sm. Ciabattino, calzolaio.

Savatlân, Savatlûn Sm. 1. Ciabattone. 2. Persona disordinata, mal vestita.

Savatûn Sm. 1. Chi cammina trascinando i piedi. 2. Persona trasandata, malvestita.

Savêr 1. V. tr. Sapere, conoscere, essere competente. 2. V. intr. Aver sapore di. 3. Sm. Il sapere, la saggezza. Dal latino sàpere. Savêr ad servàdghe = aver sapore di selvatico. Cùl ch’i’ sò l’è ch’i’ sò ch’i ’n so = quello che so, è che so di non sapere. Savêr stâr al mùnd = sapere destreggiarsi. Savêr a mênt = ricordare a memoria.

Sâvi, Sêvi  Agg. 1. Saggio, giudizioso. 2. Tranquillo, docile (se riferito ad animali). Dal latino volgare sapjus, attraverso il francese antico sage.

Šavóra Sf. Zavorra; impedimento; roba inutile. Dal latino arcaico saburra = rena, sabbia.

Savujârd Sm. pl. Savoiardi, biscotti. Dal nome della regione Savoia.

Savûn Sm. Sapone. Dal latino tardo sapo = mistura per colorare i capelli. Àqua e savûn = acqua e sapone (per definire una persona semplice, naturale, spontanea). Fàbrica dal savûn = saponificio. 

Savunâda Sf. Insaponata, insaponatura.

Savunèta   Sf. Saponetta.

Savûr Sm. 1. Sapore, gusto. 2. Savoretto. Da sàpere = aver sapore. 

Savurèt  Sm. 1. Mostarda. 2. Particolare confettura di mele e pere cotte per molte ore.

Savurî Agg. Saporito, gustoso.

Savurîn Sm. Saporino, sapore delizioso.

Sbacilâr V. intr. 1. Vacillare. 2. Sragionare. 3. Essere incostante (detto del tempo). 4. Uscire dal seminato (detto di persona). 

Sbaciucamênt Sm. Scampanio, chiasso, frastuono.

Sbaciucâr V. tr. Sbatacchiare, suonare (male) le campane. Da baciòch = battacchio.

Sbadâ Agg. Sbadato. Distratto, assente.

Sbadà-c Sm. 1. Sbadiglio. 2. Spessore posto tra stipite e porta per tenerla aperta. 3. Piccolo manipolo di salici freschi inseriti a forza nella bocca di bovini “gonfi”, cioè a rischio di soffocamento per l’eccesso di vapori presenti in pancia. Il salice masticato produceva essenze che aiutavano l’animale a liberarsi. Dal latino medievale bataculare = stare a bocca aperta [Colonna].

Sbadaciamênt Sm. 1. Serie di sbadigli. 2. Noia. 3. Disinteresse.

Sbadaciâr V. tr. e intr. Sbadigliare. Chi sbadàcia a n’ völ d’ingàn: – o sê, o sûn, o fàm – o quèl ad mâl pensâ – o ch’l’è inamurâ, – o ’na grân malincunìa, – o ch’l’è stúf d’la cumpagnìa = chi sbadiglia non vuole inganni: o ha sete, sonno, o fame, o ha qualche brutto pensiero, o è innamorato; o ha una grande malinconia; o è stanco della compagnia.

Sbadilâ  Agg. e Pp. Tolto, rimosso col badile.

Sbadilâda 1. Sf. Colpo inferto con il badile. Quantità contenuta in un badile. 2. Pp. Sbadilata, tolta via con il badile.

Sbadilâr V. tr. 1. Sbadilare. 2. Spalare la neve, la terra, il pattume.

Sbadšâ  Agg. 1. Sbattezzato. 2. Spiazzato. 3. Lasciato di stucco.

Sbàf (A) Locuz. A sbafo, a ufo, gratis. Mangiâr a sbâf = mangiare gratis, alle spalle di altri.

Sbafadûr Sm. Scroccone, mangione.

Sbafâr V. tr. Sbafare, mangiare molto e avidamente.

Sbàfi   Sm. pl. Baffi, peli. Alvâs i sbàfi = farsi crescere i baffi. Berlecâs i sbàfi = leccarsi i baffi per la golosità.

Sbafjîn Sm. 1. Uomo con baffetti. 2. Saccente, presuntuoso.

Sbafiûn Sm. Baffuto, che ha grossi baffi.

Sbafiûna Agg. Donna baffuta.  Donna baffuta sempre piaciuta.

Sbagliâ  Pp. 1. Sbagliato, errato, non indovinato. 2. Mancato come bersaglio. 3. Confuso, equivocato.

Sbagliâr  V. tr. 1. Sbagliare. Errare. Dare risposta errata. 2. Mancare il bersaglio. A sbàglia ânch al prêt a dîr mèsa = sbaglia anche il prete a dir messa, cioè sbagliare è umano.

Sbàl  Sm. Sballo, ubriacatura.

Sbalansâr  V. intr. Ballonzolare, saltellare.

Sbalâr 1. V. intr. Sballare. 2. Ubriacarsi. 3. Morire. 4. Commettere errori. 5. Finire fuori gioco, perdere.  Dal franco balla = palla.  

Sbalestrâ   Agg. 1. Sbalestrato, scombussolato, sconquassato, rovinato. 2. Indebitato. 3. Danneggiato, rotto.

Sbalestrâda  Sf. Scarica di frecce lanciate con la balestra.

Sbàli    Sm. 1. Sbaglio, errore; imprudenza; svista. 2. Equivoco, disguido.

Sbâls Sm. Sbalzo; sussulto.

Sbalsâr 1. V. intr. Fare lunghi salti. 2. V. tr. Scaricare, tirare giù (da cavallo). 3. Produrre un’opera a sbalzo, sagomare (il rame), fare un’opera a rilievo su lamine di metallo. Dal latino tardo baltiare = saltare da balzo a balzo. 

Sbaltunâda Sf. Sparo, fucilata con pallettoni.

Sbalunâda Sf. Pallonata.

Sbalunâr  V. tr. Calciare il pallone malamente.

Sbalurdî  Agg. e Pp. Sbalordito, sorpreso, esterrefatto. Da “balordo” [Colonna].

Sbalurdimênt Sm. Sbalordimento, sorpresa.

Sbalurdîr V. tr. Sbalordire, sorprendere, lasciare di stucco.

Sbalurdûn Sm. Capogiro improvviso.

Sbalutâ  Agg. e Pp. Sballottato, spostato di qua e di là.

Sbalutâr  V. tr. Sballottare, trasferire di qua e di là, agitare.

Sbancâr  V. tr. 1. Sbancare (al gioco, al lotto). 2. Dissodare un bosco. 3. Rimuovere masse di terreno.

Sbânch  Sm. 1. Scavo. 2. Dissodamento.

Sbànd (Avêrt in Locuz.  Aperto completamente, spalancato, senza bloccaggio.

Sbandâ 1. Agg. e Pp. Sbandato. 2. Sm. Disertore. 3. Fuorilegge, senza regole morali. Sbandato è colui che va fuori dalla banda (inte­sa come gruppo).

Sbandâda Sf. 1. Sbandata; deviazione improvvisa. 2. Cotta amorosa.

Sbandâr  V. intr. Sbandare, uscire dalla traiettoria.

Sbandieradûr Sm. Sbandieratore; giocoliere.

Sbandieramênt Sm. Segnalazione, festa, tripudio con bandiere.

Sbandierâr  V. tr. 1. Sbandierare, propalare. 2. Vantare.

Sbàra  Sf. Barra, catenaccio. Dal latino tardo, di origine iberica, barra, che però in origine indicava una parete di fango, una difesa. Saltâr la sbàra = fuggire. Si usa anche bàra = barra di ferro, spranga.

Sbaracadûr Sm. Chi sta in baracca spesso e volentieri.

Sbaracâr   V. intr. Fare baldoria.

Sbaragliâ  Agg. e Pp. Sbaragliato, battuto, sconfitto.

Sbaragliâr V. tr. Sbaragliare, battere; sconfiggere. Dal provenzale antico baralhàr = disputare.

Sbaràja (A)   Locuz. Allo sbaraglio. 

Sbaramênt Sm. Sbarramento; ostacolo al passaggio.

Sbarâr 1  V. tr. Sbarrare, chiudere il passaggio.

Sbarâr  2  V. intr. Lo scalciare degli animali.

Sbarasâ  Agg. e Pp. Liberato, ripulito dalle cose inutili.

Sbarasâr  V. tr.  Liberare un locale; risolvere una questione.

Sbarasâs  V. rifl. 1. Liberarsi (di cose inutili o di un antagonista). 2. Partorire. 3. Vomitare.

Sbarasîn  Agg. Vivace, sbarazzino, intraprendente, monello.

Sbarbâr  V. tr. 1. Radere la barba. 2. Togliere le radici.

Sbarbâs V. rifl.   Radersi.

Sbarcâr 1. V. intr. Sbarcare, uscire dalla barca, raggiungere la terra ferma. 2. V. tr. Sopravvivere, farcela con pochi mezzi. Dal latino barca. Sbarcâr al lunàri = riuscire a sopravvivere anche con pochi mezzi (di mese in mese).

Sbarufâr  V. intr. Fare baruffa, litigare. Dall’antico alto tedesco iroufan = fare rissa [Colonna].

Sbarusâr  V. tr. Trasportare col biroccio.

Sbasâr  V. tr. 1. Ribassare, abbassare, accorciare. 2. Ridurre di prezzo.

Sbastîr  V. tr.  Togliere l’imbastitura.

Sbašuciâr  V. tr. 1. Sbaciucchiare, morosare. 2. Fare moine.

Sbašuciâs  V. rifl.. Sbaciucchiarsi, morosare; farsi moine.

Sbàter, Sbàtre V. tr. 1. Sbattere. 2. Urtare. 3. Gettare via. Sbàtre al nûši = abbacchiare le noci (o altri frutti simili). Sbàter i öv = sbattere le uova, fare la pastella. Sbàter lús = sbattere la porta, andarsene arrabbiato. Sbàter la bugâda = sbattere i panni lavati su una pietra o una tavola. Sbàtr’ i pàgn, togliere la polvere sbattendo gli abiti.

Sbatû  Agg. e Pp. Sbattuto; dimesso; malaticcio, pallido.

Sbatûn Sm. (raro) 1. Urto; spintone. 2. Chiusura rumorosa di una porta.

Sbavâ Agg. e Pp. Sporco di bava.

Sbavà-c   Sm. 1. Bava. 2. Salivazione.

Sbavaciâr V. tr. Sporcare di bava.

Sbavaciûn  Agg. Chi è spesso sporco di bava.

Sbavadûra  Sf. 1. Sbavatura, deterioramento di un foro. 2. Frammenti di metallo attorno al foro, prima di rettificarlo. 3. Salivazione eccessiva.

Sbavâr V. tr. e intr. 1. Sbavare. 3. Avere la schiuma alla bocca. 3. Allargare un foro. 4. Togliere le sbavature a un foro su oggetti di metallo.

Sbavàs   Sm. Salivazione eccessiva.

Sbavâs   V. rifl. 1. Non controllare la salivazione, sbavarsi. 2. Bagnarsi.

Sbavasâ  Agg. e Pp. Sbavato, sporco.

Sbavasâr  V. tr. Sbavare, perdere la saliva.

Sbavasûn  Sm. Chi non controlla la salivazione.

Sbecâ  Agg. e Pp. Che ha l’orlo sbeccato, con piccole rotture (detto di recipienti o stoviglie).

Sberciulâda   Sf. Fracco di botte. Alla lettera: privato del berretto.

Sberciulâr   V. tr. 1. Togliere il berretto. 2. Colpire, percuotere col berretto. Dal latino tardo birrus = mantello col cappuccio.

Sbêrla Sf. 1. Schiaffo; botta. 2. Lezione. 3. Sconfitta.

Sberlâns    Sm. Lungo salto.

Sberlânsa   Sf. Altalena.

Sberlecâ   Agg. e Pp. Impomatato, lezioso. Dal latino parlato ligicare = leccare.

Sberlecâr    V. tr. Leccare in modo volgare.

Sberlecâs  V. rifl.   Impomatarsi, lisciarsi; profumarsi.

Sberlèf   Sm. Smorfia, sberleffo; scherno. Dall’antico tedesco lèffur = labbro [Bolelli].

Sberlucâr   V. intr. Fare qualcosa, ma senza eccessivo impegno, lavoricchiare.

Sberluciâda   Sf. Sbirciatina, spiata, occhiata.

Sberluciâr   V. intr. Sbirciare, guardare furtivamente.

Sberluciûn   Agg. Curiosone, ficcanaso.

Sberluscâr    V. intr. Albeggiare. Dal latino subter lucēre  (lucēre) = brillare. farsi chiaro. È l’attimo in cui compare la prima luce.

Sberlîr   V. intr. L’apparire delle primissime luci del mattino. Dal latino subter e lucēre = schiarirsi.

Sberlûn (In) Locuz. 1. Vedere tra chiaro e scuro, con pochissima luce; intravvedere.

Sbernâr  V. tr. Rompere, fracassare, demolire. Una ipotesi dice che deriva da hibèrnia, un antico mantello da donna, semplificato poi in bernia. Quindi significherebbe: guastare l’immagine, spersonalizare.

Sbêrne Sm. 1. Distruzione, danno. 2. Grande quantità.

Sbevaciâr    V. intr. Bere senza ritegno, ubriacarsi.

Sbiacâr V. tr. Imbiaccare, verniciare grossolanamente. Dal longobardo blaih = sbiadito. Meglio imbiacâr.

Sbiadî  Agg.  Sbiadito, stinto.

Sbiadîr V. intr. Scolorirsi, sbiadire; stingersi. Dall’aggettivo biavo = sbiadito.

Sbiadîs V. rifl.  Scolorirsi, sbiadire; stingersi.

Sbiancâ  Agg. e Pp. 1. Impallidito. 2. Esterrefatto. 3. Svenuto.

Sbiancâr 1  V. intr. 1. Impallidire, sbiancarsi. 2. Svenire.

Sbiancâr 2  V. tr. Tinteggiare (i muri). Da “bianco”, il colore maggiormente usato. Anticamente si usava il bianchèt, prodotto nei fornelli o fornaci, cuocendo il tufo (tûgh).

Sbianchî  Agg. e Pp. 1. Sbianchito. 2. Incanutito. 3. Impallidito.

Sbianchîr V. rifl.   Sbiancarsi; impallidire.

Sbianchîs  V. rifl.  Sbianchirsi; incanutire.

Sbiàvde  Agg. 1. Sbiadito; stinto. 2. Scolorito, scialbo. Da “biavo” = pallido, e questo dal provenzale blàu [Colonna].

Sbicerâda   Sf. Sbicchierata, baldoria, grande bevuta; sbornia.

Sbicerâr  V. intr. Fare baldoria, avvinazzarsi.

Sbielâr V. tr. e  intr. 1. Rompere le bielle di un motore. 2. Dare giù di testa; commettere un grave errore. Dal francese bielle.

Sbigulênt  Agg. Trasandato, disordinato (trasmette l’idea di qualcosa che pende, trattenuto a malapena).

Sbigutî  Agg. Meravigliato, sorpreso; esterrefatto.

Sbilanciâ  Agg. e Pp. 1. Sbilanciato. 2. In posizione precaria.

Sbilanciâr  V. tr.  Sbilanciare, rendere pericoloso.

Sbilanciâs  V. rifl. 1. Sbilanciarsi. 2. Propendere per una soluzione piuttosto che per l’altra; parteggiare.

Sbilênch  Agg. Sbilenco, sbilanciato, non sicuro; che cammina male. Dal latino bi[s] e dal franco link = sinistro.

Sbìr 1. Sm. Sbirro. 2. Agg. Sfrontato, spavaldo, furfante. 3. Persona al servizio di potenti. 4. Ragazzino o ragazzina vivace e impertinente. 5. Agente di polizia, carabiniere (gergo). Fâls cmé ’l pistôli d’i sbìr = falso come le pistole degli sbirri (perché erano abitualmente scariche). Birrus era un corpo di guardia con vestito rosso a servizio di una autorità.  Deriva dal greco pyrros = rosso fuoco.

Sbirciâr  V. tr.  Sbirciare, guardare di sottecchi. Curiosare. 

Sbirciûn Sm. Curiosone, spione, invadente.

Sbišarî  Agg. e Pp. Sbizzarrito, strano.

Sbiudâr V. tr. Pulire la stalla o i bovini dal loro sterco.

Sbiundîr V. tr. Ossigenare i capelli, tingere di biondo. Dal latino volgare blundus.

Sblìšga  Sf. 1. Scivolo (gioco). 2. Canala per far scivolare materiale dai piani alti fino a terra.  

Sblišgâr  V. intr. Scivolare. Il termine è da connettere col latino blœsus, balbuziente, chi non è sicuro nel camminare. Vedi Blisgâr.

Sblòch   Sm. 1. Sbloccaggio, riattivazione, rimessa in funzione. 2. Liberalizzazione. 3. Il venir meno di una sanzione.

Sblucâr V. tr. 1. Sbloccare, liberare. 2. Rimettere in funzione. 3. Togliere sanzioni; dissequestrare. Forma negativa del francese bloquer.

Sbòba   Sf. Sbobba, cibo scadente, stracotto, poltiglia.

Sbragâr V. tr. 1. Sbragare. 2. Infrangere, fracassare. 3. Schiantare. 4. Rompere, lacerare.

Sbragâs V. rifl.. 1. Rompersi, infrangersi. 2. Schiantarsi. 3. Morire. 4. Spaccarsi.

Sbrâgh Sm. Strappo, lacerazione, rottura. O S-ciarîn, n’aî pajûra, – cùst l’è un sbrâgh ch’al gh’é ’d natûra = o Chiarino, non abbiate paura questo è uno spacco che c’è per natura (diceva lei, cercando di sedurre il restio carbonaro).

Sbragherâr  V. intr. 1. Sfaccendare. 2. Impicciarsi di tutto. 3. Voler avere sempre ragione.

Sbràj   Sm. Urlo, grido. Dal latino volgare bragire. Dêgh un sbràj = dategli un urlo, chiamatelo. 

Sbrajadûr  Sm. Persona abituata a urlare.

Sbrajamênt  Sm. Chiasso, baccano, pianto, frastuono.

Sbrajâr  V. intr. 1. Sbraitare, urlare. 2. Fare chiasso, alzare la voce.

Sbrajûn  Sm. 1. Imbonitore. 2. Ambulante che richiama l’attenzione con urli convenzionali.

Sbranâr  V. tr. Uccidere, fare a pezzi.

Sbranâs V. rifl.   Sbranarsi, farsi del male reciprocamente.

Sbrancâr V. tr. Sciogliere il branco; separare. Composto da ex (fuori) e branco.

Sbrandèl   Sm. Brandello, frammento.

Sbrâns  Sm. Rami di alberi, ramificazioni di fiumi.

Sbrasâs V. intr. 1. Sbracciarsi; fare segnali. 2. Cercare l’attenzione.

Sbrescâr   V. tr. Togliere la cera dagli alveari.

Sbrinâr  V. tr. Sbrinare, disgelare. Dal latino pruina = brina.

Sbrindèl   Sm. 1. Straccio. 2. Avanzo. 3. Striscia di stoffa.

Sbrindlâ  Agg. 1. Stracciato, sbrindellato. 2. Disordinato. Dal termine “brandello”, derivato da “brano”, quindi pezzetto.

Sbrindlâr V. tr. Stracciare, fare a strisce.

Sbrinsài,    Sm.  Brandelli, strisce sfilacciate. Núvli a sbrinsài = nuvole che si sfilacciano.

Sbrisladûr  Sm. Chi sbriciola, chi frantuma.

Sbrislamênt  Sm. Grande quantità di briciole.

Sbrislâr  V. tr. 1. Sbriciolare, sminuzzare, frantumare. 2. Demolire. Da un arcaico italiano “bricia”, termine derivato da un settentrionale “brîsa” = vinaccia, e dal verbo tardo latino (VII secolo) brisare, calpestare, spremere [Colonna].

Sbrislûs  Agg. Oggetto facile a sbriciolarsi.

Sbrucadûra Sf. Sostituzione dei rami d’appoggio utilizzati per le viti o per certi ortaggi (fagioli, pomodori).

Sbrucâr V. tr. 1. Potare, togliere i rami superflui. 2. Sostituire i rami in appoggio ai brescài (rami secchi) perché invecchiati. Dal latino brocchus = sporgente.

Sbrudà-c Sm. Sbrodolamento, spruzzo.

Sbrudaciamênt Sm. Sbrodolamento.

Sbrudaciâr V. tr. Sporcare (di brodo o di acqua).

Sbrudaciâs V. rifl.  Sporcarsi di brodo, rovesciarsi cibi addosso.

Sbrudacîn Sm. Chi sbrodola per gioco o per dispetto.

Sbrudaciûn Sm. 1. Sbrodolone. 2. Chi si sporca facilmente.

Sbrùdghe  Agg. Lercio, sozzo (anche in senso morale).

Sbrudgûn  Agg. Sporco, lercio, disordinato e poco curato nell’aspetto.

Sbrudlâ  Agg. e Pp. Sbrodolato, sporco, macchiato.

Sbrudlâr  V. tr. Sporcare, sbrodolare.

Sbrudlênt  Agg. Trascurato, grossolano; sporco, sbrodolato.

Sbrudlûn Agg. Sbrodolone, trasandato.

Sbrujâr V. tr. 1. Sbrogliare, sbrigare. 2. Liberare; ripulire. 3. Risolvere.

Sbrujâs V. rifl.  1. Sbrigarsi, affrettarsi. 2. Disimpegnarsi.

Sbrúša  Sf. Azione di separare le pecore raggruppate all’ombra e mandarle al pascolo.

Sbraciâ  Agg. e Pp. Bruciacchiato, ustionato.

Sbrâr  V. tr. Sollecitare le pecore a rompere il crocchio (‘mbrúša).

Sbucâ  Agg. 1. Sboccato, sguaiato. 2. Volgare.

Sbucalâ  Agg. 1. Sboccato, sguaiato. 2. Sbrecciato, sbeccato. 

Sbucâr  V. tr. e intr. 1. Togliere l’abbocco alla bottiglia. 2. Comparire all’improvviso, sbucare.

Sbúch  Sm. 1. Sbocco, uscita. 2. Conclusione. Vìa sénsa sbúch = vicolo cieco.

Sbuciâr V. intr. Sbucciare (frutta o ortaggi). Dal latino medievale (XIV secolo) bucea = scorza medicinale.

Sbuciâs V. rifl.  Sbucciarsi, graffiarsi, farsi un’abrasione.

Sbuclâ  Agg. 1. Sboccato, sguaiato. 2. Sbrecciato, sbeccato.

Sbudlâ  Agg. e Pp. Sbudellato, scannato. Mal vestito, in disordine.

Sbudlâr V. tr. 1. Sbudellare. 2. Trafiggere. 3. Sventrare, ripulire dalle interiora un animale ucciso. Dal latino botellus, diminutivo di bòtulus = salsiccia. Êser tút a-šbudlâ = avere la camicia fuori dai pantaloni.

Sbudlâs V. rifl.. 1. Aggredirsi, sbudellarsi. 2. Urlare. 3. Ridere a crepapelle.

Sbú  Sm. 1. Sbuffo, sospiro di impazienza. 2. Stizza; reazione. 3. Rumore del motore in fase di partenza.

Sbùja Sf. Grande caldo, afa

Sbujacâr V. tr. Spargere il cemento sciolto fra i mattoni o le mattonelle messe a dimora. Dal termine dialettale bujàca, cemento sciolto che serve da legame e isolante tra i mattoni o le piastrelle di un pavimento.

Sbujênta Sf. Bollore; il momento in cui la minestra comincia a bollire.

Sbujentâ  Agg. e Pp. Sbollentato, sbollito, passato nell’acqua bollente; precotto.

Sbujentâr V. tr. Sbollentare, sbollire; far fare una prima bollitura. Dal latino bullire.

Sbùjre   V. intr. Sbollire; attenuarsi; calmarsi (riferito all’ira).

Sbulaciâ  Agg. 1. A chiazze (detto di terreno con una pratina in mezzo a un bosco). 2. Chiazzato, macchiato (detto di un abito o del mantello di animali). Dal latino volgare bullare.

Sbulugnâr V. tr. 1. Liquidare, spedire. 2. Rifilare, appioppare (un fastidio). Deriva dal fatto che a Bologna si vendevano ori falsi, per cui bisognava trattare in fretta per non essere presi dalle guardie [Devoto]. Non a caso si diceva: l’é ôr dal Giapûn, che a Bulùgna al dvênta utûn. / L’é l’ôr ad Bulùgna, ch’l’é rùs da la vergùgna = è oro del Giappone, che a Bologna diventa ottone. / È oro di Bologna, che arrossisce per la vergogna.

Sbulunâ Agg. e Pp. 1. Sbullonato, allentato. 2. Senza freni.

Sbulunâr V. tr. 1. Svitare; schiodare. 2. Togliere le sicurezze. Dal francese boulon = dado.

Sbunîr (raro) V. tr. Sbloccare, riattivare, liberare un condotto.

Sbúra   Sf. Sperma, eiaculazione.

Sburchetâr V. tr. Togliere le borchette; schiodare. Dal latino volgare broccula = borchia.

Sburfiûn  Sm. Rigonfiamento.

Sbûrla Sf. 1. Spintone, spinta. 2. Raccomandazione. Avêgh ad la sbûrla =  avere energia; avere alta gradazione (detto del vino). Vîn d’la sbûrla = vino ad alta gradazione.

Sburlâr V. tr. 1. Spingere, urtare. 2. Raccomandare.

Sburlûn Sm. 1. Spintone, urto. 2. Raccomandazione.

Sburlunâr V. tr. 1. Spintonare, urtare. 2. Provocare.

Sburnišâr  V. tr. Togliere le braci dal fuoco; smuovere le braci per riattizzare il fuoco.

Sbursâr V. tr. Sborsare, pagare; saldare.

Sbûš  Sm. Foratone, mattone forato.

Sbatâ Agg. Sforacchiato.

Sbušî  Agg. Forato, bucato; perforato. Dal latino volgare buca = apertura [Colonna].

Sbîr  V. tr. 1. Forare; sforacchiare. 2. Perforare. 3. Bucare una gomma. 4. Scavare. 5. Svuotare. Dal latino volgare buca [Devoto].

Sbušmâr  V. tr. Sbozzimare; togliere la bozzima. Dal greco apòzema = intruglio. La bozzima era un pastone ottenuto con la crusca e usato per ammorbidire l’ordito prima di tessere.

Sbutasâr V. tr. Aprire il bottaccio, fare defluire l’acqua dalla gora del mulino; provocare un allagamento. Dal termine butàs = gora, bacino del mulino.

Scàbia Sf. Scabbia, erpete, prurito. Dal latino volgare scabia, classico scabies.

Scàch 1. Sm. Scacco, smacco, momento difficile. 2. Sm. pl. Scacchi, gioco degli scacchi. Dal provenzale antico escac.

Scachèt  Sm. pl.Scacchetti”, arachidi, noccioline americane. Dal francese cacahouète.

Scaclâr V. tr. 1. Detto di animali: perder le feci senza controllo. Scaccolare. 2. Togliere i germogli superflui dalle piante.

Scaclâs  V. rifl.  Scaccolarsi, pulirsi il naso.

Scadaûn  Pron. Ognuno, ciascuno, ciascheduno. A scadaûn al so’ mistêr, a ognuno il suo mestiere.

Scadênsa Sf. Data fissata come termine. Regìster dal scadênsi = scadenziario. Andâr in scadênsa =  scadere, giungere al termine di pagamento.

Scadênt  Agg. Scadente, mediocre, di breve durata.

Scàder, Scàdre   V. intr. 1. Scadere, superare il termine. 2. Andare fuori corso (monete). Dal latino volgare excadere.

Scadnâr V. tr. 1. Liberare dalla catene. 2. Scatenare, innescare una rissa. 3. Percuotere con catene.

Scadû   Agg.  Scaduto, inutile; fuori tempo.

Scafâl   Sm. Scaffale, ripiano, mensola. Dal longobardo skaf = ripiano di legno.

Scagarasâ   Agg. 1. Sporco di sterco. 2. Malmesso, ammalato (in particolare detto di pulcini, uccelli, ecc.).

Scagàs   Sm. 1. Scarto. 2. Persona non cresciuta.

Scagasâr, Scagarasâr V. intr. Cacazzare, tipico delle mucche con diarrea. Dal latino cacare, defecare, imbrattare di sterco.

Scagasûn  Agg. e Sm. 1. Diarroico. 2. Persona timida, paurosa, incapace di prendere iniziative.

Scagòs Sm. 1. Scarto. 2. Persona non cresciuta.

Scâja Sf. 1. Scaglia, scheggia. 2. Squama. 3. Sgualdrina. 4. Cavèdano. 5. Spurgo di calore delle vacche. Dal gotico skàlja   = baccello. 

Scajèta   Sf. 1. Piccola scaglia, frammento di legno. 2. Presa di tabacco. Lungo il Tassobbio si usava di più la parola prêša: ‘na prêša d’ tabàch.

Scaiöla Sf. Scagliola, gesso per opere artistiche a intarsio.

Scajûn Sm. Scaglione, plotone, gruppo.

Scâla Sf. 1. Scala, scalone, scalèra, scaletto. 2. Mezzo per arrivare a un obbiettivo. 3. Scala musicale, pentagramma. Dal latino scalæ, a sua volta da scandere, = salire. Al mund l’è fàt a scâla = il mondo è fatto a scale.

Scalâmpia   Scala a tre piedi; scaletto. Tipo di scala usato per la potatura, la vendemmia o la raccolta di frutta.

Scaldabânch  Agg. Scaldabanchi, scolaro poco sveglio e senza interesse.

Scaldadîna Sf. 1. Scaldatina. 2. Sollecitazione al lavoro, rimprovero.

Scaldalèt   Sm. Scaldino; prete (intelaiatura di legno che sostiene lo scaldino).

Scaldamân 1. Sm. Scaldamano (cilindro di stoffa in cui s’infilano le mani per tenerle calde). 2. Scaldamani, tipo di gioco.

Scaldapê  Sm. Scaldapiedi, braciere particolare.

Scaldâr  V. tr. Scaldare, intiepidire; infervorare. Dal tardo latino excaldare.

Scaldâs V. rifl. 1. Scaldarsi. Infervorarsi. 2.  Arrabbiarsi.

Scaldîn   Sm. Scaldino, braciere.

Scalèt  Sm. Piccola scala con piede di sostegno. 

Scalfaròt   Sm. 1. Pedula, pianella, scalferotto, calza di lana di pecora. 2. Grosso bicchiere. Clùmb dai scalfaròt = piccione calzato.

Scalîn Sm. (raro) Gradino. Si usa più spesso pèca (=gradino), piöl, o pröl (piolo per scale da potare).

Scalmâna Sf. 1. Agitazione, mancanza di controllo. 2. Calura estiva che segue un temporale. 3. Vampata di calore.

Scalmanâ  Agg. Agitato, irrequieto, focoso.

Scalòt Sm. 1. Piccola scala (per la soffitta), scala di servizio. 2. Sottoscala, sgabuzzino.

Scalprûn Sm. Ramo strappato a mano, senza strumenti da taglio.

Scalsâr V. intr. Scalciare, ribellarsi (tipico degli animali).

Scalšarîn, Scaršarîn   Sm. 1. Fringuello, cardellino, scricciolo, uccello minuto. Dal latino volgare cardellus. Lo scricciolo viene anche detto “forasiepi”. 2. Persona minuta.

Scaltîn Sm. Piccola scala.

Scaltîna Sf. Scaletta, sgabello a più gradini.

Scalùgna    Sf. 1. Sfortuna, iella. 2. Scalogno (tipo di cipolla). Dal latino cepa Ascaloniæ = cipolla di Ascalòna (città della Palestina).

Scalugnâ  Agg. e Pp. Sfortunato, iellato.

Scàmbi   Sm. 1. Scambio, mercato. 2. Equivoco.

Scampâ  Agg. e Pp. 1. Sfuggito, scampato. 2. Vissuto, campato.

Scampanâ  Agg. Scampanato, svasato.

Scampanlâda  Sf. Scampanellata.

Scampanlâr 1. V. intr. Tintinnare, scampanellare. 2. Sm. Tintinnio, scampanellio.

Scampâr  V. intr. 1. Sopravvivere. Campare. Vivere, essere vivi. 2. Avere da mangiare. 3. Evitare, eludere un pericolo. Dal latino volgare ex + campare = uscire vivo dal campo di battaglia, sfuggire alla morte [Colonna]. Chî scâmpa un dì scâmpa un àn = chi campa un giorno campa un anno.

Scanadûr Sm. Stiletto per scannare il maiale. Vedi Burcàj.

Scanafòs  Sm. 1. Burrone, precipizio. 2. Carreggiata danneggiata dalle piogge.

Scanâr V. tr. Scannare, erodere, corrodere. L’àqua chêta la scàva la rîva = l’acqua cheta erode la sponda.

Scancelâr  V. tr.  Cancellare, eliminare.

Scancrâr  V. intr. 1. Scancherare. 2. Armeggiare intorno a qualcosa. 3. Imprecare.

Scandàj  Sm. 1. Scandaglio, assaggio. 2. Sondaggio.

Scandajâr  V. tr. 1. Scandagliare. 2. Sondare, indagare. Dal latino volgare scandaclum (da scandere = salire), strumento per misurare la profondità dell’acqua, scandaglio.

Scandališâr V. tr. Scandalizzare, dare cattivo esempio, provocare. Dal greco sckàndalon,  latino ecclesiastico scàndalum = impedimento, intralcio.

Scandalûš   Agg. Scandaloso, volgare.

Scandèla    Sf. Cereale della famiglia dell’orzo. Dal latino scàndala = spelta.

Scandiân  N. pr. Scandiano, comune alla base delle colline, vicino al Tresinaro, sulla strada che da Reggio raggiunge Sassuolo. Si riteneva che il nome indicasse un punto di partenza per un luogo di culto del dio Giano: scand[ere] Janum, salire a (l tempio di) Giano. In realtà sembra  che l’origine sia meno nobile: deriverebbe da Ex candiano. Candiano altro non è che il canneto, frequente nella zona per la presenza e a causa delle inondazioni del Tresinaro. Quindi Scandiano equivale Dal canneto, cioè terra recuperata dal canneto.

Scandianêš  Agg. Scandianese, abitante o territorio  di Scandiano.

Scàndle   Sm. Scandalo, cattivo esempio.

Scansâr V. tr. Scansare, evitare. Dal greco kàmptein = girare intorno, attraverso il latino campsare = doppiare una meta (ed evitarla per proseguire la corsa). La meta era il punto oltre il quale si doveva girare nelle gare al Circo Massimo

Scansìa   Sf. Scansia, credenza, scaffale. Dal veneziano scansìa.

Scanslâr V. tr. Cancellare, eliminare. Le cancellatura si fanno abrasando la parola errata oppure tracciandovi sopra tratti incrociati, simili ad un cancello.

Scantâ  Agg. Disincantato, sveglio, attivo.

Scantanàdri   Sm. Furbacchione, scaltro. Fâr al scantanàdri = fare il furbo.

Scantâr V. tr. 1. Sollecitare, aprire gli occhi a qualcuno. 2. Svegliare. Disincantare.

Scantunâr  V. intr. 1. Scantonare, cambiare discorso. 2. Prendere abbagli. 3. Evitare argomenti sgraditi.

Scanuciâr  V. tr. Togliere i canupoli dalla canapa. Si ponevano le “manelle” (manipolo) di canapa seccata al sole dopo la macerazione, su un cavalletto, poi si percuotevano con gli “spadoni” (spatoloni) fino a togliere tutta la parte legnosa.

Scapâ  Agg. e Pp. 1. Fuggito, scappato. 2. Sfuggito per sbaglio.

Scapâda Sf. Fugace visita a qualcuno o in qualche luogo.

Scapadûra Sf. 1. Scappatoia, via d’uscita, possibilità di fuga. 2. Ancora di salvezza. Bûš d’la scapadûra, = scappattoia. Come dire: salvarsi per il buco della serratura.

Scapamênt Sm. Tubo di scarico dei motori.

Scapâr V. intr. 1. Scappare, sfuggire. Evadere. Allontanarsi da casa. 2. Svignarsela. Dal latino volgare excappare. Si diceva anche: dâsla a gàmbi = darsela a gambe;  gàmbi in spàla = gambe in spalla.

Scapasûn, Scupasûn Sm. Scapaccione, schiaffone (sulla testa). Da caput = capo.

Scapestrâ Agg. Balordo, scapestrato, sciagurato. Da ex e capistrum = liberato dal capestro.

Scapîn  Sm. pl. Calzini di lana di pecora, con rinforzi in punta e al tallone.

Scapîn (In) Locuz. Camminare con le calze, senza le scarpe. Andâr in scapîn = camminare senza scarpe.

Scapinèla Sf. Soletta delle calze.

Scaplòt  Sm. Scappellotto, schiaffo in testa non molto pesante. Legato a scappellare =  togliere il cappello con la botta.

Scapús   Sm. Inciampo, urto coi piedi.

Scapusâr Sm. Inciampare, urtare coi piedi.

Scapusûn Sm. Inciampo, urto coi piedi.

Scâr V. tr. e V. intr. 1. Essiccare, seccare. 2. Asciugare, inaridire. 3. Atrofizzarsi. 4. Infastidire, importunare, dare fastidio. Dal latino siccare = asciugare.

Scarabò-c  Sm. 1. Disegno non curato, fatto male. 2. Scarabocchio. Dal francese escarbot = scarafaggio.

Scarabuciâr V. tr. Scarabocchiare; sporcare di colore; scrivere senza attenzione.

Scarâ-c   Sm. Sputo volgare, schifezza.

Scaraciâr V. intr. Sputare, espettorare senza rispetto.

Scarafâ-g Sm. Scarafaggio, scarabeo.

Scaravôlt Sm. 1. Ribaltamento, capovolgimento, tafferuglio. 2. Disordine. Stùmghe in scaravôlt =  stomaco in disordine.

Scaravultâr V. tr. 1. Rovesciare, capovolgere. 2. Mettere in disordine. L’ê drê scaravultâr la cà = sta mettendo sottosopra la casa.

Scarcagnâ Agg. e Pp. Sconnesso, scomposto, ridotto male.

Scarcalâda Sf. Risata scomposta e rumorosa.

Scarcalâr V. intr. Ridere rumorosamente, in modo scomposto.

Scardadûra Sf. Cardatura; azione del pettinare la lana.

Scardâs  Sm. Pettine per cardare.

Scardasài  Sm. Cardatore.

Scardasâr 1. Sm. Cardatore. 2. V. tr. Cardare la lana o la canapa. Vedi Scartaciâr.

Scardinâr, Scardnâr (Cast.) V. tr. 1. Togliere dal cardine, scardinare. 2. Divellere.

Scarfùla   Sf. Falda di cipolla, sfoglia di bulbo.

Scàrga   Sf. Scarica.

Scargabarîl  Sm. 1. Scaricabarili, irresponsabile, fifone. 2. Tipo di gioco.

Scargadûr Sm. Scaricatore, portatore.

Scargadûra Sf. Scaricatrice meccanica.

Scargâr V. tr. 1. Scaricare; liberare. 2. Mollare.

Scàrghe   1. Agg. Scarico, scaricato; liberato. 2. Sm. Tubo di scarico di impianti idrici. 3. Parte terminale della marmitta.

Scheriansâ  Agg. Screanzato, maleducato, rozzo.

Scariulâda Sf. Il contenuto di una carriola.

Scariulamênt Sm. Andirivieni di carriole.

Scariulânt Sm. e Agg. Scarriolante, operaio con carriola.

Scariulâr V. tr. Scariolare, trasferire, trasportare con la carriola.

Scarlatîna Sf. Scarlattina, malattia infantile. Dalle chiazze di colore scarlatto.

Scarmignâ  Agg. e Pp. Spettinato, scarmigliato.

Scarmignâr V. tr. 1. Spettinare. 2. Allargare la lana (raggrumata) dopo averla lavata. Dal latino tardo excarminiare = cardare, pettinare lana.

Scarnâ  Agg. e Pp. 1. Scarnificato. 2. Ripulito della carne, di un osso. 3. Persona magra, ridotta all’osso.

Scarnâr V. tr. 1. Ripulire le ossa dalla carne. 2. Scarnire. Scarnâr agli úngi = scarnificare le unghie incarnite.

Scarnasamênt Sm. Rumore di ferraglie, frastuono.

Scarnasâr 1. V. tr. Aprire un uscio. Togliere il catenaccio 2. Sfondare una porta. 3. V. intr. Lavorare rumorosamente. 4. Sferragliare (detto del treno).

Scârpa Sf. 1. Scarpa, calzatura. 2. Piede del muro. 3. Terrapieno. Dal germanico skarpa. Tgnîr al pè in dû scârpi = tenere il piede su due staffe, cioè essere ambiguo. 

Scarpâ Agg. e Pp. Dotato di calzature. Al sajîv a chi i’ dân al scârp? – A òmi e dùni ch’ a và a sciâr, – a chî ch’a stà ìnt i café, – ch’ va a putâna tút al dé, – a j’ impiegâ, ai studênt, – a tú-c chî ch’a n’ fà mai gnênt, ai studênt, a j’ impiegâ bên vestî e ben scarpâ! = sapete a chi danno le scarpe? Agli uomini e alle donne che vanno a sciare, a coloro che stanno tutto il giorno al bar e sperperano tutto il tempo, agli impiegati, agli studenti, a tutti quelli che non fanno niente, agli studenti, agli impiegati, ben vestiti e dotati di scarpe buone [Isaia Zanetti].

Scarpâda  1 Sf. Calcio, pedata.  2 Sf. Argine, dosso; riva. Dal gotico skrapa = sostegno.

Scarpasâr V. intr. Trascinare i piedi; fare rumore con le scarpe.

Scarpasûn Sm. Erbazzone, scarpazzone (tipo di torta salata, a base di erbe, cotta al forno).

Scarpèta   Sf. Scarpetta, piccola scarpa.

Scarpîna Sf. Scarpetta, piccola scarpa.

Scarpinâda Sf. Passeggiata, viaggetto.

Scarplâr   V. tr. Scalpellare. Dal latino tardo scalpellare

Scarpulîn Sm. 1. Calzolaio. 2. Artigiano inesperto. Sinonimi: Calsulâr, Scarpulîn, Savatâr.

Scarpûn Sm. 1. Scarpone, calzatura robusta per scalatori. 2. Uomo poco fine. 3. Calciatore maldestro.

Scârs Agg. 1. Scarso, mancante, non preciso (come peso o come tempo). 2. Tontarello; ritardato. Stâr scârs = non abbondare nella misura o nel peso.

Scaršadûr, Scaršadûra Sm. e Sf. Macchina per cardare lana o canapa.

Scaršâr  V. tr. Potare, ripulire; togliere i rami.

Scarsgnîr V. intr. Cigolare, scricchiolare, stridere. Scarsgnîr i dênt = digrignare i denti.

Scarsûn Sm. Racchetta per camminare sulla neve senza affondare [C. e B. Ricchi], ciaspole.

Scârt Sm. 1. Scarto, rifiuto. 2. Ometto. 3. Scarto al gioco. 4. Minorato. 5. Scatto improvviso, deviazione per evitare qualcuno o qualcosa. Dal francese écarter = scostare. Scârt ad lêva = riformato. Druvâr i scârt = utilizzare gli scarti, i rifiuti.

Scartâ Agg. e Pp. 1. Scartato, rifiutato. 2. Liberato dall’involucro.

Scartablâr, Scartabiliâr V. tr. Scartabellare, guardare o leggere superficialmente.

Scartà-c,   Sm. Scardasso (pettini per cardare lana o canapa).

Scartaciâr, Scartasâr   V. tr. Cardare lana o canapa. Inizialmente la cardatura si faceva con i cardi usati come pettine. Dal latino volgare cardjare = cardare.

 

Scartafàs   Sm. 1. Scartafaccio. 2. Insieme di carte; plico burocratico. 3. Copione. 4. Insieme di carte inutili. Peggiorativo del termine scartoffia.

Scartâr V. tr. 1. Scartare, evitare, rifiutare. 2. Spacchettare; togliere la carta. 3. Non ammettere alla leva. 4. Dribblare, superare l’avversario. 5. Calare una carta.

Scartâs V. rifl. Tirarsi fuori, mettersi da parte.

Scartîn Sm. 1. Minuto, che cresce poco. 2. Chi non supera la visita di leva. Chî ch’n’è bûn pr’al re / al n’é bûn gnân per la regîna = chi non è idoneo per servire il re (perché scartato alla visita militare), / non lo è neppure per la regina (della casa).

Scartîna Sf. Nel gioco delle carte indica una carta senza valore. Viene chiamata anche flènga.

Scartò-c  Sm. 1. Cartoccio, plico. 2. Manciata di foglie di granturco. 3. L’involucro della pannocchia. Dal latino charta, quindi carta ripiegata, avvolta. A vâl pu’ ’l scartò-c che ’l pèvre, costa più l’involucro del pepe (contenuto).

Scartuciâr V. tr. 1. Togliere le foglie alle pannocchie. 2. Stropicciare carta.

Scartucîn  Sm  1. Piccolo involucro di carta utilizzato come contenitore. 2. Sfogliatura del granturco (rito corale nel borgo, con le schermaglie tra i giovani e il clima di festa per il raccolto).

ScaruAgg. Spettinato, disordinato.

Scaru   Agg. e Pp. 1. Arato male (smosso dalle talpe). 2. Lavorato male (detto del terreno). 3. Inciso, rigato.

Scarugâda Sf. Dissodamento eseguito male.

Scarugâr V. tr. 1. Arare male e superficialmente il terreno. 2. Irritare la pelle. Dal latino ruga = grinza. Scarugâr i dênt = ripulire malamente i denti. Scarugâr la tèra = vangare o arare la terra in modo leggero.

Scarùgna   Sf. Sfortuna, iella.

Scarugnâ  Agg. Sfortunato, iellato.

Scarusâ  Agg. e Pp. Scarrozzato, trasportato.

Scarusâda Sf. Carico, quantità portata con un carro.

Scarusâr V. tr. 1. Trasportare, trasferire merce. 2. Portare gente sui propri mezzi di trasporto.

Scarvacî, Schervacî,    Agg. e Pp. Parzialmente aperto, socchiuso.

Scàs  Sm. 1. Scasso, scavo. 2. Rottura volontaria di serramenti, mobili, casseforti, frequente in tentativi di furto. Dal latino exquatere. Piöd da scàs = aratro da scasso. Fâr i scàs = dissodare in profondità un terreno incolto per bonificarlo.

Scasâ   Agg. e Pp. Scassato, scavato.

Scasâr V. tr. 1. Scassare, dissodare in profondità. 2. Infrangere muri o serramenta. Quando si trattava di trasformare un bosco in campo coltivabile si usava l’espressione guastâr un bòsch.

Scašâr V. intr. 1. Cambiare casa. 2. Essere sfrattati. Fusione di ex = fuori, e casa.

Scasutâda Sf. Rissa, lite con percosse.

Scasutâr V. tr. e V. intr. Prendere a pugni, scazzottare; provocare una rissa.

Scasutâs V. rifl.. Litigare, prendersi a pugni.

Scàt Sm. 1. Scatto, velocità; rumore di una molla. 2. Battito dell’orologio. 3. Ripresa fotografica. 4. Improvvisa accelerazione (termine sportivo).

Scatâr V. tr. e V. intr. 1. Reagire con rapidità; ubbidire all’istante. 2. Scattare, non riuscire a controllarsi. 3. Reagire (di una molla). 4. Ripresa fotografica. Dal latino volgare excaptare.

Scatarâr V. intr. Espettorare, liberarsi del catarro.

Scàtla   Sf. 1. Scatola. 2. Barattolo. Dal franco kàsto.

Scatlâr 1. V. tr. Confezionare, mettere nella scatola. 2. Sm. Venditore o produttore di scatole.

Scatlîna Sf. Cofanetto, scatola piccola e graziosa.

Scatlôt  Sm. Barattolo.

Scatlûn Sm. Scatolone, cartone.

Scatulèta   Sf. 1. Piccola scatola. 2. Cibo confezionato dentro un piccolo contenitore (tonno, carne, pietanze).

Scâv Sm. 1. Scavo, fossato, canale. 2. Incassatura, cavità. Tèra da scâv = terra estratta da uno scavo. Srâr al scâv = colmare lo scavo di fondazione.

Scavâ  Agg. e Pp. 1. Scavato, concavo. 2. Infossato. 3. Arato, dissodato.

Scavadûr, Scavadûra Sm. e Sf. Scavatrice meccanica, ruspa.

Scavadûra Sf. 1. L’azione di scavare. 2. Il materiale estratto scavando.

Scavagnâ  Agg. e Pp. 1. Deformato. 2. Malridotto.

Scavagnâsla V. intr. Cavarsela, essere fortunati; trovare una soluzione tollerabile.

Scavalcâr, Scavarcâr V. tr. 1. Superare, scavalcare; oltrepassare. 2. Anticipare, precedere. Dal latino tardo caballicare.

Scavalcâda 1. Agg. Superata, oltrepassata. 2. Sf. Sgroppata, corsa non competitiva.

Scavâr V. tr. Scavare, incavare. Dal latino excavare = scavare.

Scavasâr V. tr. Tagliare, rompere rami agli olmi o agli oppi usati come sostegno del filare.

Scavdagnâr  V. tr. 1. Lavorare approssimativamente l’inizio e la fine del solco. 2. Lasciare una parte di terreno lavorata male (cavdàgna).

Scavercê  Sm. pl. Trampoli; supporti.

Scaveriulâr   V. intr. 1. Fare le capriole. 2. Cadere, ruzzolare.

Scavès   Sm. Scavezzacollo, lazzarone.

Scavesacòl   Sm. Scavezzacollo, lazzarone. .

Scaviciâr V. tr. Togliere il cavicchio di fermo alle ruote o al timone del carro.

Scaviciâsla V. rifl. Cavarsela, togliersi d’impaccio; sopravvivere.

Scavrunâr  V. intr. Correre. giocare, saltare (riferito ai bambini).

Scavsâ   Agg. e Pp. Scavezzato, fiaccato.

Scavsâr V. tr. 1. Rompere i rami. 2. Fiaccare. 3. Vincere la resistenza. Da scapezzare, togliere la cima. Si potavano così gli olmi o gli oppi dei filari sostegno delle tirelle delle viti. Togliere il cavàs, significava eliminare un ramo inutilizzabile perché secco o inutile.

S-cèl  Sm. Secchio. Dal latino sìtula = Secchia. Sinonimi: Caldarîn, c.

Scêna  Sf. Scena, spettacolo, sceneggiata. Dal greco skenè, in latino scæna.

S-centrâ  Agg. e Pp. 1. Difettoso, fuori centro. 2. Ovalizzato; deformato. 3. Pazzoide; squilibrato (detto di persona).

S-centrâr V. tr. 1. Sbilanciare, deformare. 2. Rompere il perno di un meccanismo.

S-cersâr  V. tr. Togliere i cerchi ( botte,  ruota).

S-cèt Agg. 1. Schietto, leale, sincero. 2. Lucido, puro. Dal gotico slaihts = di poco conto. Ad lâna s-cèta = di pura lana vergine.

Scgnùsre   V. tr. 1. Disconoscere, rifiutare. 2. Non ammettere.

Scgnusû   Agg. e Pp. Sconosciuto, ignoto.

Schêda Sf. 1. Scheda, breve appunto. 2. Modulo per varie funzioni (elettorale, anagrafica). Dal greco skède, in latino scheda.

Schedâr V. tr. 1. Schedare, fare un elenco, annotare.

Schedàri   Sm. Schedario, contenitore per schede.

Schedîna Sf. Schedina, modulo per giocare a Totocalcio o lotterie.

Schègia   Sf. Scheggia, frammento. Dal greco skìdion (derivato dal verbo skìzo, io spacco), che in latino diventa schidia.

Schegiâ   Agg. e Pp. Sbrecciatocheggiato, screpolato.

Schegiâr  V. tr. Scheggiare, sbeccare, incrinare.

Schêlter, Schêltre  Sm. 1. Scheletro; insieme di ossa. 2. Armatura edile. 3. Struttura portante di un edificio. Dal greco skèletos = disseccato.

Schêma Sm. 1. Schema. 2. Progetto, grafico. 3. Idea guida. 4. Illustrazione. Dal latino schema.

Schêna  Sf. 1. Schiena, dorso, posteriore. 2. Groppa, groppone. Dal longobardo skëna. Schêna d’ âši = dosso, rialzo al centro della strada. Fîl ’d la schêna = spina dorsale.

Scherdênt  Agg. Disobbediente, intrattabile. 

Scherflûn Sm. Guscio di castagna senza polpa. Nel riccio viene compresso fino a diventare una specie di cappello per la castagna vicina.

Scheriânsa  Sf.  Maleducazione, grettezza.

Schêrma Sf. Scherma, gara ad armi bianche.

Schermîr V. intr. Rabbrividire, avere i brividi.

Schermîs V. rifl.  1. Schermirsi. 2. Declinare gli elogi.

Schernebiâr V. intr. Spiovere, piovigginare (tipico della nebbia).

Schernîr V. tr. Schernire, offendere, ridicolizzare. Dal franco skernjan = burlare.

ScherpèSm. Scalpello, sgorbia. Dal latino scalprum, diminutivo scalpellum = scalpello.

Scherpiûn, Scurpiûn Sm. 1. Scorpione. Dal greco skorpios con uguale significato. 2. Persona cattiva.

Scherplâr  V. tr. Scalpellare. Dal latino tardo scalpellare.

Scherplîn   Sm. 1. Piccolo scalpello. 2. Scalpellino. Chi lavora i sassi, picchiatore, bulinatore.

Scherplîr   V. tr. Strappare un ramo, incidere. Dal latino excèrpere = strappare. Al tàja ch’l’arabìsa – cùl ch’a n’ tàja al le scherplìsa = taglia che sembra una furia:  ciò che non taglia lo strappa.

Schêrs Sm. 1. Scherzo, burla, tiro mancino. 2. Opera imperfetta. Schêrs ad mân – schêrs da vilân = scherzo di mano, scherzo da villano. Schêrs ad natûra = persona deforme. Schers da prêt = scherzo pesante.

Schersâr  V. intr. 1. Scherzare, giocare. 2. Burlare; trastullarsi. Dal longobardo skerzan = scherzare.

Schervacî, Scarvacî   Agg. e Pp. Parzialmente aperto, socchiuso.

Schervadûra   Sf. Capitozzatura di un albero. 

Schervâr   V. tr. Scapitozzare. Dal latino excèrpere = strappare = potare, tagliare rami, anche grossi.

Schiâv Agg. 1. Schiavo. 2. Sottomesso. 3. Privo di libertà; servitore. Dal latino medievale slavus = slavo, ma anche prigioniero.

Schiavitú   Sf. Schiavitù; dipendenza totale.

Schienâl, Schenâl  Sm. Schienale.

Schifèsa  Sf. Schifezza, cosa o gesto ripugnante. Dal franco skiuhjan, passato al francese antico con eschif.

Schîfo  Sm. Schifo, ribrezzo. Vedi Schîva.

Schifûš  Agg. Schifoso, ripugnante.

Schincâda   Sf. Botta negli stinchi.

Schînch   Sm. Stinco.

Schìs 1. Agg. Schiacciato. 2. Ammaccato. 3. Rannicchiato, nascosto. 4. Sottomesso, soggiogato. 5. Mogio, scoraggiato. 6. Sm. Schizzo, abbozzo.

Schisanûš  Sm. Schiaccianoci.

Schisapatâd Sm. Schiacciapatate.

Schisâr  V. tr. 1. Schiacciare, percuotere, spremere (frutti), rompere, frantumare. 2. V. intr. Schizzare, sprizzare. Schisâr al nûš = rompere le noci.

Schisâs  V. rifl.. Schiacciarsi, farsi male.

Schîv Agg. Schivo, timido.

Schîva Sf. Schifo, ripugnanza. Dal franco skihujan, attraverso il francese eschif.  Fâr schîva = fare schifo, essere detestabile.

Schivâ Agg. e Pp. Evitato, superato.

Schivâr V. tr. Evitare, schivare, non incontrare.

S-ciâda Sf. 1. Secchiata, quantità contenuta in un secchio. 2. Botta inferta col secchio.

S-ciàf  1. Sm. Schiaffo, manrovescio. Sinonimi: S-ciafûn, S-ciaftîn. 2. Sm. pl. Corregge per il giogo. Erano le cinghie applicate alle corna dei buoi che, tramite una catena collegata alla punta del timone, permettevano di frenare in discesa.

S-ciaftîn Sm. Piccolo schiaffo.

S-ciafûn Sm. Manrovescio, schiaffone. Stablîr un s-ciafûn = mollare un solenne ceffone. Il rumore ricorda una cazzuolata di malta sbattuta contro il muro da intonacare.

S-ciafunâr  V. tr. 1. Prendere a schiaffi, percuotere. 2. Umiliare.

S-ciancâr V. tr. Staccare, svellere, strappare, lacerare.

S-ciancâs V. rifl. Spezzarsi, rompersi, lacerarsi. S-ciancâs in mèš da la fadîga = spezzarsi in due dalla fatica.

S-ciânch Agg. Lacero, liso, strappato.

S-cianchîn  Sm. Racimolo d’uva, parte del grappolo.

S-ciâncle,  S-cianclîn  Sm. Racimolo d’uva, del grappolo.

S-ciào  Locuz. Addio, ciao, arrivederci; basta così. Dal veneziano s-ciavo, forma di cortesia e sudditanza, equivalente a:  schiavo (suo). Usata come saluto e come conclusione di un discorso.

S-ciàpa   Sf. 1. Schiappa; scaglia di tronco di legno. 2. Persona imbranata, poco capace. 3. Metà maiale. ’Na s-ciàpa ’d pûrsel = mezzo maiale.

S-ciapâda 1. Agg. Spaccata, divisa. 2. Sf. Crepa, fessura. 3. Spacco della gonna. Sciapâda dal brâghi = fessa, patta dei pantaloni.

S-ciapâr V. tr. Spaccare, dividere in due o più parti. Dal longobardo sphhan = fendere. S-ciapâr in dû = spaccare a metà.

S-ciaparèla, S-ciapèla Sf. Fetta di mela essiccata (si teneva in bocca per produrre saliva). Dette anche flìpi.

S-ciapûn Sm. Grossa parte di tronco da ardere, spaccato per il lungo (utilizzato in prevalenza per essiccare le castagne o per fare il carbone).

S-ciapunâr V. tr. 1. Sbottonare, sbottonarsi. Dal termine dialettale ciapûn = fermaglio. Non si tratta di bottoni comuni, con asola, ma dei cosiddetti automatici, coppia di maschio e femmina, che si sganciano a strappo. 2. Spaccare pezzi di tronco per il lungo.

S-ciapunâs V. rifl.  Sbottonarsi.

S-ciâr  Sm. 1. Secchiaio, luogo per i secchi. 2. Costruttore o venditore di secchi.

S-ciarî  Agg. e Pp. 1. Schiarito, spiegato; illuminato. 2. Sfoltito; ripulito.

S-ciarìa   Sf. Salvia sclarea, erba dal profumo forte, usata un tempo come profumo e antitarmico negli armadi.

S-ciarîda  Sf. 1. Schiarita (detto del tempo che torna al bello, dell’acqua che torna chiara e di una situazione che si risolve). 2. Spiazzo, radura.

S-ciarîr 1. V. intr. 1. Schiarire, illuminare; fare luce. 2. V. tr. Togliere piante di troppo; sfoltire.

S-ciarîs  V. rifl. 1. Rasserenarsi (riferito al tempo). 2. Albeggiare (riferito al giorno). 3. Schiarirsi, spiegarsi, chiarirsi, togliere equivoci (riferito a persone).

S-ciarlòch  Sm. Frastuono prodotto da oggetti metallici.

Sciârpa Sf. Sciarpa, stola. Dal franco skërpa = (bandoliera), poi dal francese écharpe.

Sciàtica  Sf. Sciatica, lombaggine, infiammazione al nervo sciatico. Dal latino classico ischiadicus, latino tardo sciaticus.

S-ciâva, S-ciavûn   Sm. e Sf. Tipo di vitigno.

S-ciavâr V. tr. 1. Schiavare. 2. Aprire. 3. Sbloccare. Contrario di ciavâr = chiudere a chiave.

S-ciavaröl Sm. 1. Piolo delle sedie. 2. Perno. 3. Cavicchio per bloccare le ruote dei carri o la catena (s-ciàf). Il piolo delle sedie era detto pröl, e quello della catena caviciöl.

S-ciflâr   V. intr. Fischiettare. Dal latino volgare sufolare, classico sibilare. Dal veneto cìfolo (sìfolo) = fischietto, più usato fis-ciâr.   Fis-ciâr adrê = disapprovare fischiando.

S-cìfle Sm. Fischio, richiamo.

S-cîn Sm. Secchiello.

S-ciòch Sm. Schiocco, rumore di frusta o di dita. Dal sostantivo gallico clòcca = ciò che batte, cioè campana (in francese cloche). I virtuosi del gioco con le fruste, in Romagna si chiamano s-ciucaréin.

Sciôlta Sf. Diarrea.

S-ciòp   Sm. Schioppo, fucile. Dal latino volgare scloppus, voce onomatopeica. S-ciòp a bachèta = fucile ad avancarica. S-ciòp a retrocàrica, con cartucce. S-ciòp a ripetisiûn, con caricatore. Un tîr da s-ciòp = distanza relativamente breve. S-ciòp a dû càni = doppietta.

S-ciòpla, Sfiòpla   Sf. Vescica della pelle (per l’uso prolungato di utensili ruvidi o da scarpe troppo strette). S-ciòpli ai pê =  vesciche ai piedi.

S-ciucâr V. tr. Schioccare, fare un rumore secco. S-ciucâr i dênt = digrignare i denti. S-ciucâr i dî = fare schioccare le articolazioni delle dita.

S-ciùdghe  Agg. Stantio, appassito; molliccio.

S-ciuldâ Agg. 1. Liberato dai chiodi, aperto. 2. Rotto, insicuro.

S-ciuldâr V. tr. Schiodare, aprire, sballare; sbloccare.

S-ciúma   Sf. 1. Schiuma; effervescenza. 2. Bava. 3. Sudore. Dal franco skum, con lo stesso significato. Al cavàl al gh’à la s-ciúma = il cavallo ha la bava, è sudato.

S-ciumadûra  Sf. Il gesto di togliere la schiuma.

S-ciumâr V. intr. e V. tr. 1. Fare la schiuma. 2. Togliere la schiuma.

S-ciumaröla Sf. Mestolo forato, schiumarola.

S-ciumîn  Sm. Ramaiolo, schiumino.

S-ciuš Agg. Che produce schiuma.

S-ciûn Sm. 1. Grosso secchio. 2. Mastello.

S-ciupâr V. intr. Scoppiare, crepare. Dal latino volgare slopus, e questo da scloppus = scoppio.  Fâr s-ciupâr = fare morire.

S-ciupèt, S-ciupèta Sm. e Sf. Fucile a una sola canna, di piccolo calibro. Era anche detto Flòbert.

S-ciuplâ Agg. e Pp. Scoppiato (detto delle vesciche).

S-ciuplâr V. intr. 1. Il perforarsi delle vescichette. 2. Scoppiettare, sfricolare (delle scintille).

S-ciuplîna Sf. Vescichetta.

S-ciuptâda Sf. Sparo, colpo di fucile.  

S-ciuptîn Sm. Piccolo fucile, giocattolo.

Scleròtich   Agg. Sclerotico, nervoso.

Sclurî Agg. 1. Impallidito, sbiancato (riferito a persona). 2. Scolorito, sbiadito, che ha perso il tono originale (riferito a cosa).

Sclurîr V. intr. 1. Scolorire, impallidire. 2. Stingere, perdere la vivacità dei colori.

Scmênt  Agg. Sgomento, perplesso, avvilito.

Scmentimênt   Sm. Avvilimento, fastidio.

Scmentîr  V. tr. 1. Sgomentare, addolorare. 2. Avvilire, demoralizzare. 3. Rendere perplessi, dare fastidio. Dal latino tardo ex-commentari (da commentari, riflettere, e ex, sottrattivo), essere titubante. I’ sûn scmênt = sono avvilito.

Scmentîs   V. rifl.. Sgomentarsi. Rassegnarsi al peggio. Avvilirsi, demoralizzarsi.

Scòca   Sf. Scocca di auto o aereo. Dal longobardo skokka [Battaglia].

Scöder   Scödre V. intr. Lo schiudersi dell’uovo. Dal latino excludere = dischiudersi.

Scöla  Sf. 1. Scuola, istruzione. 2. Edificio scolastico. 3. Guida morale. Dal greco skolè, attraverso il latino schola.

Scòli   Sm. Scoglio; ostacolo. Dal greco skòpelos, in latino scop[u]lus = scoglio.

Scöli   Sf. pl. Scuole, studi. Con questo termine di solito si indicano le scuole oltre le elementari. Vedi Scöla.

Scòmde Agg. 1. Scomodo, disagevole. 2. Fuori mano.

Scòmio Sm. Buona uscita, escomio, licenziamento. Dal latino volgare ex-commeatare = congedare. Accadeva quando il colono veniva allontanato dal podere.

Scópa, Scùpa Sf. Scopa,  come gio­co di carte. Per la scopa si dice Scúa.

Scòpi   Sm. Scoppio, botto, sparo, boato. Dal latino volgare scoplus, a sua volta da scloppus.

Scôrsa Sf. 1. Scorza, buccia. 2. Corteccia. 3. Pelle ruvida. Dal latino classico scortea, che nel volgare diventa scortja. I’ gh’ho fàt la scôrsa = mi ci sono abituato. Al gh’à la scôrsa dûra = è duro da convincere; sta male ma non si arrende al dolore, non muore.

Scôrta Sf. 1. Scorta, guardia del corpo. 2. Scorta, riserva, magazzino. Tgnîr da scôrta = tenere da parte. Fâr la scorta = scortare, cercare provviste.

Scôs  1 Sm. Coccio, rottame, terracotta.

Scòs   2  Agg. e Pp. 1. Scosso, emozionato. 2. Dischiuso, nato (di pulcini).

Scôš Sm. 1. Sacca ricavata con il grembiule o la sottana. 2. Ventre.

Scòsa   Sf. 1. Scossa, urto; sveglia. 2. Scarica elettrica. Dal latino excussus, da excutere = scuotere.

Scòt 1. Sm. Scotto, errore, sbaglio; multa. Dal franco skot = tassa. 2. Agg. Scotto, troppo cotto. Dal latino excoctus = stracotto.

Scòtta Sf. (Cervarezza, Ramiseto) Siero, ciò che resta del latte dopo avere tolta la ricotta. Dal latino excoctus, = stracotto.

Scràcia (Casteln.) Sf. “Aspettativa, anche inconfessata, di qualcosa che si vorrebbe avere” [Cagni]. Andâr in scrâcia = scroccare.

Scràna Sf. Seggiola, scranna. Dal longobardo skranna, = panca.  Andâr in scrâna = andarsi a sedere (in presenza della futura suocera, rituale del fidanzamento d’altri tempi).

Scranài   Sm. Costruttore di sedie.

Scranâr Sm. Commerciante di seggiole.

Scranîn, Scranîna Sm. e Sf. 1. Seggiolino, seggiolina. 2. Sedile, supporto. Fâr al scranîn = giocare a fare il seggiolino.

Scranûn Sm. Seggiolone, poltrona, trono. Nella tradizione era riservato al Rešdûr, al capofamiglia. Ve ne era un modello per gli ammalati non autosufficienti, detto La còmda.

Screânsa Sf. Maleducazione, grettezza.

Screansâ  Agg. Maleducato.  sfacciato, rozzo, strafatto, maldestro.

Screditâr V. tr. 1. Screditare. 2. Mettere in cattiva luce una persona.

Scremadûr Sm. Addetto alla scrematura.

Scremadûra Sf. Macchina scrematrice.

Scremadûra Sf. Scrematura.

Scremâr V. tr. Togliere la crema, togliere la panna dal latte. Dal latino tardo crama = crema.

Scricâr   V. tr. 1. Accendere un fiammifero, un accendino. 2. Girare l’interruttore.

Scriclâr V. tr. Togliere la sporcizia.

Scriclâs  V. rifl.  Ripulirsi, lavarsi.

Scrign  Sm. 1. Scrigno, cofanetto portavalori. Dal latino scrinium = cassetta. 2. Cassone per farine. È una grossa cassa, simile a un comò, con apertura dall’alto, al cui interno potevano esserci due o tre scomparti, per diversi tipi di farina.

Scrisiûn Sf. 1. Iscrizione, dicitura. 2. Lapide.

Scrìt   1. Agg. e Pp. Scritto, reso pubblico; trascritto. 2. Sm. Scritto, stampato; testo, documento, missiva, scrittura. Scrìt a màchina = dattiloscritto. Scrìt a mân = manoscritto.

Scrìta   Sf. 1. Iscrizione. 2. Frase pubblicitaria. 3. Scritto, stampato. 4. Documento. 5. Testo. 6. Missiva, scrittura.

Scritòj Sm. Scrivania, scrittoio.

Scritûra Sf. 1. Calligrafia, modo di scrivere. 2. Documento notarile. In bèla scritûra = in bella calligrafia.

Scriturâl Sm. Scrivano, copista.

Scrivân  Sm. Scrivano, copista, impiegato.

Scrivanìa   Sf. Scrivania, tavolo per scrivere.

Scrìver, Scrìvre V. tr. 1. Scrivere, aver corrispondenza. 2. Citare a mezzo lettera. 3. Fare componimenti letterari. Dal latino scrìbere.

Scrìvse   V. rifl.. Scriversi, tenere corrispondenza.

Scròch Sm. 1. Frusta. 2. Fermo per la ghiera dentata del ”mulinello” del biroccio. 3. Serratura automatica, a molla. 4. Scatto della molla di armi o serrature. 5. Crocchiare (delle dita); rumore.  Un scròch = un giro di chiave. Scròch d’ la lûš = interruttore. Curtèl a scròch = coltello a serramanico. 6. Avv. A scrocco, gratis.

Scrôfa Sf. Maiale femmina. È più usato tröja.

Scrucâr   V. tr. 1. Accendere un fiammifero, un accendino. 2. Girare l’interruttore. 3. V. tr. Scroccare, ottenere gratis, elemosinare. 4.  V. intr. Lo scattare (della molla). 5. Fare rumore (prodotto dalle dita)

Scrôs   Sm. Scroscio, acquazzone.

Scröver, Scrövre V. tr. Scoprire, mettere all’aperto, inventare.

Scrucûn Agg. 1. Scroccone, pitocco. 2. Opportunista.

Scrúfla   Sf. Forfora.

Scruflûš   Agg. Scrofoloso, pieno di forfora. Pêla scruflûša = pelle che si desquama.

Scrulâda Sf. 1. Scossone. 2. Scrollata (agli alberi per fare cadere la frutta matura). 3. Sollecitazione nei riguardi di una persona (per scuoterla dal torpore o dalla rassegnazione).

Scruladîna Sf. Scrollatina.

Scrulamênt Sm. Scrollone prolungato.

Scrulâr V. tr. 1. Scrollare. 2. Scuotere, agitare.

Scrulâs V. rifl.  1. Scrollarsi, agitarsi, levarsi di dosso. 2. Liberarsi.

Scrulòt  Sm. 1. Urto, scrollata. 2. Sollecitazione.

Scrulûn  Sm. Scrollone, strattone.

Scrúpel  Sm. Scrupolo, fastidio morale. Dal latino scrupulus = sassolino.

Scruplûš   Agg. 1. Scrupoloso. 2. Diligente. 3. Indeciso.

Scrušâ  Agg. e Pp. Scrociato, rovinato nella schiena. Da croce, definizione popolare del fondo della schiena, l’osso sacro, facile da lussare nelle cadute.

Scrušâr  V. tr. 1. Sfasciare, rompere. 2. Dilapidare. Scrušâr di sôld = dilapidare il denaro.

Scrušâs  V. rifl. Scrociarsi, rompersi la schiena.

Scrutadûr Sm. Scrutatore, addetto ai seggi elettorali o a mansioni simili.

Scrutâr  V. tr. Scrutinare le schede, controllare. Dal latino scrutari = frugare, rovistare.

Scrutinadûr Sm. Addetto allo scrutinio.

Scrutinâr V. tr. Scrutinare le schede, controllare.

Scrutìni   Sm. Scrutinio.

Scùa    Sf. Scopa, ramazza. Dal latino scopæ = scopa.

Scuaciâr   V. tr.  Scoprire, scoperchiare.

Scuâda, Scuvâda Sf. 1. Colpo di ramazza. 2. Colpo di coda di animale.

Scucâr  V. intr.  Scoccare una freccia, un giavellotto. Da “cocca”.

Scucâr  V. tr. 1. Sbeccare, ammaccare. 2. Rompere la vernice o lo smalto al vasellame.

Scûd  Sm. 1. Scudo, protezione. 2. Moneta d’argento del valore di cinque lire in corso in Italia prima della seconda guerra. Il nome deriva dallo scudo (stemma) del sovrano regnante inciso sulla moneta. È però sopravvissuto il significato di tale moneta fino al tardo Novecento. Dal latino scutum.  Ciapâr un scûd pr’andâr a òvra = essere pagato con uno scudo (5 lire) per una giornata di lavoro.

Scudèla   Sf. Tazza, scodella. Da scutella = tazza, coppa. 

Scuderìa   Sf. Scuderia, stalla per cavalli. Luogo ove lavora lo scudiero.

Scudèt   Sm. Scudetto (simbolo applicato alla divisa della squadra vincitrice di un campionato).

Scudgâ  Agg. e Pp. 1. Scotennato, scorticato. 2. Pelato. 3. Arato male.

Scudgâr V. tr. 1. Scotennare, scorticare. 2. Pelare.

Scudìs  Sm. 1. Scudiscio, frustino. 2. Strumento per pelare i vimini. Dal latino scutica = staffile, scudiscio.

Scudlâda 1. Agg. e Pp. Scodellata, versata nella scodella. 2. Detta in faccia. 3. Sf. Quantità contenuta in una scodella.

Scudlâr V. tr. 1. Mettere il cibo nella scodella. 2. Dire in faccia la verità o la propria opinione.

Scudlîna Sf. Scodellina, tazzina (anche come quantità).

Scudlòt Sm. 1. Scodellina. 2. Barattolo di legno o di metallo (che era anche l’unità di misura del grano dato in elemosina ai questuanti).

Scudlûn Sm. Grossa tazza.

Scudrunâs V. rifl. Cadere rovinosamente, rompersi le ossa.

Scuerciâr V. tr. Togliere il coperchio, smontare il tetto. Vedi Squerciâr.

Scùfia   Sf. 1. Cuffia, copricapo, coperchio, carter. 2. Cotta amorosa. 3. Ciucca, sbornia. Dal latino tardo (VI secolo) cofea.

Scufiòt, Scufiòt  Sm. 1. Piccola cuffia, protezione. 2. Guarnizione. 3. Parapolvere.

Scugnìs  Sm. 1. Scugnizzo. 2. Cucciolo. 3. Scarto.

Scujunâ  Agg. e Pp. 1. Sveglio, esperto. 2. Pretenzioso. 3. Annoiato.

Scujunâs V. rifl.  Annoiarsi, irritarsi.

Scûl   Sm. 1. Scolo, fosso di scarico, sgrondo. 2. Malattia (gonorrea) 3. Scarico del lavello. Piccolo varco dei canali per evitare danni di tracimazione.

Sculâ  Agg. e Pp. 1. Scollato (detto di abiti). 2. Provocante. 3. Scollato, staccato, squinternato. 4. Asciugato, liberato da liquidi. 5. Scollato, che ha persola colla.

Sculadìs  Sm. 1. Scolaticcio. 2. Avanzo di vino, fondo. s dal sculadìs  = fosso di scolo dietro le poste nella stalla..

Sculadûr Sm. Sgocciolatoio, scarico, scolo. Scolapiatti.

Sculadûra Sf. 1. Scollatura di un abito. 2. Lo scollarsi, il distaccarsi. 3. Il liquido scolato, lo scolare.

Sculapàsta  Sm. Colino, scolapasta.

Sculapiàt  Sm. Scolapiatti.

Sculâr 1  Sm. 1. Scolaro, allievo, apprendista. 2. Seguace. I sculâr = la scolaresca.

Sculâr 2   V. tr. 1. Scollare, staccare.

Sculâr  3  V. tr. 1.Scolare, svuotare. 2. Prosciugare.

Scularèt   Sm. Alunno, scolaro.

Scularîn Sm. Piccolo alunno, scolaro.

Sculâs V. rifl.. Scollarsi, staccarsi.

Sculàs   Sm. 1. Parte terminale di un coppo (meno della metà, dal lato più grande). Lo si utilizza come rinforzo in gronda per appesantire i coppi contro il vento, oppure, rovesciato, all’inizio degli spioventi, sotto i coppi di culmìgna per evitare infiltrazioni di pioggia controvento. 2. Sculacciata.

Sculasâda Sf. Sculacciata. Patacûn.

Sculasâr V. tr. Sculacciare.  Ma si usa di più patacunâr.

Sculasîn Sm. Parte terminale di un coppo, come Scus.

Sculasûn  Sm. Sculacciata.

Sculmadûr Sm. 1. Addetto a scolmare, a regimentare la tracimazione. 2. Canale di tracimazione.

Sculmadûra Sf. L’atto, il lavoro di scolmare.

Sculmâr V. tr. Scolmare, togliere il di più. Abbassare il livello; evitare tracimazioni incontrollate. Dal latino ex e culmen = oltre il colmo.

Sculpîr V. tr. 1. Scolpire (pietra o legno). 2. Incidere. 3. Memorizzare, imprimere nella mente. Dal latino scùlpere = scolpire. 

Scûlt, Scûlta   Sm. e Sf.  Ascolto. Andâr a la scûlta = spiare. Dâr a-scûlt = prestare attenzione, dare retta. 

Scultâr V. tr. 1. Ascoltare, udire. 2. Dare retta, accettare consigli. Dal latino auscultare.

Scultûn Sm. Spione, origliatore. Stâr in scultûn = tendere l’orecchio.

Scultûr Sm. Scultore, intagliatore.

Scultûra Sf. Scultura, statua, opera d’arte.

Scumasîn, Scumasîna  Sm. e Sf. Capriola, volteggio. Fâr i scumasîn = vivere di espedienti. Fâr al scumasîni = fare le capriole.

Scumbinâr  V. tr. Mettere disordine, rompere gli abbinamenti. Dal latino combinare = mettere insieme, abbinare, con ex (privativo) che inverte il significato.

Scumdâr, Scumudâr V. tr. 1. Scomodare; infastidire. 2. Far alzare.

Scumditâ Sf. Scomodità, disagio.

Scumìsa   Sf.  Scommessa, gioco d’azzardo.

Scumetidûr Sm. Scommettitore, giocatore d’azzardo.

Scumètre   V. tr. Scommettere, garantire.

Scumpaginâr V. tr. Scompaginare, mettere in disordine. Dal latino compaginare = mettere insieme (con s- privativa che inverte il senso della frase). Alla lettera compaginare significa: piantare alberi in fila per bene. Quindi creare un colpo d’occhio gradevole. Da qui anche il significato di compagine nell’esercito.

Scumpàgn Agg. 1. Scompagnato. 2. Dispari. 3. Unico. Per l’etimologia vedere Cumpàgn.

Scumpagnâ Agg. e Pp. 1. Scompagnato. 2. Dispari. 3. Unico.

Scumpagnâr V. tr. 1. Disunire, dividere, separare. 2. Mescolare più categorie di cose.

Scumpagnâs V. rifl.  1. Separarsi, dividersi. 2. Rompere il matrimonio.

Scumparîr V. intr. Scomparire, celarsi.

Scumparisiûn  Sf. Scomparire, celarsi.

Scumpartimênt Sm. 1. Scompartimento. 2. Settore.

Scumpìj, Scum­pìli   Sm. 1. Scompiglio, disordine, confusione. 2. Tafferuglio, alterco.

Scumpiliâr V. tr. Mettere in disordine, fare confusione.

Scumudâr V. tr. Scomodare; infastidire; far alzare.

Scumúnica Sf. Scomunica, bando, radiazione. Dal latino tardo excommunicatio = scomunica. Veniva comminata agli eretici e coportava l’esclusione dalla comunità cristiana.

Scumunicâ Agg. e Pp. 1. Scomunicato. 2. Bandito, radiato. 4. Eretico.

Scumunicâr V. tr. 1. Scomunicare (in senso religioso). 2. Estromettere.

Scûn  Sm. pl. Calzettoni di lana grezza, indossati con gli scarponi. Nei luoghi di crinale esistevano anche i sovrascûn, da indossare sopra i pantaloni per proteggerli dalla neve.

Scuncêrt Sm. 1. Sconcerto. 2. Confusione mentale.

Scuncertâr  V. tr. 1. Disorientare. 2. Creare confusione. Dal latino concertare, gareggiare, ma con s- sottrattiva.

Scundaröla, Scundröla   Sf. Nascondino. Dal latino abscòndere.

Scunder, Scundre  V. tr. Nascondere, celare, tener segreto, occultare. Dal latino abscòndere

Scundî  Agg. Non condito. Si usa di più Scûns.

Scùndse V. rifl. 1. Nascondersi, evitare certe persone; non farsi trovare. 2. Giocare a nascondino.

Scunî   Agg. e Pp. 1. Asciugato, scolato. 2. Bevuto fino all’ultima goccia.

Scunidûra Sf. 1. Ripulitura di un recipiente; prosciugamento. 2. La parte recuperata dalla ripulitura.

Scunîr V. tr. 1. Asciugare, sgocciolare. 2. Bere fino all’ultima goccia. Scunîr al vàchi = mungere fino all’ultima goccia.

Scunquàs Sm. 1. Sconquasso. 2. Scompiglio. 3. Catastrofe, disastro.

Scunquasâr V. tr. 1. Sconquassare. 2. Rompere. 3. Demolire. Dal latino quassare, intensivo di quàtere =  scuotere.

Scûns   Agg. Scondito, non saporito, non appetibile. Dal latino medievale comptium = concia, condimento, quindi: privo di condimento. Mangiâr [de]scûns = mangiare scondito; essere molto poveri, oppure molto avari o ammalati. Vedi  Descûns.

Scunsacrâ   Agg. e Pp. Sconsacrato, non più idoneo ai riti religiosi.

Scunsúbi  Sm. Grande quantità, josa.

Scunsulâ  Agg.  Sconsolato, disperato; abbattuto.

Scunsúm  Sm. Consumo, spreco.

Scunsu  Agg. e Pp. 1. Usurato, logoro, liso, consumato. 2. Sciupato, sperperato.

Scunsumâr  V. tr. Sprecare, consumare, logorare, sciupare, sperperare. Dal latino consùmere = consumare, esaurire.

Scunsumâs  V. rifl. Consumarsi, logorarsi; esaurirsi.

Scunsumûn  Sm. Sciupone, sprecone.

Scûnt Sm. 1. Sconto, diminuzione di prezzo. 2. Condono. Dal latino volgare computus = conto, con s- sottrattiva.

Scuntâr  V. tr. 1. Scontare, diminuire di prezzo. 2. Scontare una pena, pagare una penale.

Scuntênt  Agg. 1. Insoddisfatto, scontento. 2. Depresso. Forma negativa del latino contentus = appagato.

Scuntentâr   V. tr.  Scontentare, deludere.

Scûnter   Sm. 1. Scontro; urto, botta. 2. Scontro armato. 3. Divergenza politica o di opinione.

Scuntrâr V. tr. Scontrare.

Scuntrâs V. rifl. 1. Scontrarsi, sbattere contro. 2. Avere divergenze di vedute o di opinione.

Scûntre   Sm. 1. Scontro; urto, botta. 2. Scontro armato. 3. Divergenza politica o di opinione.

Scuntrîn Sm. Scontrino, tagliando; contrassegno.

Scùpa Sf. Scopa (solo come gioco di carte). 

Scupasûn Sm. Scapaccione, botta tra capo e collo, manrovescio.

Scupérta Sf. 1. Scoperta, invenzione. 2. Trovata originale.

Scupèt  Sm. Scopetto di saggina per raccogliere le briciole, detto anche margarina.

Scupèta   Sf. Scopa (solo come gioco di carte).

Scupiâr V. intr. 1. Scoppiare, esplodere. 2. Crepare. Dal latino volgare scloppus.

Scuplòt, Scuplòt,   Sm. Scappellotto, schiaffo in testa non molto pesante. Legato a scappellare =  togliere il cappello con la botta. 

Scuplutâr V. tr. Dare scappellotti.

Scupûn Sm. Gioco a carte, scopone (scientifico).

Scûr 1. Agg. Scuro, oscuro. 2. Buio. 3. Incomprensibile. 4. Sibillino. 5. Adirato, nervoso. 6. Sm. Anta, persiana, scuretto per finestra. Dal longobardo skür = riparo contro la luce e il sole, che in latino diventa obscùrus. Scûr in ghìgna = arrabbiato. A vên scûr = si fa notte. Tra lúm e scûr = in penombra. All’imbrunire.

Scuragiâr  V. tr. 1. Scoraggiare, fare desistere. 2. Far perdere gli stimoli. Dal latino volgare ex-coràticum = coraggio, con s- sottrattiva. La radice è cor = cuore perché si riteneva che il coraggio risiedesse nel cuore.

Scuragiâs V. rifl. 1. Scoraggiarsi, desistere. 2. Perdere gli stimoli.

Scuramênt  Sm. Scoramento, scoraggiamento, avvilimento, disperazione.

Scuramênt   Sm. Oscuramento.

Scurbút   Sm. Scorbuto. Dall’olandese scorft, portato nel  latino scientifico con scorbuthus.

Scurdâr V. tr. Dimenticare, scordare; tralasciare. Forma negativa di “ricordare”. Ricordare significa rimettere nel cuore, riattivare un ricordo. Ex-cordare  è il contrario, quindi togliere dal cuore.

Scurdâs V. rifl.  Dimenticarsi, trascurare, obliare.

Scurdèvle   Agg. Facile a dimenticare.

Scurdûn  Agg. Dimenticone, smemorato.  Al mâl d’ al scurdûn = i dolori del parto. Quei dolori sono lancinanti sul momento, poi vengono dimenticti in fretta.

Scurdunâr  V. tr. 1. Slacciare, rompere i lacci. 2. Sfondare i cordoni delle forze d’ordine. 3. Togliere i cordoni di protezione.

Scurerìa   Sf. Scorreria, invasione.

Scurèša  Sf. Scoreggia, peto. Scurèša in scapîn = loffa, vento.  Fâr ’na scurèša cûn la bùca = fare una pernacchia.

Scurèt  Agg.  Scorretto, disonesto, sleale.

Scurèt   Sm. Anta, persiana, scuretto per finestra.

Scurèta  Sf. Asse lunga e sottile, utilizzata nei ponteggi o come transenna.

Scu  Agg. e Pp. 1. Oscurato, annerito. 2. Rabbuiato. Dal latino obscurus.

Scúria   Sf. Frusta, scuria, frustino. Dal latino corrigia = striscia di pelle.

Scuriâda   Sf. 1. Colpo di frusta. 2. Schiocco.

Scurîda  Sf. Tramonto. Ìnt la scurîda = all’imbrunire.

Scurîr  V. tr. e intr. 1. Oscurare; abbrunire. 2. Tingere di scuro. 3. Fare notte, fare buio. Dal latino obscurus.

Scurîs  V. rifl.  1. Oscurarsi. 2. Rabbuiarsi, rattristarsi.

Scuriušâr  V. intr. Curiosare, interessarsi ai fatti altrui. Dal latino curiòsus = che si cura, che si interessa.

Scurnâ  Agg. e Pp. 1. Scornato; privato delle corna. 2. Sconfitto, deluso, abbattuto.

Scurnâr V. tr. Scornare; sconfiggere.

Scurnâs  V. rifl. Azzuffarsi, battersi, lottare.

Scurnasâr  V. intr.  1. Agitare la testa di animali con corna. 2. Colpire qua e là senza cognizione.

Scurnišâr  V. tr. Togliere dalla cornice.

Scurnò-c  Sm. 1. Spuntone, prominenza. 2. Fittone di granoturco tagliato, sporgente fuori del suolo. 3. Bitorzolo.

Scurnuciâr, Scurnaciâr (Casteln.) V. tr. Togliere i semi dal baccello (piselli, fava, e simili). Sgranare i fagioli.

Scurpasâda Sf. Scorpacciata, pranzo sproporzionato.

Scûrsa  Sf. 1. Scorsa. 2. Lettura o visione veloce e approssimativa. Dal latino discurrere, attraversare (correndo).

Scuršâr  V. intr. 1. Flatare, scoreggiare. 2. Imitare il suono della scoreggia. 

Scursòj  Agg. Nodo scorsoio, cappio.

Scuršöla  Sf. Vedi Curšöla.

Scursûn  Sm. Grossa scorza.

Scuršûn  Agg. 1. Persona che non riesce a trattenere flati. 2. Vanitoso, presuntuoso.

Scurtâr  V. tr.  Accompagnare qualcuno per proteggerlo. Fare da scorta ad un personaggio..

Scurtâr  V. tr.  Accorciare; ridurre, tagliare corto. Prendere un sentiero-scorciatoia.

Scurtî  Agg. e Pp. Accorciato, diminuito; ridotto.

Scurtîda  Sf. Accorciatura, abbreviatura, accorciamento. I gh’àn scurtî ’l brâgh = gli hanno accorciato i pantaloni (detto di un bambino al quale nasce un fratellino).

Scurtîr V. tr. Accorciare, abbreviare; diminuire; ridurre. Dal latino curtus = mozzo, incompleto. Pr’a scurtîla = per farla breve.

Scurtîs  V. rifl. 1. Accorciarsi (del giorno); ridursi. 2. Restringersi (di abiti o stoffe).

Scurtûn Sm. 1. Scorciatoia, via traversa. 2 Eliminazione di fasi o pratiche superflue. Ciapâr i scurtûn = prendere le scorciatoie, parlare in modo diretto.

Scûš  Agg. 1. Nascosto, segreto, celato. 2. Lontano, remoto. Dal latino abscòndere = nascondere. Da scûš =   di nascosto.

Scûša  Sf. 1. Scusa, richiesta di perdono. 2. Attenuante. 3. Motivo, causa. 4. Scûša! = Chiedere scusa. Dal latino excusàtio = richiesta di scusa, di comprensione.

Scusâl  Sm.  Grembiule.

Scusâr  V. intr.  Il dischiudersi dell’uovo.

Scâr  V. tr.  Scusare, dare delle attenuanti, perdonare.

Scâs V. rifl.  Scusarsi, chiedere venia; giustificarsi.

Scdûra  Sf. Scucitura, strappo.

Scusîn, Scusèt   Sm. Scoccino, gioco che si pratica a Pasqua con le uova colorate. Un concorrente sta sotto e tiene l’uovo ben fermo, e l’altro colpisce l’uovo col proprio. L’uovo che si rompe perde. La posta in gioco è l’uovo rotto. Oggi la tradizione è stata ripresa come folklore e, di solito, a scopo benefico. Le uova guadagnate finivano poi nell’insalata di riccioni o radicelle, da consumare la sera di Pasqua o nei giorni successivi. C’è stato chi ha provato a fare il furbo procurandosi uova di legno, ma invece delle uova si è portato a casa un canestro di improperi. Il vocabolo deriva dal verbo latino Excùtere, che al part. passato fa excùssus = sbattuto, percosso. Il verbo latino è diventato Scödre in dialetto, ed indica il momento in cui il guscio dell’uovo si dischiude per lasciare uscire il pulcino. I più piccoli, a Pasqua, si divertivano anche col ruzzolino (Rušlîn), che si svolgeva in una specie di pista ricavata nella polvere degli argini (la purasîna), sul tipo di quella delle biglie in spiaggia. La pista doveva essere leggermente in pendenza. L’uovo veniva posto nella parte più alta della pista e lasciato ruzzolare per forza di inerzia. Vinceva l’uovo che arrivava più lontano nel tragitto. E si pappava tutti i ritardatari.

Scinâr  V. tr. 1. Darsi da fare in cucina. 2. Preparare qualcosa senza pretese. Dal latino volgare cocinare, latino classico coquinare.

Scîr  V. tr. Scucire, togliere i punti. Dal latino volgare cosire (e questo dal latino classico consùere), con s- privativa, quindi scucire.

Scusûn Sm. Scossone, sussulto, urto violento. Ondata di terremoto. Dal latino tardo excussio = scuotimento.

Scusûna  Sf. Mucca che non è rimasta fecondata.

Scutâ  Agg. e Pp. 1. Scottato, scotto. 2. Imbrogliato.

Scutadûra  Sf. Scottatura, bruciatura.

Scutâr  V. tr. Scottare, bruciare.

Scutâs  V. rifl.  1. Ustionarsi, scottarsi. 2. Fare una esperienza negativa.

Scùter  Sm. Scooter. Motorino.

Scutmàj Sm. Soprannome. Normalmente l’appellativo evidenzia doti negative o difetti fisici: al sòp, al gubîn, al guêrs.

Scuvâ   1. Agg. e Pp. Scovato. 2. Rintracciato, scoperto. 3. Agg. Triste (a coda bassa).

Scuvaciâr  V. tr. Dimenare la coda (detto soprattutto delle mucche)

Scuvâr V. tr. 1. Far uscire dal covo, scovare, rintracciare, scoprire. 2. Togliere le galline dalla cova. Dal latino ex-cubare = togliere dalla cova, dal nido. 3. Percuotere con la scopa. Dal latino scopæ = fronde confezionate come ramazza.

Scuvasâda Sf. 1. Il dimenare della coda dei gallinacei. 2. Colpo di coda.

Scuvasâr  V. intr. Menare la coda (tipico di oche e anitre).

Scvaciâr, Scuaciâr   Scoprire, scoperchiare.

Scvàs  Sm. Acquazzone. Pioggia improvvisa.  Vedi Squàs.

Scvasaròt   Sm. Pioggia, piccolo acquazzone.

Sdàs  Sm. 1. Setaccio, filtro. 2. Persona poco furba. Dal latino volgare setàcjumFûrb cmé un šdàs = minchione (il setaccio infatti trattiene la crusca e lascia passare la farina).

Sdasadûr  Sm. Chi è incaricato di setacciare.

Sdasadûra  Sf. 1. Il gesto di setacciare. 2. Gli scarti recuperati dopo aver setacciato.

Sdasàj, Šdasâr  Sm. Costruttore o commerciante di setacci.

Sdasâr  V. tr. 1. Setacciare, pulire. 2. Mondare.

Sdasiâr V. tr. 1. Pagare il dazio, sdoganare. 2. Togliere il sego alla pecora. Dal latino datio, con s- sottrattiva.

Sdebitâs V. rifl.  Restituire un favore o una somma. Dal latino debère (essere debitore), con s-sottrattiva.

Sdentâ   Agg. Chi è senza denti (riferito a persone, ad animali e a strumenti come rastrello o pettine).

Sdràja   Sf. Seggiola a sdraio. Dal latino volgare exderadjare, da radius = disporre le membra a raggi (gambe e braccia larghe), volgarmente: stravaccarsi.

Sdû   Agg. Seduto.

Sdûda 1. Sf. Riunione, seduta di assemblea. 2. Pp. Seduta.

Sdupiâr  V. tr. Sdoppiare, scollegare, separare. Dal latino tardo duplare, con s- sottrattiva.

Se, S’  Cong. Se. S’i t’ ciâp i’ t’in dâgh quâter! = se ti prendo te ne do quattro! S’ l’é brút! = com’è brutto!

  Pron. Sé. Sé stesso.

  Sf. Sete. Cavâr la sê = dissetare; far passare la voglia.

Sé! Avv. Si!!! È vero! Con una sfumatura di: Va bene, ma togliti dai piedi.

Sebiöl  Sm. Zufolo. Veniva costruito con canne o con cortecce di castagno o di salice tenero. Dal latino Sibilàre.

Sè-c Sm. Secchio. Dal latino situlus = secchiello. Sinonimi: Caldarîn, S-cèl.

Sèca   1. Sf. Siccità; arsura; banco di sabbia. 2. Agg. Arida; seccata; mucca che non dà più il latte. Dal latino sìccitas = siccità.

Šèca  1 Sf. Zecca, conio. Dall’arabo där as sikka, = casa della moneta.

Šèca  2  Sf. Zecca, acaro. Dal longobardo zëkka.

Sèch   1. Agg. Secco, arido, magro. 2. Deciso; improvviso, irremovibile. 3. Sm. Siccità, aridità. Dal latino siccus = secco. Vàca sèca = mucca senza latte.

Sècia  Sf. 1. Secchia, mastello. 2. Sgobbone.

Sècia  N. pr. Il fiume Secchia. Dal latino Situla, poi Sitla, Sicla, Secia, Secchia. In precedenza si chiamava Gabèlus, e Gabellina è tuttora il punto di imbrigliamento dell’acqua, vicino alla sorgente. Il Secchia nasce in prossimità del Passo del Cerreto, attraversa la Provincia di Reggio, segna il confine tra Reggio e Modena, quindi entra nel Po in provincia di Mantova, presso San Benedetto Po. È lungo 172 km, e ha un bacino di 2.292 km².

Sècle, Sècul,    Sm. Secolo, cento anni; tanto tempo. Dal latino sæculum.

Seculâr Agg. 1. Che ha cento anni e più. 2. Laico, in contrapposizione a ecclesiastico, in quanto vive nel “secolo”, cioè fuori da monastero.

Secùnd   1 1. Agg. Secondo. 2. N. pr. Secondo. 3. Sm. Minuto secondo, attimo. Dal latino secundus (dal verbo sequor =  vado dietro). La desinenza undus indica un dovere, un obbligo. Quindi secondo significa da seguire, oppure “quello che segue, che è secondo”.

Secùnd   2   Avv. Stando a, conformemente a. Seguendo il pensiero di…

Secùnda   Num. 1. Seconda. 2. Seconda classe. 3. Seconda falciatura. 4. Qualità scadente. La secùnda, = secondo taglio di fieno. Viašâr in sicùnda = viaggiare (sul treno) in seconda classe.

Secundâr   V. tr. Assecondare, favorire, soddisfare. Dal latino secundàre = secondare, facilitare.

Secundàri,   Agg. 1. Di minore importanza. 2. Secondario. 3. Inferiore.

Secundîn  Sm. Agente di custodia, guardia carceraria.

Sêda Sf. Seta, tessuto prezioso. Fîn cmé la sêda = fine come la seta, dotato di molta astuzia.

Séder   V. intr. Star seduto, star comodo.

Sèdia Sf. Sedia, sedile. Da sedēre = stare seduto. È più usato scràna.

Sediàj (Ramiseto) Sm. Scrannaio, costruttore di seggiole.

Sedîl Sm. 1. Sedile (di auto). 2. Panchina. Dal latino sedile = ove si può sedere.

Sediö Sm. Seggiolino, scrannino. In particolare quelli usati per mungere.

Sednò  Cong.  Altrimenti, diversamente.

Sèdre   V. Séder.

Sedrûn Sm. Cetriolo. Dal latino volgare citrjolum.

Sedrunâra Sf. Piantagione di cetrioli.

Sèdse   V. rifl. Sedersi, accomodarsi. Num. Sedici

Sefúr Sm. Autista di mezzi pubblici. Dal francese chauffeur.

Sèga Sf. 1. Sega, segaccio. Dal latino secare = tagliare. Dall’antico germanico seghd = falce [Bertani]. 2. Grossa sega per tagliare le assi.  Vedi  Sghèta.

Sêgh Prep. Seco, assieme, con. Dal latino secum. Stâr sêgh = avere rapporti (anche intimi).

Sèghel, Sègle Sm. Sègale o anche sègala. Dal latino secale. Graminacea simile al frumento, con fusto alto anche due metri e il seme era usato per misture (in extremis anche per il pane). La sua paglia, molto lunga, veniva utilizzata per fare canestri (minèl), ceste per il pane (búrghi), legacci per i covoni (ligàmb) e tetti per le capanne.

Segherìa   Sf. Segheria. Laboratorio ove si trasforma il legname in assi, travi, materiale da mobili.

Segnalâr V. tr. Segnalare, indicare, chiamare all’attenzione.

Segnalasiûn  Sf. Segnalazione, avvertimento.

Segrâ   Sm. Sagrato, spazio antistante la chiesa. Dal latino sacratus  = sacro,  consacrato.

Segrêt 1. Agg. Segreto; riservato; privato; personale. 2. Sm. Segreto. Dal latino secretus = separato, messo da parte.

Segretàri Sm. Segretario, collaboratore. Dal latino medievale secretarius. Ufìsi dal segretàri = segreteria.

Segreterìa,   Sf.  1.  Funzione o sede del segretario. 2. Oggi spazio riservato nella memoria dei telefoni.

Segröl  Sm. Piccola scure, accetta. Dal latino securìolum, poi securòlum, derivato di securis, quindi piccola scure.

Segrulâda Sf. Colpo inferto con il manarino; incisione fatta con il manarino.

Seguênt  Agg. Successivo, seguente, conseguente. Dal latino sequens = che segue.

Sèguit   Sm. 1. Seguito, corteo. 2. Prosecuzione, continuazione. In sèguit = successivamente. 

Seguitâr V. intr. Proseguire, seguitare; continuare, andare oltre. Dal latino volgare secutare, intensivo di sequi.

Sêl  Sm. 1. Gelo, gelata, ghiaccio. 2. Brinata. Dal latino gelu.

Sèla  Sf. 1. Sella (per equini). 2. Sellino (per bicicletta). 3. Valico montano. Dal latino sella = sedia.

Sèler Sm. Sedano, sellero.

Selerâ  Agg. Scellerato, disgraziato, crudele. Dal latino scèlus = delitto, misfatto.

Sêlta 1. Agg. 1. Scelta, preferita, di prima qualità. 2. Sf. Decisione, preferenza, selezione. Dal latino seligere, scegliere.

Selvagîna Sf. Selvaggina, cacciagione. Dal latino silvaticus = che abita la selva.

Sèm   Agg. Scemo, tonto. Dal latino tardo semus = metà.

Semâda  Sf. Stupidaggine, sciocchezza.

Semàforo Sm. Semaforo. Dal greco sêma (segno) e fêro (porto).

Semarèl   Agg. Sempliciotto, poco sveglio.

Semaròt   Agg. Scemetto, gonzo.

Sembrânt Sm. Sembrante, telaio base per porte a muro. Vedi Casamàta.

Sembrâr V. intr. Sembrare, assomigliare, avere la parvenza di. Dal latino tardo similare, attraverso il provenzale semblàr. Sembrâr e n’ l’èsre – l’é cmé filâr e n’ tèsre! = sembrare ma non essere è come filare ma non tessere!

Semiàs Sm. Semiasse (segmento che trasmette il movimento dal motore alla ruote motrici).

Seminàri  Sm. 1. Seminario, scuola per sacerdoti. 2. Convegno, congresso. Dal latino seminarium = vivaio.

Seminarìsta Sm. Seminarista, studente che si prepara al sacerdozio.

Sèmna Sf. Semina.

Semnâda 1. Sf. Seminagione, sparpagliamento. 2. Cose perse lungo il cammino. 3. Agg. e Pp. Seminata.

Semnadûr  Sm. Seminatore, coltivatore.

Semnâr V. tr. 1. Seminare; spargere il seme, metterlo a dimora. 2. Sparpagliare. Dal latino seminare.

Semnèl Sm. 1. Spargimento. 2. Sparpagliamento. 3. Traccia di cose sparse. 4. Perdita

Sêmper, Sêmpre Avv. Sempre, definitivamente. Dal latino semper. Semper bên la n’ pöl andâr, semper mâl la n’ pöl durâr = sempre bene non può andare, sempre male non può durare.

Sêmpi   Agg. 1. Sempliciotto, poco furbo. 2. Semplice, sdoppiato. 3. Che ha una sola struttura. Dal latino simplex.

Sempliciòt Agg. Sempliciotto, poco furbo.

Sempiâda Sf. Sciocchezza, gesto inconsulto, marachella.

Sempiarèl  Sm. Poco furbo, sciocco, ingenuo.

Sempiòt  Agg. Sempliciotto, poco furbo.

Sempiûn  Agg. Sempliciotto, stupidello.

Sempiunâda  Sf. Stupidaggine.

Semulîn Sm. Semolino, cruschello, farina grossa. Veniva utilizzato a uso terapeutico per fare impacchi. Dal latino simila o simula = fior di farina, semola.

Sên Sm. Seno. Per gli animali si dice pêt (e chiusa e lunga)

Sêna 1 Sf. Cena, pasto serale. Dal latino cena. Andâr a lèt sênsa sêna = andare a letto senza cena (quasi sempre per punizione). Scumètghe ’na sêna = scommetterci una cena.

Sêna 2 Sf. 1. Scena. 2. Scenata. Dal greco skenè, attraverso il latino scæna.

Senàto Sm. Senato, una delle due camere del Parlamento. Dal latino senatus, da senex = anziano, vecchio, quindi saggio.

Sèndra   Sm. 1. Cenere, polvere. 2. Fallimento. Dal latino cinis

Sendràj   Sm. Accumulo di cenere; polverone.

Sendrâr  Sm. Ceneraio, ceneratoio (di stufa).

Sendrêr Sm. Il telo, posto sopra il bucato, in cui si metteva la cenere per fare la lisciva.

Sendrîn   Agg. Cenerino, grigio. Dal latino cinereus = color cenere.

Senegiâda Sf. 1. Sceneggiata. 2. Esagerazione; vittimismo. Vedi Sêna 2.

Šèner,  Šènre  Sm. Genero, marito della figlia. Dal latino gener.

Sêns Sm. 1. Senso, organo di percezione. 2. Sensazione. 3. Ribrezzo, sentimento avverso. Dal latino sensus. Fâr sêns, fare ribrezzo.

Sénsa  Prep.  Senza, in mancanza.

Sensadio  Sm. 1. Senza Dio, ateo. 2. Blasfemo.

Sênsia  Sf. Festa dell’Ascensione. 

Sensìbil  Agg. Sensibile, delicato di sentimenti. Dal latino sensibilis.

Sensibilitâ  Sf. Sensibilità, delicatezza d’animo.

Sentênsa  Sf. 1. Sentenza, giudizio definitivo, verdetto. 2. Parere. Dal latino sententia.

Sentêr  1 V. tr. 1. Sentire, percepire. 2. Provare, assaggiare, tastare. 3. Consultare. 4. Udire. Dal latino sentire. Fâr fînta d’a n’ sentêr = fingere di non udire.

Sentêr   2 Sm. 1. Sentiero, tratturo, viottolo. 2. Strada, guida. Dal latino tardo semitarium attraverso il francese antico sentier.

Sentês   V. rifl. 1. Sentirsi. 2. Essere nello stato d’animo di. 3. Comunicare con qualcuno. Sentîsla = avere un presentimento. Avere la forza di fare qualcosa.

Sentêšme Sm. Centesima parte, spicciolo. Dal latino centesimus. Sinonimi: Bajòch, Cavúr, Cavurîn, Sôd, Marèngh, Munèda, Frânch, Grâna.  

Sentgàmbi   Sm. Millepiedi centogambe.

Sentî   Agg. e Pp.  Sentito, udito, ascoltato.

Sentimênt   Sm. Sentimento, affetto, bontà d’animo. Dal latino sentire

Sentimentâl   Agg. Sentimentale, affettivo; romantico.

Sentimentalûn Agg. Sentimentalone, facile all’emozione.

Sentinèla Sf. Sentinella, guardia, vigilante. Dal latino tardo sentinare = evitrare con astuzia in pericolo.

Sentîr V. tr. 1. Sentire, udire. 2. Assaggiare. 3. Provare.

Sentîs   V. rifl. 1. Sentirsi, essere nello stato d’animo di. 3. Comunicare con qualcuno.

Sentrentûn Num. Centotrentuno. Sentrentûn, sentrentûn, la mi’ chitàra i n’ la dàgh a nisûn [Pini], = centotrentuno, centotrentuno, / la mia chitarra non la dò a nessuno (tiritera per dire ai corteggiatori che non hanno speranze).

Sentû  Agg. e Pp. Sentito, udito, ascoltato.

Sentûda 1. Sf. Sensazzione, ascolto, tatto. 2. Tasto di terreno o di parete. 3. Agg. e Pp. Sentita, ascoltata.

Sentunâr Sm. Un centinaio, circa cento.

Sè o nò   Locuz.  Sì o no.

Šèp   Agg.   Zeppo, pieno, colmo

Separâr V. tr. 1. Separare, dividere. 2. Cernere, mondare. Dal latino separare.

Sequèster    Sm. Sequestro (blocco o sottrazione di oggetti al proprietario o di persone alla libertà). Dal latino sequestrum.

Sequestrâ  Agg. e Pp. Sequestrato, bloccato, tolto al proprietario.

Sequestrâr V. tr. Sequestrare (sottrarre un oggetto al proprio padrone o sottrarre una persona alla propria libertà).

Sèr  1  Sm. 1. Siero (farmaco). 2. Liquido derivato dal latte dopo la scrematura. Dal latino serum = siero.

Sèr  2 Sm. Cerro, tipo di quercia. Dal latino cerrus (Quercus cerris).

Sèra   Sf. Serra, vivaio.

Seradûra   Sf. Serratura.

Serâle Agg. Scuola serale, scuola che si frequenta di sera. Dal latino sera (dies) = ora tarda del giorno.

Serbatòi  Sm. Serbatoio, deposito. Dal latino servare = conservare come scorta.

Šerbîn   Sm. Zerbino, stuoino.

Šerbinòt   Sm. Zerbino, damerino, sdolcinato.

Sêr-c Sm. 1. Cerchio, circonferenza. 2. Crocchio, uditorio. È più usato cêrs (vedi). Fascia di ferro nell’albero verticale del mulino a ruota. Fascia di ferro attorno alla macina, o alla botte, al tino. Sêr-c àd la lûna, alone lunare.

Sêrca  Sf. 1. Questua, cerca. 2. Gioco. Dal latino tardo circare e questo dal classico circumire.

Sercâ  Agg. e Pp.  Cercato, ricercato.

Sercânt Sm. Questuante, mendicante.

Sercâr V. tr. Cercare, ricercare, sforzarsi di. Dal latino tardo circare e questo dal classico circumire. Sercâr l’àqua ìnt al mâr = cercare l’acqua nel mare.

Sêrci  Sf. pl. Correggiati per sgranare cereali. Vedi Cêrsi.

Serciâr V. tr. Montare i cerchi. Vedi Cersâr.

Serciûn  Sm. Cerchione. Vedi Cersûn.

Sercûn   Sm. Frate questuante.

Serenâda  Sf. 1. Serenata. 2. Omaggio. 3. Presa in giro.

Serföj   1 Sm.  Balbettio, tartagliamento.

Serföj 2 Sm. Trifoglio.  Serföj rùs = acetosella.

Serföjamênt  Sm. Tartagliamento.

Serfujâr  V. tr. 1. Farfugliare, balbettare, tartagliare. 2. Essere in imbarazzo. Dallo spagnolo farfullar.

Serfujûn Sm. 1. Bleso, tartaglione. 2. Chi parla in fretta senza farsi capire.

Sergênt    Sm. 1. Sergente. 2. Capo. 3. Morsetto dei falegnami. Dal latino serviens, attraverso il francese antico sergent = servente.

Sèri  Agg. 1. Serio, impegnativo. 2. Imbronciato. Dal latino serius = ponderato.

Sèrie  Sf. Serie, sequenza di cose. Dal latino series.

Serietâ  Sf. Serietà, impegno morale; fedeltà alla parola data.

Serìf   Sm. 1. Sceriffo. 2. Capo dei soldati. 3. Capoccia.

Seriöla   Sf. Festa della purificazione di Maria Vergine (2 febbraio, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù). Per la Seriöla chi an gh’ha gràs al vènd la fiöla. Pr’al Giuvedì gràs al vènd ânch un ragàs = chi non ha più lardo il due febbraio vende la figlia. Per il giovedì grasso vende anche un figlio.  

Šêrla Sf. 1. Zerla, prolunga per rimorchiare i carri. 2. Gerla (cesta di vimini per trasportare a spalla ortaggi, frutta ecc.). Dal latino gèrula = trasportatrice [Cavalieri].

Šerlâr   V. tr. Aggiungere davanti al carro o all’aratro un’altra coppia di bovini.

Sermûn Sm. 1. Sermone, predica. 2. Discorso ufficiale. 3. Poesia natalizia. Dal latino sermo = discorso.

Sernîr V. tr. Selezionare. Dal latino cèrnere.

Sernidûr Sm. Selezionatore.

Šèro Num. 1. Zero. 2. Nullità, persona incapace. Dall’arabo sifr = vuoto.

Serpênt Sm. 1. Serpente, rettile. 2. Persona non affidabile. 3. Inconveniente fastidioso. Dal latino serpens = serpe. Fradê curtê; parênt serpênt = fratelli coltelli; parenti serpenti.

Serpentîna Sf. 1. Tubo a spirale per raffreddare i prodotti della distilleria. 2. Strada con molte curve.

Sêrt, Cêrt  Agg. Un certo, un tale. Al gh’à ’na sêrta etâ = ha un’età avanzata, ma non precisata.

Sêrva Sf. 1. Serva, domestica, donna di servizio. 2. Scaldino per il letto (è più usato il termine padella). L’appellativo è dovuto alla combinazione di “prete” e “serva”, come si chiamavano gli strumenti per scaldare il letto (con allusione a situazioni equivoche tra il parroco e la sua domestica). Dal latino servus. 3. Selva (nei toponimi). Servapiâna = Selvapiana, in comune di Canossa. La Sêrva = campi e boschi, in comune di Vetto, località La Pozza, e anche vicino a Selvapiana (canossa).

Servàdghe  1. Agg. Selvatico, rozzo, scontroso, asociale. 2. Sm. Selvaggina, cacciagione. 3. Sapore di selvatico. Dal latino silvaticus = che sta nella selva. Tör via al servàdghe = togliere il selvatico, frollare e conciare la carne per eliminare il sapore di selvatico. Uva servâdga, = uva selvatica. Gnîr servàdghe = inselvatichirsi, diventare asociale.

Servèta Sf. 1. Serva, donnina. 2. Comare.

Servèl  Sm. 1. Cervello. 2. Senno; giudizio; buon senso. Dal latino cerebèllum, diminutivo di cèrebrum, cervello.  L’é un mèš servêl = un cervello da poco.

Servidûr Sm. 1. Servo, garzone, aiutante. 2. Supporto (per falegnami e fabbri). 3. Portalucerna. 4. Attaccapanni mobile. 5. Carrello.

Servîr V. tr. e intr. 1. Servire, essere utile, tornare comodo. 2. Dedicarsi.

Servìsi Sm. 1. Servizio. 2. Aiuto. 3. Completo di piatti fondi, piani, piattini, tazzine ecc. 4. Ambiente dei servizi igienici. Dal latino servitium. Servìsi pùblich, servizio pubblico, sia come bagni pubblici che come mezzi di trasporto. Andâr a servìsi = andare a lavorare come domestica.

Servisiâl Sm. 1. Clistere. 

Servisièvle Agg.  Persona servizievole, disponibile, accondiscendente.

Sesiûn Sf. 1. Sezione, comparto; ramo di una attività. Dal latino sectio = sezione. 2. Sessione, convegno, seduta. Dal latino sessio = seduta.

Sèst,   Agg. Sesto.

Sèsta,   Sf. Sesta classe, un anno supplementare ai cinque delle elementari. Aver frequentato la sesta era quasi un diploma e un motivo d’orgoglio.

Sestânt Sm. Sestante, strumento di misura di angoli per stabilire la posizione di astri. Dal latino sextans.

Sèsto  N. pr. Sesto.

Sèt  Num. Sette (numero). Dal greco heptà, attraverso il latino sèptem.  I sêt cêl = i sette cieli, il massimo della contentezza.

Sèta   Sf. 1. Setta, congrega. 2. Partito. Dal latino secta, da sequor = vado dietro, seguo.

Setbèl   Sm. Settebello, il sette di denari a scopa.

Setèmber, Setèmbre Sm. Settembre. Dal latino septèmber = settimo mese (quando ancora l’anno, per i romani, cominciava a marzo).

Setembrîn Agg. 1. Relativo a Settembre. 2. Fiore della famiglia degli Aster.

Setentriûn Sm. 1. Settentrione. 2. Nord. Era il nome dell’Orsa Maggiore (grande carro) = Septem Triones = sette buoi.

Setentriunâl Agg. Settentrionale, del nord.

Sètimo, Sètima  N. pr. Settimo, Settima. Dal latino septimus, settimo.

Sètla, Sètola   Sf. Setola, crine, pelo di maiale. Dal latino tardo setula = setola. Dopo l’uccisione del maiale, le migliori setole venivano conservate per utilizzarle nella preparazione dello spago per aggiustare le calzature. Sostituivano l’ago nelle parti terminali.

Setlûš   Agg. Peloso, dal pelo irto.

Sètme   Agg.  Settimo.

Setmîn  Agg. 1. Settimino, figlio nato al settimo mese di gravidanza. 2. Persona gracile, minuta.

Séva Sf. Siepe, recinzione. Dal latino sæpes e questo da sæpire = circondare. Al sêvi a n’ gh’ân brîša gli urèci, ma a gh’é chî ch’a gh’li mèt = le siepi non hanno orecchie ma c’è chi le mette loro (nascondendovisi dietro per ascoltare). Fâr la sêva = circondare con la siepe. Rašâr la sêva = potare la siepe. Infisîr la sêva = infittire la siepe.

Sevêr  Agg. Severo, rigoroso, rigido. Dal latino sevèrus.

Sêvi, Sâvi,   Agg. 1. Saggio, giudizioso. 2. Tranquillo, docile (riferito ad animali). Dal latino volgare sàpius.

Sevûn   Sm. 1. Grossa siepe. 2. Argine con arbusti. Dal latino sæpes = recinto.

Sfacendâ Agg. 1. Sfaccendato, ozioso. 2. Balordo. Dal latino fàcere, con s- sottrattiva = che non fa, che ozia.

Sfachinâda  Sf.  Lavorata faticosa e lunga.

Sfachinâr V. intr. Eseguire un lavoro pesante. Dal francese antico faquin, derivato dalla espressione gergale “les compagnons de la Facque” (che usavano una grossa borsa, sacco).

Sfaciâ Agg. Sfacciato, maleducato. Si usa anche impertinênt.

Sfadigâ Agg. Sfaticato, poltrone, svogliato. Dal latino fatigatus = stanco, con s- sottrattiva.

Sfaldâr   V. tr. Sfaldare, indebolire, scalzare.

Sfalistrâr V. intr. Fare scintille (come un tronco che arde, o una mola che smeriglia un ferro).

Sfalsâ  Agg. e Pp. Non allineato, fuori livello, sfalsato.

Sfalsâr  V. tr. 1. Fare dei dislivelli. 2. Alterare l’ordine. 3. Ostacolare. Dal latino tardo falsare, intensivo di fàllere.

Sfaltâ  Agg. Asfaltato, bitumato. Dal greco àsphaltos, in latino asphaltus = bitume della Giudea.

Sfaltadûra Sf. Asfaltatura, bitumazione.

Sfaltâr  V. tr. Asfaltare, bitumare. Si dice anche di persona investita e schiacciata al suolo.

Sfamâ  Agg. e Pp. Sfamato, allevato, nutrito.

Sfamâr  V. tr.  Sfamare, nutrire, allevare.

Sfamâs  V. rifl.  Levarsi la fame, mangiare a sazietà.

Sfâr  V. tr. Disfare, guastare; dipanare.

Sfarinâr  V. tr.  Triturare, macinare, sbriciolare.

Sfarinûš Agg. 1. Farinoso, simile alla farina. 2. Friabile. 3. Polverizzato.

Sfašâ Agg. e Pp. 1. Sfasato. 2. Fuori fase. 3. Deconcentrato. Da fase, con s- sottrattiva.

Sfasâ   Agg.  Sfacciato.

Sfašâr  V. tr. e V. intr. 1. Mettere fuori fase. 2. Sballare.

Sfaturâr  V. intr.  Darsi da fare, lavorare alacremente.

Sfavûr Sm. 1. Svantaggio, sfavore. 2. Contrarietà.

Sfegatâ  Agg. 1. Sfegatato. 2. Coraggioso, animoso. 3. Accanito.

Sfêra Sf. 1. Lancetta di orologio. 2. Palla; sfera. Dal greco sphàira, in latino sphæra, palla. Fâr gnîr dû sfêri = rompere le scatole, scocciare.

Sfergâda  Sf. e Agg. Strofinata, sfregata.

Sfergâr  V. tr. Sfregare, strofinare. Dal latino fricare.

Sfergâs   V. rifl. Strofinarsi, grattarsi, fregarsi (le mani). Sfergâs i ò-c = stropicciarsi gli occhi.

Sfergôt   Sm. Piccola strofinata.

Sfergûn   Sm. Ferro o bastone per attizzare il fuoco (specifico per il forno).

Sfergunâr, Sfurgunâr V. tr. Attizzare il fuoco nel forno.

Sferlucâr   V. intr. Lavoricchiare, fare qualche lavoretto.

Sfertlâ  Agg. e Pp.  Sfracellato. Sfrittellato.

Sfertlâr V. tr. Sfracellare, disintegrare al suolo.

Sfertlâs V. rifl. Sfracellarsi, disintegrarsi al suolo.

Sfésia Sf. Ragazzino dispettoso. Vedi sia.

Sfètla (Casteln.) Sf. 1. Civetta. 2. Pettegola, che riferisce solo malignità. Vedi Sivèta.

Sfetlâ, Agg. e Pp.1. Tagliato a fette. 2. Tagliuzzato, sminuzzato.

Sfetlâr   V. tr. Fare a fette.

Sfiadâs V. rifl. Sfiatarsi, urlare fino a perdere la voce.

Sfiamâda Sf. 1. Ritorno di fiamma. 2. Fiammata improvvisa.

Sfiamâr 1. V. intr. Scomparire di una infezione. 2. V. tr. Dare una fiammata alla carne dei volatili (per eliminarne le penne).

Sfiancâ  Agg. e Pp.1. Sfiancato, zoppo. 2. Deforme.

Sfiancâr V. tr. 1. Stancare, fiaccare. 2. Rompere i fianchi per la fatica.

Sfiâr  V. tr. Sgonfiare.

Sfiâs V. rifl. Sgonfiarsi, attenuarsi di un’infezione o di un gonfiore.

Sfibiâr, Sfubiâr V. tr. Slacciare, aprire la fibbia. Dal latino fibula = fibbia, con s- sottrattiva.

Sfîda Sf. Sfida, competizione, gara.

Sfidâ Agg. 1. Diffidente. 2. Inaffidabile, traditore, disonesto. 3. Pp. Sfidato, provocato, costretto a scontrarsi o a battersi.

Sfidâr V. tr. Sfidare, competere; contrapporsi. Dal latino medievale (di)sfidare = sfidare.

Sfidgâs V. rifl. 1. Rodersi il fegato. 2. Sfegatarsi, stancarsi, sfiancarsi.

Sfigu Agg. e Pp. Sfigurato, deformato, irriconoscibile. Da figura, con s- sottrattiva.

Sfigurâr V. intr. Sfigurare, fare brutta impressione. V. tr. Rovinare, guastare una immagine, deturpare.

Sfilâ  Agg. e Pp. 1. Sfilato, tirato fuori. 2. Sfilacciato.

Sfilà-c Sm. Sfilacciamento, rottura della trama. Dal latino volgare filacium (derivato da filum), che indica un insieme di fili.

Sfilaciâr V. tr. Sfilacciare, rompere le trame di un tessuto.

Sfilaciûš  Agg. Soggetto a sfilacciamento.

Sfilâda Sf. Sfilata, corteo; parata di moda o militare.

Sfiladîn   Sm. Sfilatino, micca di pane.

Sfiladûra  Sf. Sfilacciatura, lesione.

Sfilâr V. tr. 1. Sfilare. 2. Estrarre. 3. Sottrarre. 4. Sfilacciare. 5. V. intr. Sfilare, marciare in fila, andare in corteo.

Sfîlsa Sf. 1. Sfilza. 2. Serie. 3. Fila. 4. Filza.

 

 

Sfachinâda  Sf.  Lavorata faticosa e lunga.

Sfachinâr V. intr. Eseguire un lavoro pesante. Dal francese antico faquin, derivato dalla espressione gergale “les compagnons de la Facque” (che usavano una grossa borsa, sacco).

Sfaciâ Agg. Sfacciato, maleducato. Si usa anche impertinênt.

Sfadigâ Agg. Sfaticato, poltrone, svogliato. Dal latino fatigatus = stanco, con s- sottrattiva.

Sfaldâr   V. tr. Sfaldare, indebolire, scalzare.

Sfalistrâr V. intr. Fare scintille (come un tronco che arde, o una mola che smeriglia un ferro).

Sfalsâ  Agg. e Pp. Non allineato, fuori livello, sfalsato.

Sfalsâr  V. tr. 1. Fare dei dislivelli. 2. Alterare l’ordine. 3. Ostacolare. Dal latino tardo falsare, intensivo di fàllere.

Sfaltâ  Agg. Asfaltato, bitumato. Dal greco àsphaltos, in latino asphaltus = bitume della Giudea.

Sfaltadûra Sf. Asfaltatura, bitumazione.

Sfaltâr  V. tr. Asfaltare, bitumare. Si dice anche di persona investita e schiacciata al suolo.

Sfamâ  Agg. e Pp. Sfamato, allevato, nutrito.

Sfamâr  V. tr.  Sfamare, nutrire, allevare.

Sfamâs  V. rifl.  Levarsi la fame, mangiare a sazietà.

Sfâr  V. tr. Disfare, guastare; dipanare.

Sfarinâr  V. tr.  Triturare, macinare, sbriciolare.

Sfarinûš Agg. 1. Farinoso, simile alla farina. 2. Friabile. 3. Polverizzato.

Sfašâ Agg. e Pp. 1. Sfasato. 2. Fuori fase. 3. Deconcentrato. Da fase, con s- sottrattiva.

Sfasâ   Agg.  Sfacciato.

Sfašâr  V. tr. e V. intr. 1. Mettere fuori fase. 2. Sballare.

Sfaturâr  V. intr.  Darsi da fare, lavorare alacremente.

Sfavûr Sm. 1. Svantaggio, sfavore. 2. Contrarietà.

Sfegatâ  Agg. 1. Sfegatato. 2. Coraggioso, animoso. 3. Accanito.

Sfêra Sf. 1. Lancetta di orologio. 2. Palla; sfera. Dal greco sphàira, in latino sphæra, palla. Fâr gnîr dû sfêri = rompere le scatole, scocciare.

Sfergâda  Sf. e Agg. Strofinata, sfregata.

Sfergâr  V. tr. Sfregare, strofinare. Dal latino fricare.

Sfergâs   V. rifl. Strofinarsi, grattarsi, fregarsi (le mani). Sfergâs i ò-c = stropicciarsi gli occhi.

Sfergôt   Sm. Piccola strofinata.

Sfergûn   Sm. Ferro o bastone per attizzare il fuoco (specifico per il forno).

Sfergunâr, Sfurgunâr V. tr. Attizzare il fuoco nel forno.

Sferlucâr   V. intr. Lavoricchiare, fare qualche lavoretto.

Sfertlâ  Agg. e Pp.  Sfracellato. Sfrittellato.

Sfertlâr V. tr. Sfracellare, disintegrare al suolo.

Sfertlâs V. rifl. Sfracellarsi, disintegrarsi al suolo.

Sfésia Sf. Ragazzino dispettoso. Vedi sia.

Sfètla (Casteln.) Sf. 1. Civetta. 2. Pettegola, che riferisce solo malignità. Vedi Sivèta.

Sfetlâ, Agg. e Pp.1. Tagliato a fette. 2. Tagliuzzato, sminuzzato.

Sfetlâr   V. tr. Fare a fette.

Sfiadâs V. rifl. Sfiatarsi, urlare fino a perdere la voce.

Sfiamâda Sf. 1. Ritorno di fiamma. 2. Fiammata improvvisa.

Sfiamâr 1. V. intr. Scomparire di una infezione. 2. V. tr. Dare una fiammata alla carne dei volatili (per eliminarne le penne).

Sfiancâ  Agg. e Pp.1. Sfiancato, zoppo. 2. Deforme.

Sfiancâr V. tr. 1. Stancare, fiaccare. 2. Rompere i fianchi per la fatica.

Sfiâr  V. tr. Sgonfiare.

Sfiâs V. rifl. Sgonfiarsi, attenuarsi di un’infezione o di un gonfiore.

Sfibiâr, Sfubiâr V. tr. Slacciare, aprire la fibbia. Dal latino fibula = fibbia, con s- sottrattiva.

Sfîda Sf. Sfida, competizione, gara.

Sfidâ Agg. 1. Diffidente. 2. Inaffidabile, traditore, disonesto. 3. Pp. Sfidato, provocato, costretto a scontrarsi o a battersi.

Sfidâr V. tr. Sfidare, competere; contrapporsi. Dal latino medievale (di)sfidare = sfidare.

Sfidgâs V. rifl. 1. Rodersi il fegato. 2. Sfegatarsi, stancarsi, sfiancarsi.

Sfigu Agg. e Pp. Sfigurato, deformato, irriconoscibile. Da figura, con s- sottrattiva.

Sfigurâr V. intr. Sfigurare, fare brutta impressione. V. tr. Rovinare, guastare una immagine, deturpare.

Sfilâ  Agg. e Pp. 1. Sfilato, tirato fuori. 2. Sfilacciato.

Sfilà-c Sm. Sfilacciamento, rottura della trama. Dal latino volgare filacium (derivato da filum), che indica un insieme di fili.

Sfilaciâr V. tr. Sfilacciare, rompere le trame di un tessuto.

Sfilaciûš  Agg. Soggetto a sfilacciamento.

Sfilâda Sf. Sfilata, corteo; parata di moda o militare.

Sfiladîn   Sm. Sfilatino, micca di pane.

Sfiladûra  Sf. Sfilacciatura, lesione.

Sfilâr V. tr. 1. Sfilare. 2. Estrarre. 3. Sottrarre. 4. Sfilacciare. 5. V. intr. Sfilare, marciare in fila, andare in corteo.

Sfîlsa Sf. 1. Sfilza. 2. Serie. 3. Fila. 4. Filza.

Sfilunâr V. tr. 1. Togliere il fil di ferro dalle viti. 2. Rompere la spina dorsale.

Sfinî, Sfnî  Agg. e Pp.  Sfinito, privo di energie.

Sfinimênt  Sm. 1. Sfinimento 2. Stanchezza, fatica.

Sfiòpla, S-ciòpla    Sf. Vescica della pelle (prodotta dall’uso prolungato di utensili ruvidi o da scarpe troppo strette). Avêgh al s-ciòpli ai pê = avere le vesciche ai piedi.

Sfišía   Sf. Mancanza di respiro, asfissia.

Sfišiânt  Agg.  Asfissiante, sgradevole, puzzolento.

Sfišiâr 1. V. intr. Asfissiare, respirare male. 2. V. tr. Soffocare, affogare. 3. Essere troppo insistenti.

Sfisîda Sf. Azione e risultato del diradare, sfoltire le fronde.

Sfisîr V. tr. Sfoltire, diradare, ripulire dalle fronde superflue.

Sfìt  Agg. Sfitto, libero, non affittato.

Sfiucâr V. intr. Nevicare, il cadere dei primi fiocchi. Dal latino floccus = fiocco.

Sfiulâr V. tr. Togliere i polloni (figli) inutili; ripulire le viti o altri alberi dai getti superflui. Dal latino filius, con s- sottrattiva.

Sfiurâr 1 V. tr. Sfiorare, rasentare, passare molto vicino.

Sfiurâr 2 V. tr. 1. Filtrare. 2. Togliere le impurità (in particolare filtrare il vino che ha fatto i “fiori”). Si chiama “fiore” il fungo che genera muffe.

Sfiurîr V. intr. 1. Sfiorire, perdere il fiore. 2. Invecchiare.

Sflucâr  V. intr.  Il cadere dei primi fiocchi di neve.

Sfögh Sm. 1. Sfogo, liberazione. 2. Possibilità di dire ciò che si pensa o si prova. 3. Irritazione cutanea.  Viene detto così anche il fuoco di Sant’Antonio.

Sföj  Sm. Strato di pietra o di legno che si sfalda.

Sföja Sf. 1. Sfoglia; pasta fatta in casa. 2. Raccolta della foglia da dare agli animali. Era un accorgimento per risparmiare il fieno.

Sfôrs   Sm. Sforzo, fatica, impegno.

Sfragèl   Sm. Sfacelo, distruzione.

Sfranšâ Agg. e Pp. Sfilacciato, sfrangiato, lacero. Dal latino fràngere.

Sfranšadûra Sf. Lo sfrangiare, il togliere cose superflue.

Sfranšâr V. tr. 1. Sfrangiare, sfrondare, lacerare. 2. Staccare le fronde per nutrirsi (detto degli animali). Dal latino frangere

Sfranšîna Sf. Grossa sega per fare le assi. Da sfrangiare.

Sfrascâda Sf. Sfrondata, pulizia di un bosco, di una siepe. Anche rumore di frasche perchè mosse da oersone o animali in movimento.

Sfrascâr V. tr. Sfrondare, togliere le fronde, ripulire alberi o siepi.

Sfràt    Sm. Sfratto.

Sfratâ  Agg. e Pp. 1. Sfrattato, fatto sloggiare. 2. Uscito dal convento. Che ha abbandonato l’abito da frate.

Sfratâr  V. tr.  Sfrattare, far sloggiare, mandare fuori. Tra i significati scomparsi di fratta c’è anche quello di recinto per animali. Sfrattare significa: mandare fuori dal recinto.

Sfratasâr V. tr. Frattazzare, levigare l’intonaco. Da frattazzo, detto anche nettatoia o sparviere.

Sfrêgh Sm. 1. Sfregio, graffio. 2. Strofinamento, lisciata. Dal latino fricare = fregare, strofinare.

Sfrìs    Sm. Stecco, rametto secco a forma di forca.

Sfrîš Sm. Graffio, scalfittura.  Anche ultimo istante o vicinanza minima Da sfrîš = di striscio. Rivâgh da sfrîš, arrivare ad un appuntamento appena in tempo.

Sfrisâr V. tr. Infilzare con uno stecco. È più usato infrisâr.

Sfrišâr V. tr. 1. Sfregiare, graffiare. 2. Scalfire leggermente. 3. Toccare sfiorando.

Sfró-c  Sm. Punteruolo di legno. Serviva per facilitare la preparazione di cesti, la copertura di sedie e altro.

Sfruciâr  V. tr.  Infilzare.

Sfrumbatûda (Da)   Locuz. A spron battuto, di gran carriera, a tutta velocità.

Sfrùmbla Sf. Frombola, tirasassi, fionda. È più frequente tirasàs.

Sfrunšâr V. intr. Girare velocemente, facendo baccano, qua e là, a vuoto.

Sfruntâ   Agg. Sfrontato, prepotente, presuntuoso.

Sfrûš, Sfrîš (Da Locuz. Con sotterfugio, di frodo, di contrabbando. Andâr dènter da sfrûš = entrare di nascoso.

Sfriâr   V. intr. Avere l’argento vivo addosso.

Sfru  Agg. e Pp. 1. Sfruttato, utilizzato al massimo. 2. Lavoratore non retribuito equamente.

Sfrutamênt Sm. 1. Sfruttamento. 2. Resa estrema.

Sfrutâr V. tr. 1. Sfruttare, utilizzare al massimo. 2. Approfittare di una situazione favorevole.

Sfudrâ Agg. e Pp. Abito senza fodera. Da fodera, e questa da fodero, dal gotico födr = custodia della spada.

Sfudrâr V. tr. 1. Sfoderare. 2. Togliere la fodera. 2. Estrarre dal fodero (la spada). 3. Tirare fuori (le unghie).

Sfugâr  V. tr. Sfogare, liberare.

Sfugâs V. rifl. 1. Sfogarsi, liberare l’animo. 2. L’evolversi (detto di malattia).

Sfugàs  Sm. 1. Fuoco ad alta fiamma e poca durata. 2. Persona agitata, che lavora senza controllarsi.

Sfugasiûn  Sf. Sfogo, eritema (della pelle).

Sfugasûn Agg. Persona agitata, che lavora senza controllarsi.

Sfugatâr  V. intr.  Arrabbiarsi, sfogarsi, scaricarsi.

Sfugatûn (In)   Locuz. In fretta, malamente.

Sfujâda Sf. Sfoglia, pasta per fare le  tagliatelle o altro. Dal latino sfoliare inteso come “rendere foglia” =  assottigliare.

Sfujadûr Sm. Addetto a togliere le foglie.

Sfujadûra Sf. L’accumulo di foglie tolte dai rami.

Sfujâr V. tr. 1. Sfogliare, sfoltire. 2. Preparare il letto alle mucche. 3. Scorrere le pagine di un libro. Dal latino exfoliare = sfogliare. Sfujâr la margherîta = staccare i petali della margherita per scoprire che esito avrà una storia d’amore.

Sfujâs V. rifl. Sfogliarsi, sfaldarsi. È il fenomeno tipico di certi strati di pietra o di legnami multistrato.

Sfujîn Sm. Sfogliatura del granoturco. Si dice anche scartucîn e spanuciadûra.

Sfulâ Agg. e Pp. Sfollato: chi ha dovuto abbandonare la propria casa per motivi di guerra o di catastrofi.

Sfulâr 1. V. intr. Sfollare, abbandonare la propria casa per ragioni di guerra o di catastrofe. 2. V. tr. Allontanare la gente, evacuare un locale, una piazza.

Sfumadûra Sf. Sfumatura, tocco delicato, particolare.

Sfumâr 1. V. intr. Venir meno, perdersi di un’occasione. 2. V. tr. Attenuare i toni dei colori di una pittura.

Sfùnd  1. Agg. Senza fondo, sfondato, rotto. 2. Sm. Sfondo, quadro, vista, panorama.

Sfundâ Agg. e Pp. Rotto, sfondato, senza fondo. L’é rich a-sfundâ = ricco sfondato, ricchissimo.

Sfundamênt Sm. Irruzione, travolgimento del nemico, apertura di un varco, rompere l’accerchiamento.

Sfundâr 1. V. tr. Rompere, sfondare. 2. V. intr. Realizzarsi, ottenere dei risultati.

Sfundûn  Sm.  Errore pacchiano, corbelleria.

Sfuracèla   Sf. Spugnòla, tipo di fungo (Morchella Dill).

Sfuraciâ   Agg. e Pp. Consunto, rotto, sforacchiato.

Sfuraciâr V. tr. Sforacchiare, riempire di buchi.

Sfurbîs  V. rifl. 1. Farsi furbo, evitare i tranelli. 2. Fare esperienza.

Sfurbšâda Sf. 1. Sforbiciata, taglio veloce e poco accurato. 2. Sforbiciata nel calcio.

Sfurcunâr V. tr. 1. Lavorare col forcone. 2. Ammucchiare l’erba. 3. Spandere il letame. 4. Colpire col forcone.

Sfurdigâr   V. tr. 1. Attizzare il fuoco nel forno. 2. Sfruconare, frugare col forcone.

Sfurdigâs   V. rifl. Frugarsi intensamente.

Sfurgûn Sm. Ferro o bastone per attizzare il fuoco  del forno.

Sfuriâda  Sf. Sfuriata, arrabbiatura, sgridata.

Sfuriâr   V. intr. Dare in escandescenze.

Sfurmâ   Agg. e Pp. Deformato, sproporzionato. Sm. Tipo di pietanza.

Sfurmâr  V. tr.  Deformare, alterare.

Sfurmâs  V. rifl. 1. Deformarsi del fisicco a causa di una malattia. 2. Alterarsi di oggetti.

Sfurnâda 1. Sf. Quantità di pane contenuta nel forno per una cottura. 2. Agg. Appena sfornata, tolta dal forno, fresca.

Sfurnâr  V. tr. 1. Togliere dal forno. 2. Produrre.

Sfurnigûn Sm. Attizzatoio per il forno.

Sfursâr V. tr. Forzare, costringere.

Sfursâs V. rifl. Sforzarsi, impegnarsi con tutte le forze.

Sfursèla Sf. 1. Forcella, legno a due punte, del rabdomante. 2. Bastone forcuto per reggere il filo del bucato. 3. Forcella inserita tra l’assale e la capriata del biroccio. 4. Forcella del telaio di bicicletta o motocicletta. 5. Osso del pollo. Veniva preso da due perssone e tirato fino a romperlo. Serviva ad indicare il sesso di un nascituro.

Sfursîn Sm. 1. Bastone con più rami, usato come forca improvvisata. 2. Corda, laccio, piccola fune.

Sfursîna Sf. Forcella, piccola forca.

Sfurtu  Agg. Sfortunato, iellato.

Sfurtûna   Sf. Sfortuna, malasorte, avversità.

Sfûš   Agg. Sfuso, sciolto, venduto al minuto

Sfútre V. tr. Sfottere, canzonare. Dal latino sfutùere.

Sfutû Agg. 1. Deriso, sfottuto. 2. Canzonato.

Sfutûda Sf. Beffa, derisione.

Sgâ Agg. e Pp. Segato, falciato, tagliato, reciso.

Sgabiâr V. tr. Togliere dalla gabbia, liberare.

Sgabusîn Sm. Sgabuzzino, stanzino, sottoscala, ripostiglio.

Sgâda 1. Sf. Falciatura. 2. Quantità d’erba falciata. 3. Numero del taglio dell’erba (prima, seconda). 4. Bocciatura a scuola.  5. Pp. Segata, falciata.

Sgadûr Sm. Chi sega legna o falcia erba. Dal latino secare.

Sgadûra Sf. 1. Macchina falciatrice. 2. Falciatura. 3. Erba falciata.

Sgadûra Sf. 1. Falciatura. Erba falciata.

SgàAgg. Sveglio, solerte, veloce, furbo. Dal latino sagax = sagace.

Sgàgia  1. Sf. Astuzia, furbizia. 2. Agg. Svelta, furba.

Sgagiâr  V. tr. Affrettare, sollecitare.

Sgagiâs  V. rifl. Affrettarsi, svegliarsi.

Sgâgn   Sm. Pianto dirotto a voce alta. A volte è solo capriccio.

Sgagnâr V. tr. 1. Piangere a dirotto. 2. Trangugiare. Sgagnâr ’na têra ’d pân = mangiare avidamente una pagnotta.

Sgagnâs V. rifl. Morsicarsi  reciprocamente. .

Sgalmêdra (Casteln.)   Sf. Crescita vistosa di gambi e foglie (ma non di semi), detta di ortaggi come piselli, fagioli, ecc.

Sgalunâr V. tr. Rompere le gambe posteriori degli animali. Vedi  Galûn = coscia, gamba, 3. significato.

Sgambâ  Agg. 1. Sgambato, dalle gambe lunghe e sottili (persona, cavallo). 2. Alla coscia (detto di indumenti come calzoncini e mutande). 3. Persona che sa il fatto suo.

Sgambadûra Sf. 1. Sgambata. 2. Scioglimento dei muscoli delle gambe. 3. Allenamento.

Sgambarlân (Casteln.) Sm. Persona magra e alta, con lunghe gambe.

Sgambèt Sm. Sgambetto, ostacolo, tranello. Si dice anche gambaröla. Fâr un sgambèt = sgambettare, fare un brutto scherzo.

Sgambetâr V. intr. Sgambettare, ballare in modo goffo.

Sgambinâda Sf. Lunga camminata.

Sganasâr V. tr. 1. Rompere le mandibole. 2. Vantarsi, darsi delle arie, fare lo snob.

Sganasâs V. rifl. Rompersi le ganasce. Ridere a crepapelle. Da ganàscia = mandibola.

Sganasûn Sm. Manrovescio, schiaffone.

Sganciamênt Sm. L’azione del sottrarsi all’accerchiamento.

Sganciâr V. tr. Sganciare, slegare, sciogliere, mollare.

Sganciâs V. rifl. 1. Sciogliersi, liberarsi (in battaglia). 2. Evitare l’accerchiamento.

Sgangâj Sm. 1. Mela appassita o avvizzita. 2. Torsolo di mela.

Sgangajâr (Cervarezza) V. intr. Soffrire la fame, la miseria, stentare.

Sgangherâ Agg. Sgangherato, mal ridotto, mal fatto. Dal latino ex, fuori, e ganghero = cardine.

Sgantîn Sm. Chi prepara le assi. Dal latino secare, = segare.

Sgâr V. tr. 1. Segare; falciare. Dal latino secàre, segare. 2. Eliminare (anche in gergo politico o riferito a studenti che non riescono a superare l’esame). Sgâr al gambi, = tagliare le gambe agli avversari.

Sgàr Sm. Sgarro, tradimento, mancanza di rispetto. Vedi Sgarâr.

Sgarabàtla  Sf. Cosa senza valore, roba da nulla. Da carabattola.

Sgarâr V. intr. Sbagliare, tradire, venir meno agli impegni. Dallo spagnolo desgarrar = lacerare.

Sgârb Sm. Sgarbo, offesa, gesto scortese. Dal gotico garws = ornamento, con s- sottrattiva, quindi = senza decoro.

Sgârba, Sgarbàsa   Sf. Fogliame di patate, pomodori e simili. 

Sgarbasâr  V. tr. Togliere la foglia alle barbabietole.

Sgarberìa  Sf. Sgarbo, offesa, gesto scortese.

Sgarbujâr V. tr. Sgarbugliare, sciogliere un intrico, ovvero un garbuglio.

Sgargàj  Sm. Sputo, espettorazione.

Sgargalâr V. intr. Ridere fragorosamente. Dal latino tardo gargala = trachea, da cui anche gargarozzo, garganella.

Sgargarišâr   V. intr. Fare gargarismi.

Sgargatlâr  V. intr. Rumoreggiare (di ferri di cavallo).

Sgargiânt Agg. 1. Sgargiante. 2. Appariscente. 3. Molto colorito.

Sgargutlân   Sm. Borbottone, brontolone, mugugnone.

Sgargutlâr  V. intr.  Fare il verso del tacchino.

Sgaribìs  Sm. 1. Ghiribizzo. 2. Sgorbio.

Sgarletâr, V. tr. e V. rifl. 1. Rompere i garretti (al cavallo). 2. Sbattersi i malleoli, farsi male (ai garretti). Dal termine garlèt, garretto.

Sgarletûn   Agg. Chi cammina inciampicando.

Sgarmignâr, Scarmignâr   V. tr. Sciogliere i batuffoli della lana con le mani, scarmigliare. Dal latino tardo excarminiare = cardare la lana.

Sgârša  Sf. Garza. Dal latino medievale garza

Sgarulâr  V. tr. Togliere il gheriglio, ripulire le noci. Dal termine dialettale garúl = gheriglio.

Sgarutlâr V. tr. Frantumare le zolle dopo l’aratura (sono malloppi di terra indurita che rotolano facilmente).

Sgàs    Sm. Sega grezza. Segaccio.

Sgavagnâsla, Scavagnâsla   V. intr. Cavarsela, venirne fuori.

Sgavèl    Agg. Storto, obliquo.

Sgavlâ   Agg. Sciancato, cascante.

Sgàvre  Sm. pl.  Travetti per le slitte.

S-gendlâr   V. tr. Spidocchiare, togliere le lendini.

Sghèmb  Agg. 1. Obliquo, di traverso, di sghimbescio. 2. Vestito male. Dal latino tardo sclimbus e questo dal gotico slimbs, obliquo.

Sgherblâ  Agg. Ferito, graffiato, scorticato.

Sgherblâda Sf. Abrasione sulla pelle a seguito di caduta o di un urto.

Sgherbladûra Sf. L’atto o il gesto di prodursi un’abrasione.

Sgherblâr  V. tr. Produrre un’abrasione sulla pelle.

Sgherblâs   V. rifl. Ferirsi, graffiarsi.

Sgherblòt   Sm. Ferita leggera.

Sghèt  Sm. Seghetto, lama di seghetto.

Sghèta   Sf. Sega piccola con telaio e impugnatura in legno.

Sghetîn   Sm. 1. Seghetto, lama di seghetto. 2. Gattuccio. 3. Lametta a seghetto per incidere le fiale.

Sghignasâr V. intr. Sogghignare, sghignazzare, sbeffeggiare. Iterativo di ghignàre = fare sberleffi.

Sghimbès (In), Sghimbèsi Locuz. Di sghimbescio, in obliquo, di traverso. Dal latino tardo sclimbus e questo dal gotico slimbs = obliquo.

Sghîn Sm. Seghetto.

Sghîna Sf. Piccola sega.

Sghîrbia  Sf. 1. Persona furba,  strafottente. 2. Discolo.

Sghiribìs Sm. Ghiribizzo, capriccio, idea insolita. Forse dall’alto tedesco antico krebitz = gambero.

Sgiarâ  Agg. e Pp. Liberato dalla ghiaia, sterrato.

Sgiarâr  V. tr. Ripulire dai sassi.

Sgiasâr V. tr. Sghiacciare, togliere il ghiaccio.

Sgiàvra Sf. Nevischio, pioggia di acqua gelata. Vedi Giàvra.

Sgnacâr V. tr. 1. Spiaccicare, schiacciare, sbattere in faccia. 2. Affibbiare un oggetto o un epiteto.

Sgnavlâr V. intr.  Miagolare. Vedi Smiavlâr.

Sgnucâr  V. tr. Togliere i grumi (gnocchi) alla polenta.

Sgnûr, Siûr Sm. 1. Signore. 2. Persona ricca, facoltosa. 3. Titolo di rispetto con cui ci si rivolge all’interlocutore. Dal latino senior = più anziano. I sgnûr = i padroni; i capitalisti, i notabili.  Fâr vìta da siûr = condurre una vita da ricco.

Sgnûr (Nostre)  N. pr. Nostro Signore Gesù; Dio.

Sgnuràs  Agg. Riccone (con una venatura di invidia e di disprezzo).

Sgnurèt  Sm. Benestante.

Sgnurìa   Sf. 1. Signoria. 2. Potere, governo. I notabili e i ricchi del paese.

Sgnurîn 1. Sm. Signorino. 2. Scapolo. 3. Figlio o figlia del signore. 4. Agg. Affettato, delicato. Dal latino senior.

Sgnurûn Sm. Riccone, latifondista, che dispone di molti mezzi finanziari.

Sgòb Sm. Sgobbo, tiro birbone, turlupinatura. Fâr un sgôb = tendere un inganno.

Sgömbe   Agg. Disordinato, sciatto.

Sgrafiâda   Sf. Graffio.

Sgrafìgn   Sm. Graffio, puntura di rovo.

Sgrafignâ  Agg. e Pp. 1. Graffiato. 2. Rubato.

Sgrafignâda  Sf. 1. Graffio, ferita. 2. Furto con destrezza.

Sgrafignâr V. tr. 1. Graffiare (tipico del gatto). 2. Scalfire. 3. Rubare. Dal longobardo skrapf[j]an = grattare [Bertani]. Sgrafignâr d’in mân = scippare, rubare (con destrezza o con violenza).

Sgrafignâs V. rifl. Graffiarsi, pungersi con rovi o simili.

Sgrafignûn  Agg. Ladro, cleptomane.

Sgranadûr Sm. Strumento per sgranare il mais. Normalmente era una croce metallica che suddivideva in quattro parti la mina per cereali.

Sgranâr 1. V. tr. Sgranare, togliere i grani dalle teche, dalle pannocchie o dalle spighe. 2. Spalancare gli occhi, restare meravigliato. 3. Mangiare molto. 4. V. intr. Il rompersi di un ingranaggio (termine meccanico). Sgranâr al rusàri = recitare il rosario. Sgranâla = dire con irruenza le proprie ragioni.

Sgranarâr  V. tr. Colpire con la scopa. Da granara.

Sgrandîr V. tr. 1. Ingrandire, allargare, dilatare. 2. Migliorare. Sgrandîla = ingrandirla, darsi arie da grande uomo.

Sgrandîs V. rifl. 1. Ingrandirsi, allargarsi. 2. Migliorare.

Sgranfignâr  V. tr. Arraffare, rubare.  Vedi Sgrafignâr.

Sgranišâda Sf. 1. Grandinata. 2. Sparo con cartucce a pallini.

Sgrapâr V. tr. Raccogliere i semi della melica.

Sgrasâ  Agg. e Pp. Sgrassato, ripulito.

Sgrasâda  Sf.  Ripulitura.

Sgrasadûr Sm. Detergente, sgrassatore.

Sgrasadûra Sf. L’atto, il gesto di sgrassare.

Sgrasâr  V. tr. Sgrassare, pulire; schiumare.

Sgrasâs V. rifl. Ripulirsi; dimagrire.

Sgrasiâ Agg. Sgraziato, grezzo,  disgraziato.

Sgraspâr  V. tr. Togliere le graspe dal tino.

Sgravâs V. intr. 1. Liberarsi, togliersi di dosso. 2. Sgravidarsi, partorire.

Sgrìla    Sf. Diarrea.

Sgrilâr  V. intr. Defecare con diarrea.

Sgrînfia Sf. 1. Artiglio, unghia. 2. Persona tirchia, ladra, prepotente. 3. Fungo della famiglia della Ramaria botrytis. Dal longobardo krampf = uncino.

Sgrišâ  Agg. Incanutito, grigio di capelli.

Sgrišûr  Sm. pl. Brividi.

Sgrugnâ   Agg.  Sfacciato, maleducato.

Sgrugnâs  V. rifl. Sbattere contro qualcosa.

Sgrugnûn Sm. Manrovescio, schiaffone.

Sgrupâr V. tr. 1. Sgroppare, correre. Stare in groppa al cavallo, dal provenzale cropa = dorso. 2. Scavalcare i groppi, lavorare in luoghi disagevoli, particolarmente per fare legna. 3. Lavorare molto.

Sgrupâr  V. tr. Slegare, togliere i nodi. Dal germanico kruppa = nodo, groviglio.

Sgrupûn Agg. Sgroppone, lavoratore instancabile.

Sgrusâ  Agg. e Pp. Sgrossato, assottigliato, dirozzato.

Sgrusâda Sf. 1. Sgrossata, prima passata. 2. Abbozzata.

Sgrusadûr Sm. Sgrossatore, digrossatore (dei laminatoi).

Sgrusadûra Sf. 1. Prima passata. 2. Abbozzatura.

Sgrusâr V. tr. 1. Sgrossare, assottigliare. 2. Abbozzare.

Sgrusâs V. rifl. Dirozzarsi, incivilirsi; educarsi.

Sgrustâr V. tr. 1. Togliere la crosta, la buccia o la corteccia. 2. Togliere l’intonaco.

Sgrutâr V. intr. 1. Franare, precipitare. 2. Il formarsi di caverne. 3. Crollare di edifici abbandonati. Dal latino volgare e arcaico crupta, classico crypta, = grotta.

Sgrutlâr V. intr. Vedi Sgrutâr.

Sguàjta Sf. Vedetta, osservazione. Stâr a la sguàita, = stare di vedetta, stare in osservazione, curiosare.

Sgualsîr V. tr. Stropicciare, sgualcire, spiegazzare.

Sguansadûra Sf. Strombatura di finestre o porte (tipica di antichi edifici).

Sguarnîr V. tr. 1. Togliere la guarnigione. 2.Togliere gli ornamenti. Dal franco wàrnjan = mettere in guardia, con s- sottrattiva.

Sguàs (Casteln.) Sm. Forte getto d’acqua, gettata a secchi (per lavare pavimenti ruvidi o molto sporchi).

Sguasâr V. intr. Sguazzare, muoversi (nell’acqua o nelle ricchezze).

Sguasâsla V. rifl. Passarsela bene, non avere problemi.

Sguàsra Sf. Rugiada, guazza. Dal latino volgare aquatia = luogo acquoso.

Sguastâr  V. tr.  Guastare, rompere. Dissodare.Vedi Guastâr.

Sguàtra Sf. 1. Sguattera, serva. 2. Donna poco seria. Dal longobardo wàhtari.

Sgubâr  V. intr.  Sgobbare, lavorare alacremente.

Sgubûn Sm. Sgobbone, lavoratore infaticabile.

Sguciâr V. tr. Togliere gli spilli da un abito nuovo.

Sguêrs, Sgvêrs  Agg. Strabico, guercio.

Sguìsre 1. Agg. Svizzero. 2. Sm. Abitante della Svizzera.

Sgúgna!  V. intr. Lavora! Datti da fare!

Sgugnâr V. intr. 1. Lavorare sodo, mettercela tutta. 2. Pedalare, azionare una manovella.

Sguinsàj Sm. Guinzaglio; pezzetto di corda. Dal latino medievale (XIV secolo) guinzajum.

Sguìsra   1. N. pr. Svizzera. 2. Sf. Giovenca di razza svizzera. Dal tedesco schweiz.

Sgulâs V. rifl. Sgolarsi, gridare. Dal latino gula.

Sgumâda Sf. Lo stridere delle gomme a una partenza decisa o in curva ad alta velocità.

Sgumâr V. intr. Sgommare, far stridere le gomme della macchina.

Sgumbìj Sm. Scompiglio. Confusione.

Sgumbrâr V. tr. Sgomberare, liberare; togliere il disturbo.

Sgùmbre, Sgùmber  1 1. Agg. Sgombro, libero, non occupato. 2. Sm. Ripostiglio, piccolo magazzino.

Sgùmbre, Sgùmber   2 Sm. Sgombro, pesce. Dal greco skòmbros, attraverso il latino scomber = pesce di mare.

Sgûn  Sm. Grossa sega per tagliare tronchi o preparare tavole. Nel primo caso l’utensile consisteva in una lunga lama dentata con due leggeri manici, e si usava in orizzontale. Per preparare tavole: disponeva di un telaio portante, veniva usato in posizione verticale con un segantino-guida sopra e due in basso per tirare. Dal latino secare, tagliare.

Sgûnfi   Agg. Sgonfio, sgonfiato.

Sgunfiâr  V. tr. Sgonfiare, svuotare. Dal latino conflare = gonfiare, con s– privativa.

Sgunfiâs V. rifl. 1. Sgonfiarsi, svuotarsi. 2. Ridimensionarsi.

Sgunsîn  Sm. Sega con telaio in metallo.

Sgûra Sf. Scure, mannaia. Dal latino securis = scure. Nomenclatura: Segröl (accetta); Sgûra da squadrâr (scure per squadrare); Sgûra da dû tàj (bipenne).

Sgu  Agg. e Pp.  Ripulito, lucidato.

Sgurâda 1. Sf. Colpo di scure. 2. Agg. e Pp. Lucidata.

Sgurâr V. tr. 1. Pulire a fondo, rendere lucido. 2. Pulire con cenere o altro materiale abrasivo. Sgurâr la vìsta, = rendere gli occhi lucidi, far godere, vedere qualcosa di piacevole. Dal latino ex+curare = curare per bene..

Sgûrbi Sm. 1. Sgorbio, cosa fatta male. 2. Persona deforme, sgraziata. Dal greco skòrpios, in latino scorpius = scorpione.

Sgûrbia Sf. 1. Sgorbia, scalpello speciale per eseguire intagli. 2. Zappetta ricurva per sgrossare il legno. Dal latino tardo gulbia, di origine gallica.

Sgurbiadûra Sf. Lavoro con la sgorbia, intarsio.

Sgurbiâr V. tr. 1. Fare o disegnare cose malamente. 2. Lavorare con la sgorbia. 3. Graffiare.

Sgurgâr 1. V. intr. Sgorgare, zampillare. Da gorgo, dal latino gurges, = gorgo, vortice. 2. V. tr. Sgorgare, liberare il condotto intasato.

Sgusamênt   Sm. Sgocciolamento.

Sgusâr, Sguslâr V. intr. 1. Sgocciolare. 2. Togliere l’acqua. 3. Asciugare.

Sgusâr V. tr. Togliere il guscio, ripulire.

Sgušâr   V. tr.  Sgozzare, tagliare la gola.

Sgusêdra (Ramiseto) Sf. Vitalba, liana di bosco.

Sguslamênt  Sm.  Gocciolio, sgocciolamento.

Sguslinâr V. intr. Piovere in modo leggero.

Sgustûš  Agg. Ingiurioso, disgustoso.

Si  Si (settima nota musicale).

  Sm. Sci. Dal norvegese ski.

Sìa 1  Sf. 1. Scia, traccia. 2. Testimonianza di un passaggio.

Sìa    2    Sf. Zia.

Siàbula Sf. Sciabola, spada. Dal polacco szàbla.

Siabulâda Sf. Ferita, colpo di sciabola.

Siâda Sf. 1. Sciata, tempo impegnato a sciare. 2. Stile di sciare.

Siadûr Sm. Sciatore.

Siadûra  Sf. Stile, modo di sciare.

Siàl   Sm. Scialle, mantellina. Dal persiano shäll.

Sialtîn Sm. Scialle piccolo, grazioso.

Siân N. pr. Ciano d’Enza. Secondo alcuni dal latino medievale incianum, vicino al fiume Enza (Incia), secondo altri da cilianum = sul cilio del fiume.

Siancâ  Agg. Sciancato, storpio, mal messo. Da anca.

Sianêš  Agg. Abitante di Ciano.

Siâr   V. intr. Sciare.

Siârpa, Siâlpa Sf. Sciarpa, stola. Dal franco skërpa, attraverso il francese écharpe.

Siàtica Sf. Sciatica, lombaggine.

Šibîbo  Sm. 1. Zibibbo. 2. Uva dolce. Dall’arabo zàbib, uva passa.

Sibìla Sf. 1. Sibilla. 2. Indovino. Fâr la sibìla = predire i numeri del lotto. 

Šibîr V. tr. Esibire, offrire, proporre. Vedi Ešibîr, Inšibîr.

Sìca, Sìchi Sf. Tordo, passeraceo migratore (più piccolo dei suoi simili). Si catturavano col parmûn (vedi). Dall’aggettivo dialettale cìca, piccola. Veniva chiamato anche tûrd.

Sicìlia   N. pr. Sicilia. Dal nome dei primi abitanti, i Siculi o Sicani.

Siciliân   Agg. 1. Siciliano. 

Sicumêra Sf. Arroganza.

Sicûr Agg. 1. Sicuro, certo. 2. Protetto. 3. Deciso. Dal latino securus. Andâr pr’al sicûr = agire con prudenza.

Sicûr! Sicûra!  Inter. Di sicuro, certamente!

Sicurâr  V. tr.  Assicurare, garantire. Rassicurare.

Sicurâs V. tr. 1. Assicurarsi, accertarsi. 2. Sottoscrivere una polizza.

Sicurèsa  Sf. 1. Sicurezza, protezione. 2. Esperienza. Dal latino secùritas = sicurezza. Gùcia ’d sicurèsa, = spilla da baglia. Gân-c ad sicurèsa =  moschettone.

Sicurtâ Sf. Garanzia, avallo. Dal latino secùritas.

Sicuteràt Locuz. Noiosa ripetizione, trantran. Dal latino sìcut èrat, preso dalla preghiera Gloria Patri.

Sidecàr Sm. Sidecar, motocarrozzina. Dall’inglese sidecar = carrozzina che sta a lato.

Siénsa Sf. Scienza, istruzione, cultura. Dal latino scièntiaAvêgh ’d la siênsa = essere colto, essere istruito.

Siensiâ Sm. Scienziato, persona molto colta.

Sifûn Sm. Sifone, termosifone. Dal greco sìphon =  vaso comunicante, scarico.

Sigâda Sf. Pianto, il piangere. Al gh’à fât sú ’na sigadîna = ci ha pianto sopra un poco.

Sigajöla  Sf.  Vento freddo dal nord, tramontana.

Sigâla Sf. 1. Cicala. 2. Persona fatua e imprevidente. 3. Foglia per suonare con le labbra. Dal latino cicada, onomatopeico. Sigalûn da l’òli bûn, / strìca l’ús ch’a rîva ’l trûn = cicalone dall’olio buono, / chiudi l’uscio che arriva il tuono. Quànd la sigâla la cânta d’ setèmber / dal furmênt a gh’ne srà da vènder = se la cicala canta in settembre / del frumento ce ne sarà in abbondanza.

Sigamênt Sm. Pianto e grida di più persone. L’éra tút un sigamênt = tutti piangevano.

Sigâr  V. intr. 1. Urlare. 2. Piangere a dirotto, strillare. 3. Cigolare. Di origine onomatopeica. Plâr al pulàster sénsa fâl sigâr = spennare il pollo senza farlo strillare.

Sigarèta Sf. Sigaretta. Diminutivo di sigaro, derivato dal termine maya  jigar.

Sîgh Sm. 1. Urlo, lamento, strillo. 2. Cigolio. 3. Pianto.

Sìgher  Sm. Sigaro. Dal termine maya jigar.

Sigìl, Sm. 1. Sigillo, chiusura ermetica. 2. Marchio di autorità. Dal latino sigillum, diminutivo di signum, = segno distintivo.

Sigilâr  V. tr. 1. Chiudere ermeticamente. 2. Apporre il proprio timbro.

Siglör   SmVedi Ciclör.

Sìgn Sm. 1. Segno, cenno, gesto; presagio. 2) Contrassegno, indicazione; segnale; simbolo. 3. Segnatura (contro il malocchio). 4. Portento, fenomeno particolare, presagio, avvertimento soprannaturale. 5) Graffio, difetto. Dal latino signum = segno, tacca, incisione [Colonna]. Al sìgn ’d la crûš = segno della croce.

Signâ Agg. e Pp.1. Segnato, graffiato. 2. Segnalato. 3. Predestinato.

Signàcher   Sm. Sgorbio, scarabocchio.

Signacrâr V. tr. Scarabocchiare, fare dei segni.

Signâl  Sm. Segnale, avviso, segno convenuto.

Signalâ   Agg. e Pp.  Segnalato, evidenziato.

Signaladûr  Sm. Segnalatore.

Signalâr   V. tr.  Segnalare, far notare.

Signalasiûn  Sf. Segnalazione, avvertimento.

Signalìbre  Sm. 1. Segnalibro. 2. Punto di riferimento.

Signâr V. tr. 1. Porre un contrassegno; indicare. 2. Graffiare. 3. Fare pratiche superstiziose, da guaritori o stregoni.

Signâs V. rifl. 1. Iscriversi, tesserarsi. 2. Farsi il segno della Croce.

Signatêmp Sm. 1. Addetto al controllo dei tempi di lavorazione. 2. Metronomo, per la scansione dei tempi musicali.

Significâr V. intr. Avere un contenuto, rappresentare un concetto.

Significât Sm. Significato, contenuto.

Signulîn Sm. Piccolo segno, graffio.

Sìgre   Sm. Sigaro.

Šigrinâ   Agg. e Pp. Zigrinato. Dal turco sagri = pelle sulla groppa degli animali.

Šigrinâr   V. tr. Zigrinare, incidere per rendere più facile alla presa.  

Sigùla, Sigóla (Casteln.) Sf. 1. Cipolla. 2. Orologio da taschino. Dal latino cepa, nel latino tardo cepulla. Pân e sigùla = pane e cipolla, cibo scadente, da poveracci. Fudrâ cmé la sigùla = ben fornito (detto di portafoglio). Piànšer cûn la sigùla = versare lacrime di coccodrillo. 

Sigulâda Sf. Cipollata, piatto a base di cipolle.

Sigulîn  Sm. Cipollotto.

Sigulòt   Sm. 1. Cipollotto. 2. Persona stramba, elemento originale. Sigulòt armìs = germoglio dei bulbi di cipolla. Cuntadîn, lavûra d’ nòt, – mangia pân e sigulòt, porta brâghi d’ rigadûn – per mantgnîr al tu’ padrûn = il contadino lavora di notte, – mangia pane e cipollotti, indossa pantaloni di tela – per matenere il suo padrone. Vedi Scalùgna.

Sìj    Sm. Zio.

Sjîn   Sm. Zietto.

Sjîna  Sf. Zia. Se! Mi sjîna! = col cavolo!

Sìlaba Sf. Sillaba. Dal greco  syllabè, da syn e lambàno, = prendo insieme. In latino syllaba.

Silabàri   Sm. 1. Sillabario. 2. Testo di iniziazione. 3. Primi elementi di un mestiere. 4. Elenco di rimproveri o di suggerimenti.

Silénsi! Inter. Silenzio! Ma si usa di più Sito!

Silénsi (raro), Silénsio Sm. Silenzio, quiete; tranquillità! Dal latino silèntium = silenzio, dal verbo silēre = tacere.

Silensiadûr Sm. Silenziatore (accorgimento per ridurre il rumore delle macchine e delle armi).

Silensiûš  Agg. 1. Taciturno, silenzioso. 2. Insonorizzato.

Silôch   Sm. Scirocco, vento caldo.

Sìma Sf. 1. Cima; sommità; vertice; vetta; punta. 2. Fioritura del granturco. 3. Personalità eminente. Dal latino cyma, in greco kyma. In sìma = sopra. Da sìma a fùnd = da cima a fondo; dall’inizio alla fine. In sìma a la pôrta = sulla soglia di casa.

Simâ  Agg. e Pp.1. Spuntato, rotto. 2. Senza cima.

Simadûr Sm. Addetto a togliere le cime.

Simadûra Sf. L’azione di cimare, spuntare.

Simadûri  Sf. L’insieme delle cime asportate.

Simâr V. tr. Togliere le cime. Simâr al furmentûn, = togliere la parte alta (melghèt). Simâr ’na butìglia, = togliere la parte oleosa del vino.

Sìmia   Sf. 1. Scimmia. 2. Persona brutta. 3. Persona che sfotte, che ti rifà il verso. 4. Sbronza, ciucca. Dal greco sìmos, in latino sìmia e sìmius = scimmia.

Simindân  Sm. Contrazione dell’espressione “se me ne danno” 1. Questuante. 2. Persona poco dotata.

Simiòt  Sm. 1. Scimmiotto, piccolo di scimmia. 2. Chi si comporta come le scimmie. 3. Atrofia dei neonati. 

Simitèri Sm. 1. Cimitero. 2. Mortorio. Dal greco koimetèrion = dormitorio.

Simitûn   Sm. 1. Gioco. 2. pl. Smorfie, scimmiottatura. 3. Moine. 4. Dispetti, provocazioni. Dal greco sèma = segno, cenno, gesto.

Simiûn Sm. 1. Grossa scimmia. 2. Persona grossa e sgraziata.

Simiutâr V. tr. 1. Scimmiottare, prendere in giro qualcuno, rifargli il verso imitando le scimmie. 2. Fare dispetti, provocare.

Simpansè Sm. Scimpanzé, scimmia. Dal francese (XVIII secolo) quimpezé, poi chimpanzé (da un termine congolese).

Simpàtich  Agg. Simpatico, gradevole.

Simpatìa  Sf. Simpatia, concordanza di vedute. Dal greco sympàtheia.  in latino sympathia.

Sìmša Sf. 1. Cimice, acaro. 2. Puntina da disegno. 3. Piccolo distintivo. Dal latino cimex = cimice.

Simšàj  Sm. Cimiciaio, nido di cimici.

Simšûn Sm. Grossa cimice.

Simulîna Sf. Cima tenera di una pianta.

Sincêr Agg. Sincero, schietto, genuino. Dal latino sincerus [Colonna]. 

Sinceritâ Sf. Sincerità, schiettezza.

Sînch  Num. Cinque. Dal latino quinque = cinque. S’a m’ vên i sînch! = se mi scappa la pazienza, in cui sînch sottintende “minuti”. La giurnâda la vrê ’d sînch ûr: / trê d’arpôš e dû d’ lavûr; / e che la pâga l’ardupièsa, / e ’l lavûr al seguitèsa [Pini] = la giornata dovrebbe essere di cinque ore: / tre di riposo e due di lavoro, / e che la paga si raddoppiasse / e il lavoro non cessasse.

Sinchîn Sm. Moneta da cinque centesimi (dal numero cinque impresso sulla moneta). Un da sînch = una moneta da cinque centesimi (allo stesso modo si diceva: da dû, da due centesimi; da dês, da dieci centesimi).

Sindacâ, Sindacât Sm. 1. Sindacato. 2. Patronato. Dal francese syndicat.

Sindacâl  Agg. Riferito, relativo al sindacato.

Sindacalìsta Sm. Attivista sindacale.

Sìndich  Sm. Sindaco, autorità amministrativa. Dal greco syndikos, in latino tardo syndicus = colui che difende la legalità. A cmànda pu’ la sèrva dal prêt che la mujêra dal sindich = comanda più la serva del parroco che la moglie del sindaco.

Sinfunìa   Sf. 1. Sinfonia, musica gradevole. 2. Tiritera. 3. Paternale. Dal greco synphonìa = concerto. Avêgh dal sinfunìj = cercare pretesti.

Singarâda, Šingarâda    Sf.  Marachella, monellata.

Sìnger N. pr. 1. Marca di macchine per cucire. 2. Macchina da cucire (il marchio era diventato sinonimo dell’oggetto).

ŠìnghSm. 1. Zinco. 2. Secchio di metallo. Dal tedesco zink.

Sìngher Agg. 1. Zingaro, nomade, giramondo. 2. Rozzo; asociale. Dal greco atìnganos = tribù dell’Asia Minore definita degli “intoccabili”.

Sìngia   Sf. Cinghia (meccanica), cintura. Dal latino cingulum = cintura.

Singiâda Sf. Frustata, colpo di cinghia.

Singiâr, Sinšâr  V. tr.  Colpire con la cinghia.

Singîn  Sm. Cinturino.

Singiûn Sm. Grossa cinghia per trasmettere il moto dal motore o dal trattore alla macchina trebbiatrice o simili.

Singuètla  Sf.   Vedi Sanguètla.

Sinìster, Sinìstre   Agg. 1. Sinistro, mancino. 2. Infausto, luttuoso. 3. Sinistro, incidente, disgrazia.

Sinôpia Sf. Sinopia, tipo di terra rossa che si importava da Sìnope, città del Mar Nero. “I segatori di legname usavano segnare con uno spago intinto nella sinòpia la dritta traccia che la sega doveva seguireper ottenere le assi [Palazzi]. 

Sinquantîn Sm. Tipo di granoturco che matura in cinquanta giorni circa.

Sinquantîna Sf. Cinquantina (circa cinquanta).

Sinšèl Sm. Fettuccia, cordella.

Sinšèla Sf. 1. Fettuccia, cordella. 2. Donna sciatta (poco seria).

Šinšìj (raro) Sm. 1. Gingillo, cosa di poco valore. 2. Passatempo. Vedi Gingìl.

Sînta Sf. 1. Cintura, cinghia. 2. Circonferenza ai fianchi. 3. Indicazione approssimativa di un metro di altezza circa. Na sînta ’d nêva = tanta neve che raggiunge la cintura. Lârg ad sînta = largo di fianchi, generoso. Strèt ad sînta = magro, ma anche tirchio.

Sintûn Sm. Grossa cinghia (prevalente in meccanica). Vedi Sìngiûn.

Sintunìa Sf. 1. Collegamento tramite onde radio. 2. Sintonia, affinità di interessi. Dal greco Sýn e tònos = con (lo stesso) tono. 

Sintûra  Sf. Cintura.

Sinturîn  Sm. Cinturino, piccola cinghia.

Sinuîte  Sf. Sinovite, infiammazione alle articolazioni.

Sìo  Sm. Zio.

Siòch  Agg. Sciocco, burlone; tonto. Un vîn siòch = un vino senza gradazione.

Siôlt Agg. 1. Sciolto. 2. Slegato. 3. Indipendente. 4. Scorrevole. 

Siôlta   Agg. Diarrea.

Siòper, Siòpre Sm. Sciopero, astensione dal lavoro. Dal latino operari, lavorare, con ex privativo. Siòper a sangiút = sciopero a singhiozzo. Siòper cuntinuâ = sciopero a oltranza.

Sipàri Sm. Sipario, telo, velo. Dal latino siparium =  velario.

Sîpe Sf. Bomba a mano (tipo di bomba americana, detta anche ananas per la forma).

Sìperia, Sìpria Sf. Cipria. Dal nome dell’isola Cipro.

Siprès  Sm. Cipresso.

Sîra 1 Sf. 1. Sera, fine della giornata. 2. Vecchiaia. 3. Occidente. Dal latino serus = tardo. A vên sîra a ca’ tua cmé a ca’ ’d chiêter = il male capita a te come agli altri. Sút sîra = verso il tramonto.

Sîra 2 Sf. Cera (prodotto delle api). Dal greco keròs, in latino cera = unguento a base di cera. Föj’d sîra = foglio di cera.

Sirâda Sf. 1. Serata, tardo pomeriggio. 2. Festa notturna.

Siralàca   Sf. Ceralacca. Da cera e lacca = colla. La si usava come base per i sigilli.

Širèla   Sf. Carrucola, girella.

Sirêna Sf. 1. Sirena, ninfa. 2. Sirena, strumento acustico (ad aria compressa in uso principalmente sulle navi, poi nelle fabbriche, usata al termine della trebbiatura per avvisare che la macchina stava per essere trasferita in un’altra aia). Dal greco seirèn, in latino classico siren,  nel latino tardo sirena.

Sirîn Sm. Cerino, fiammifero di cera.

Sirìnga  Sf. Siringa. Dal greco syrinx, in latino syringa.

Siròch, Silôch   Sm. Scirocco, vento caldo. Dal magrebino shulùq = vento caldo e umido [Colonna].

Siròp  Sm. Sciroppo. Dall’arabo sharub = bibita.

Siròt   Sm. Cerotto. Dal latino tardo cerotum (di cera).

Sirudèla, Širudèla   Sf. 1. Componimento poetico (dialettale). 2. Girella, carrucola.

Sirupâ   Agg. e Pp.  Sciroppato (detto di frutta).

Sìs   Sm. Liquame di stalla.

š   Sm. Cece. Dal latino cicer = cece.

Šišània Sf. 1. Zizzania, loglio. 2. Calunnia, maldicenza. Dal greco zizànion = loglio.

Sisâr V. tr. Succhiare, ciucciare.

Sislênt Agg. Sporco di stallatico.

Sislûn   Sm. Farfuglione.

Sistèma Sm. Sistema, metodo, usanza. Dal greco sýstema = raccolta, insieme.

Sistemâ  Agg. e Pp. 1. Sistemato. 2. Titolare di un lavoro o di un reddito.

Sistemâr V. tr. 1. Sistemare, mettere a posto. 2. Dare ordine.

Sistemâs V. rifl. Trovare una sistemazione definitiva, un lavoro sicuro.

Sistemasiûn Sf. 1. Collocamento, sistemazione. 2. Riordino.

Sistemàtich  Agg. 1. Sistematico. 2. Persona precisa e ordinata.

Sistemìsta Sm. Chi gioca basandosi su dati scientifici.

Sisûn  Agg. Succhione, succhiatore.

Sišûri  Sf. pl. Cesoie, forbici. Dal latino cæsoria, poi cisoria (VI secolo), da cædere = tagliare.

Sît Sm. 1. Sito, luogo, località. 2. Spazio. 3. Podere. Dal latino situs. L’ò-c dal padrûn / l’ingràsa sît e pusiûn = l’occhio del padrone / ingrassa campo e podere. Ma và in cùl sît = va in quel posto. Fâr sît = fare spazio, trovare posto a qualcosa.

Sìt  Agg.  Zitto, taciturno. Sit!, Sìto = Taci!

Sitâ Sf. Città. Dal latino civitas = l’insieme degli abitanti.  Andâr a stâr in sitâ = trasferirsi in città.

Sitadèla   Sf. Piccola città. Fortezza.

Sitadîn 1. Sm. Cittadino. 2. Agg. Elegantone. 3. Educato.

Sitadlîna  Sf. Piccola città.

Sitarîn Sm. Piccolo podere.

Šitèla  Sf. Zitella, nubile. Zitta era l’appellativo dato in Toscana alle ragazze nubili ma molto giovani. Zitta corrisponde a piccola, giovinetta.

Sitîr V. tr. Zittire, tacitare.

Sîtla Sf. Conduttura forzata dell’acqua dal bottaccio alla ruota del mulino.

Sìto!   Inter. Zitti (ordine perentorio di fare silenzio). 

Situâ  Agg. e Pp.  Collocato, posto.

Situâr V. tr. Collocare, posizionare. Dal latino medievale situare = collocare.

Situasiûn Sf. 1. Situazione. 2. Condizione.

Situlîn  Sm. Piccolo podere.

Siuchèsa Sf. 1. Sciocchezza, leggerezza. 2. Danno involontario.

Siuchîn Agg. Sciocchino, leggero, poco furbo. Fâr la siuchîna = civettare.

Siuclîn  Sm. Chi fa lo sciocco.

Siuperânt Sm. Colui che si astiene dal lavoro.

Siuperâr  V. intr.  Scioperare, astenersi dal lavoro (per protesta). Dal latino operari = lavorare, con ex privativo.

Siûr Sm. Vedi Sgnûr.

Siurîn, Siurîna Sm., Sf. Signorino, signorina (il figlio o la figlia del padrone).

Sivâr V. tr. Assaggiare, mangiare appena. Dal latino cibare.

Sivèl Sm. Cavicchio fermaruote. È più comune caviciöl.

Sivèta   Sf. 1. Civetta, rapace notturno, del gruppo degli strigiformi. 2. Donna civettuola, vanitosa. Dal gallico cava. È un uccello notturno, e da sempre viene considerato di malaugurio (le credenze popolari dicono che, se la civetta canta vicino a una casa, in quella famiglia  presto muore qualcuno).

Šlâ  1. Agg. e Pp. Gelato, freddo, gelido, congelato. 2. Sm. Dolce freddo; cono gelato. Da latino gelu = gelo, ghiaccio.

Slabrâ Agg. e Pp. Slabbrato, rotto nell’orlo, svasato. Dal latino labrum = bordo del vaso.

Slabradûr Sm. Vasaio addetto a realizzare la bocca dei vasi (o operatore in condizioni simili).

Slabradûra Sf. 1. Slabbratura. 2. Allargarsi di una ferita.

Slabrâs V. rifl. Deformarsi della bocca o di oggetti (sacco, vaso).

Sladinâ  Agg. e Pp. Agile, esercitato, veloce. V. Ladîn.

Sladinâr V. tr. 1. Sciogliere, allenare, rendere agile. 2. Rendere duttile.

Slanciâ Agg. 1. Longilineo, sottile e agile. 2. Acuto (arco). 3. Alto.

Slâns  Sm. 1. Slancio, entusiasmo. 2. Rincorsa.

Slàpa   1. Cibo, rancio. 2. Bevuta ingorda.

Slápa, Slèpa  Sf. Schiaffone, manrovescio.

Slapâr  V. tr.  Mangiare avidamente.

Slâr  V. intr. Gelare, congelare.

Slâr 1. V. tr. Sellare (il cavallo). 2. Sm. Sellaio, tappezziere. Dal latino sella.

Slargâr V. tr. Allargare, dilatare, deformare. Dal latino largus.

Slargâs V. rifl. 1. Allargarsi. 2. Consolidarsi di una ditta; acquisire più clienti. 3. Aumentare la produzione.

Slârgh  Sm. 1. Slargo, piazzetta. 2. Allargamento.

Slasâr V. tr. Slacciare, slegare. Dal latino classico laqueus, poi latino volgare lacjus = laccio,  legame.

Slatâ  Agg. e Pp. 1. Svezzato. 2. Pronto di riflessi.

Slatâr V. tr. Svezzare, togliere il latte. Dal latino lactare, dare il latte, con s sottrattiva.

Slavâ  Agg. 1. Slavato, smorto, senza sapore. 2. Insulso.

Slavà-c Sm. Spruzzo da pozzanghera. Dal latino lavàcrum.

Slavaciâda  Sf.  Inzaccheramento.

Slavaciâr V. tr. 1. Lavacchiare, lavare male. 2. Spruzzare di acqua sporca, di pozzanghera.

Slavîna  Sf.  Frana, valanga.

Slentâ, Slentî  Agg. e Pp.  Allentato, mollato. Dal latino lentus.

Slentâr   V. tr. Allentare, diminuire (la pressione).

Slîš  Agg. Logoro, sdrucito, liso. 

Sligâ  Agg. e Pp.  1. Slegato, sciolto. 2. Agile.

Sligâr V. tr. Slegare, slacciare, sciogliere. Da legare, ligare in latino, con s sottrattiva.

Slìnd     Agg.  Agile, veloce.

Slinguaciûn Sm. Chiacchierone, linguacciuto.

Slìsa  Sf. Scivolo (come gioco dello scivolare).

Slisâ Agg. e Pp. 1. Scivolato, caduto. 2. Lisciato, levigato. 3. Blandito, circuito.

Slisâda   Sf.  Scivolone.

Slisâr  V. intr. Slittare, scivolare.

Slisaröla Sf. Gioco della scivola (fatto sul ghiaccio o sui calanchi).

Slisûn  Sm. Scivolone, capriola, caduta.

Slìta   Sf. Slitta. Dal tedesco schlìtten = scivolare.

Slitâr V. intr. 1. Slittare, scivolare, non fare presa. 2. Rimandare ad altra data.

Slitîn Sm. (neol.) Slittino.

Slôgia!  Inter. Sloggia! (esortazione ad allontanarsi).

Slúca!  Inter. Datti da fare (incitazione a camminare per lavorare). Significa: tira fuori la pula (al lúch) da sotto la trebbiatrice altrimenti si imballa.

Slucâr 1 V. intr. 1. Lavorare alacremente. 2. Rendere molto.

Slucâr 2 V. intr. Ripulire le granaglie dalla pula; togliere la pula (al lúch) da sotto la trebbiatrice.

Sludrûn Sm. Ingordo, mangione; insaziabile. Da lûdra = grosso imbuto.

Slugâ  Agg. e Pp. Slogato.

Slugadûra  Sf.  Slogatura, contusione.

Slugâs  V. rifl. Slogarsi, farsi male a un’articolazione.

Slugiâr V. tr. e intr. Sloggiare, cambiare posto o far cambiare posto. Togliere il disturbo.

Slûn  Sm.  Gelone.

Slungagnûn  Sm.  Persona molto alta.

Slungâr V. tr. 1. Allungare. 2. Porgere. 3. Protrarre, aumentare. 4. Diluire (il vino con acqua). Al gh’à slungâ quêl = gli ha dato dei soldi. Slungâr al vîn = annacquare il vino.

Slungâs V. rifl. 1. Allungarsi, distendersi. 2. Crescere. 3. Dilungarsi, insistere. Slungâs tròp = fare il passo più lungo della gamba.

Slungûn  Sm.  Persona molto alta.

Sluntanâs  V. rifl.  Allontanarsi, ritardare. Andarsene.

Slinâr V. intr. Baluginare (tipico delle serate estive). Dal latino exlucēre.

Slîr  V. intr.  Diminuire della luce del giorno.

Smacâr V. tr. 1. Mettere in smacco, umiliare. 2. Smaccare, rivelare, scoprire.

Smàch Sm. Smacco, vergogna. Dal tedesco schmach = onta, vergogna.

Smachinadûr Sm. Manovratore, operatore di macchine.

Smachinâr  V. intr. Lavorare con macchine.

Smaciadûr  Sm. 1. Prodotto per smacchiare. 2. Addetto alla smacchiatura.

Smaciadûra  Sf.  Smacchiatura, ripulitura.

Smaciâr  V. tr.  Smacchiare, ripulire.

Smaciulâr  V. tr.  1. Maciullare, picchiare. 2. Sfigurare. Dal latino volgare macinulare = tritare.

Smaciurlâr  V. tr.  Riempire di macchie.

Smadghîr  V. tr.  Addomesticare.

Smadunâr V. intr. 1. Bestemmiare. 2.  Imprecare.

Smaflûn Sm. Manrovescio, schiaffone.

Smagrîr V. intr. 1. Dimagrire. 2. Togliere il lar­do. 3. Assottigliare (si dice anche di abito che snellisce). Dal latino macer = magro.

Smagrîs V. rifl. Dimagrire, calare di peso. Dal latino macer = magro.

Smagunâs V. rifl. Togliersi il magone (parlando o piangendo), liberarsi di un peso.

Smàj Sm. Maggiociondolo, alberello delle leguminose, con fiori gialli a grappolo e foglie trifogliate (Cytisus laburnus).

Smaledîr V. tr. 1. Maledire, imprecare. 2. Maltrattare. 3. Rovinare. 4. Usare male.

Smalisiâ  Agg. Smaliziato, sfurbito. Dal latino malitia.

Smalisiâs  V. rifl.  Fare esperienza, smaliziarsi.

Smâlt Sm. 1. Smalto, vernice. 2. Apparenza, esteriorità. 3. Smalto per unghie. 

Smaltâ Agg. e Pp. Smaltato, trattato con vernice. Dal franco smàlt (voce tecnica della ceramica).

Smaltadûr Sm. Addetto alla smaltatura.

Smaltadûra Sf. Smaltatura, trattamento con smalto.

Smaltâr V. tr. Verniciare, trattare oggetti con smalto.

Smalucâr V. tr. Togliere grumi.

Smanaflûn Sm. Manrovescio, schiaffone.

Smânch Sm. 1. Ammanco finanziario. 2. Nicchia. 3. Riduzione del muro.

Smandgâr V. tr. 1. Togliere il manico. 2. Rompere il manico. 3. Sfilare il manico a un attrezzo.

Smandurlinâda Sf.   Vedi Mandulinâda.

Smanèš Sm. 1. Maneggio, agitazione. 2. Intrigo.

Smangiâ  Agg. e Pp.  Consunto, roso, liso, consumato.

Smangiâr V. tr. 1. Corrodere, limare. 2. Rosic­chiare.

Smània Sf. 1. Smania, fretta. 2. Intolleranza. Dal greco manìa = follia, escandescenza.

Smaniâs V. rifl. Smaniare, agitarsi; dimenarsi.

Smaniûš  Agg.  Agitato, smanioso.

Smanuplâr  V. tr.  Armeggiare con le manopole.

Smarangunâr V. intr. Fare un lavoro approssimativamente, di poco impegno.

Smarasâda Sf. Colpo di accetta.

Smarasâr V. tr. Tagliare con l’accetta. Sezionare la carne col marrazzo.

Smarcâr V. tr. 1. Cancellare dall’elenco. 2. Annullare.

Smarcâs V. rifl. Liberarsi di un avversario (termine calcistico).

Smargiàs  Agg. 1. Smargiasso, prepotente. 2. Villano.

Smaridûr Sm. Battitore (addetto a snidare la selvaggina).

Smarîn Sm. Rosmarino (Rosmarinus officinalis). Dal latino ros marinus = rugiada marina. Appartiene alla Labiate.

Smarinâr V. tr. 1. Smarinare, dissalare. 2. Togliere il ghiaccio. 3. Togliere dalla salamoia. 4. Fare allontanare. Sinonimi: Smurâr, Sbrinâr.

Smarîr V. tr. Spaventare, mandare via. Dal latino volgare marrire, attraverso il germanico occidentale màrrian, disturbare. Smarìsle! (imperativo) = caccialo via (espressione usata per allontanare animali che danneggiano il raccolto o altri lavori).

Smartlâr V. tr. Smartellare, picchiare disordinatamente.

Smarulâr V. tr. 1. Togliere il nocciolo. 2. Togliere il midollo. Si predisponevano così pezzi di legno (per fare i manici degli utensili come falci messorie, accette, lime), ai quali si toglieva il midollo per farvi entrare il codino di ferro attorno al quale andava fissato il manico.

Smarunâda  Sf.  Rottura di scatole.

Smarunâr V. intr. 1. Sbagliare, commettere errori banali. 2. Rompere le scatole. Dal latino medievale (XIII secolo) marro = marrone, tipo di castagna eccellente.

Smasâda Sf. 1. Smazzata (partita a carte). 2. Colpo do mazza per rompere sassi, piantare fittoni, spaccare legna.

Smascherâr V. tr. 1. Smascherare, rivelare. 2. Scoprire, svelare l’imbroglio. Da maschera, nel latino medievale masca = strega.

Smasuclâr V. tr. Togliere i grumi dalla polenta o simili. Percuotere con la mazzetta.

Smataflûn Sm. Manrovescio, schiaffone.

Smatasâr  V. tr.  Dipanare la matassa. Risolvere problemi improvvisi, trovare la soluzione.

Smatîr V. intr. Impazzire, ammattire. Dal latino parlato mat[t]us = madido, ubriaco.

Smèdghe  Agg. Addomesticato, domato, calmo.

Smemurâ, Smemuriâ Agg. Smemorato, che ha perso la memoria, che non ricorda o non riconosce.

Smênsa  Sf.   Semente, semi.

Smênsi Sf. Semenzine, piccoli chiodi, detti anche smentîni.

Smênta Sf. Seme, semente. Dal latino semen. Andâr in smênta = andare in seme. Lasâgh la smênta = non consumare tutto ciò che si ha a disposizione.

Smentàj  Sm.  Semenzaio.  Vivaio.

Smentîna Sf. Seme di erba medica per rinnovare i prati.

Smentîni  Sf. pl.  Piccolissimi chiodi.

Smerciâr V. tr. Vendere, smerciare, commerciare.

Smerdâr  V. tr. Pulire (un bimbo), ripulire un ambiente molto sporco.

Smerdûn  Agg. 1. Sporco. 2. Spocchioso. 3. Gradasso.

Smêrghel, Smêrgle Sm. 1. Lamento (di animale). 2. Urlo inumano. .

Smerglâr  V. intr. 1. Lamentarsi. 2. Strillare. 3. Gèmere (riferito al verso di animali). Dal verso del mèrgus, uccello che si immerge (della famiglia degli anseriformi), quindi imitare il mergus.

Smerìglio  Sm.  Mola o cote smeriglio. Dal greco smýris, bizantino smerìlion.

Smerletâr V. intr. 1. Accanirsi per aprire una porta. 2. Tentare un lavoro con attrezzi non idonei.

Smes-ciânsa   Sf. 1. Mescolanza, mescolamento. 2. Confusione. Vedi Armes-ciânsa.

Smes-ciâr   V. tr. 1. Mescolare, confondere. 2 Mescolare le carte da gioco. Dal latino volgare misculare = mescolare.

Smešdâda   Agg. e Sf. 1. Dimenata. 2. Mescolata (gesto tipico di come si fa la polenta).

Smešdadûr   Sm. 1. Attrezzo per rimestare. 2. Persona addetta a rimestare.

Smešdadûra   Sf. L’azione del rimestare, mescolare.

Smešdamênt   Sm. 1. Rimescolamento. 2. Agitazione

Smešdâr   V. tr. Rimestare, mescolare; agitare. Dal latino volgare misculare = rimestare. 

Smešdâs  V. rifl. Agitarsi, non darsi pace, essere inquieto.

Smètre V. intr. 1. Smettere, dismettere, cessare. 2. Mettere fuori uso. Dal latino mittere con s sottrattiva.

Smiavlâr, Sgnavlâr   V. intr. Miagolare, lamentarsi, dare fastidio.

Smîls   Agg. Smilzo, magro, sottile.

Sminusâr  V. tr.   Sminuzzare, tritare, frammentare. Dal latino volgare minutiare = fare a pezzettini.

SmìsAgg. Smesso, non più in uso, dismesso.

Smitragliâda Sf. Smitragliata. Scarica di proiettili.

Smitragliâr V. tr. Mitragliare, colpire con una raffica.

Smladûr Sm. Smielatore, chi recupera il miele.

Smladûra Sf. Smielatrice, macchina per smielare.

Smladûra Sf. L’operazione del recupero del miele.

Smlâr V. tr. Smielare, togliere il miele dalle arnie. Dal latino ex e mel = miele.

Smlòdghe, Smlùdghe Agg. Flaccido, molliccio. Dal latino mollis.

Smnusâr V. tr. Sminuzzare, tritare, frammentare. Dal latino volgare minutiare, fare a pezzettini.

Smöja Sf. Ranno, lisciva, ammollo.

Smôrcia Sf. Morchia, untume, sporcizia. Dal latino volgare amurcula = morchia.

Smôrfia Sf. 1. Smorfia. 2. Contrazione del viso. Dal greco morphè =  forma, nel latino medievale morphea, = deformazione della bocca.  3. Libro dei numeri da giocare al lotto. In questo caso si chiama in causa Morfeo, dio del sonno, perché i presentimenti legati ai numeri da estrarre si sperimentano in sogno, e quasi sempre restano tali.

Smorsacandêli  Sm. Spegnitoio per ceri (piccolo cono di latta applicato a un’asticella che viene usato per spegnere la fiammella del cero posti in alto).

Smorsalúma  Sm. Spegnitoio dei lumi a petrolio.

Smôrt  Agg. 1. Smorto, pallido. 2. Scolorito. 3. Spento. Dal latino mortuus, pensando al pallore del defunto.

Smòs,  Agg. e Pp. 1. Smosso, alterato. 2. Agitato (mare). 3. Rimosso, spostato.

Smús Sm. Smusso, arrotondamento degli angoli, smussatura. Scarpèl da smús = scalpello per fare gli smussi.

Smöver, Smövre V. tr. 1. Smuovere, spostare. 2. Agitare, sollecitare. Dal latino movēre = muovere.

Smubilitâr V. tr. 1. Sciogliere l’esercito. 2. Smettere un’attività. 3. Concludere un lavoro. 4. Ritirarsi. Dal latino mobilitare = rendere agile. Se riferita all’esercito la mobilità era essenziale per prendere di sorpresa il nemico.

Smucladûr Sm. 1. Smoccolatoio (serviva per accendere e spegnere le candele). 2. Bestemmiatore.

Smuclâr V. intr. 1. Smoccolare, sporcare di cera. 2. Bestemmiare. Dal latino mucus = muco.

Smuclûn Agg. Moccoloso, moccioso, sporco.

Smujâr V. tr. Sciacquare dopo l’ammollo. L’é spiâna cmé l’àsa da smujâr = è completamente priva di seno.

Smuládghe   Agg. Molliccio. Vedi Smlòdghe.

Smûnt Agg. Smunto, emaciato, pallido. Da smungere, = mungere fino all’ultima goccia.

Smuntâ Agg. e Pp. 1. Sceso (da cavallo) dall’alto, o da un turno di lavoro 2. Disattivato, disinnescato. 3. Scolorito. 4. Confutato.

Smuntà-g  Sm. Demolizione, disattivazione.

Smuntâr 1. V. tr. Smontare, demolire. 2. Disinnescare un ordigno. 3. Disattivare una struttura. 4. Confutare, ribattere. 5. Separare le parti del maiale appena ucciso. 6. V. intr. Scendere (da cavallo, da un mezzo pubblico). 7. Attenuarsi dei colori (di una stoffa).

Smurâr V. tr. Abbattere parte di un muro.

Smurâr V. intr. 1. Lo sciogliersi della neve, disgelo. 2. Il risveglio delle piante a primavera. 3. Il fluire della linfa prima che spuntino le gemme. 4. Lo sciogliersi della salamoia durante la salatura.

Smurciâ  Agg. e Pp. Unto, sporco di grasso. Dal latino [a]murca = morchia.

Smurciâr  V. tr. Ungere, sporcare di grasso.

Smurfiûš  Agg. Smorfioso, altero, sussiegoso. Dal greco morphè = forma, poi nel latino medievale morphea = deformazione della bocca.

Smurgàj   Sm. 1. Moccolo; caccola. 2. Mariolo, monello, bricconcello, impertinente.

Smursâ  Agg. e Pp. Spento (riferito a fuoco o lume). Sedato (se riferito a litigio).

Smursadûr Sm. Spegnicandela, estintore.

Smursâr V. tr. 1. Spegnere, smorzare. 2. Attenuare. Dal latino volgare ad-mortiare.

Smursâs V. rifl. 1. Spegnersi, attenuarsi. 2. Morire.

Smurtîn Agg. Smorto, palliduccio, gracile.

Smusâr V. tr. Smussare, addolcire. Dal francese émousser.

Smutlâr V. intr. Muggire (soprattutto di vitelli). Vedi Mutèl.

Smuvšinâr V. tr. Blandire, coccolare con secondi fini. Dal latino mollis. = tenero.

Snâr  V. intr. Cenare.

Šnâr N. pr. Gennaio. Dal latino januarius, mese dedicato a Giano. Ma anche mese che apre l’anno (jànua = porta)

Snatu   Agg. e Pp.  1. Snaturato, alterato; contronatura. 2. Ingrato.

Snavì-c  Sm.  Qualsiasi attrezzo snodato.

Snaviciâ   Agg. Agile, sciolto, disarticolato.

Snaviciadûra Sf. 1. Attitudine a essere agili. 2. Stimolo. 3. Disarticolazione.

Snebiâs   V. rifl. 1. Lo sparire della nebbia; rasserenarsi. 2. Vederci chiaro.

Snervâ  Agg. e Pp.1. Privo di polso, arrendevole. 2. Senza resistenza.

Snervâr  V. tr. Snervare, stressare, insistere. Dal greco nèuron, attraverso il latino nervus = nervo, con s- sottrattiva.

Snervâs   V. rifl. 1. Snervarsi, consumarsi. 2. Impegnare tutte le forze. 3. Perdere consistenza.

Snèster   Sm. Blocco temporaneo di un muscolo o di un’articolazione. Dal latino sinìster = di malaugurio.

Snèstra Sf. Ginestra. Dal latino genèsta.

Snêver, Snêvre Sm. Ginepro. Dal latino junìperus  = ginepro. Un ramo di ginepro, pelato, con solo alcuni rametti, veniva usato per “rompere la cagliata” e predisporre la ricotta.

Snèvre V. intr. Nevicare leggero. Si dice anche nvaciâr. Vedi Nèvre.

Snò-c  Sm. Ginocchio. Dal latino volgare genùculum, diminutivo di genu. Pregare, inginocchiarsi = mètse in snòc =. Mètre in snòc = piegare, fiaccare, vincere, costringere alla resa.

Snuciâ  Agg. e Pp. Inginocchiato.

Snucêra Sf. Ginocchiera, fascia elastica per le ginocchia.

Snuciâda Sf. Ginocchiata, botta col ginocchio.

Snucîn  Sm. Piccolo ginocchio.

Snuciûn 1. Sm. Ginocchio grosso o gonfio. 2. Locuz. In snuciûn = in ginocchio.

Snûd  Sm. Snodo, articolazione.

Snudadûr Sm. Addetto a sciogliere i nodi (nella industria tessile).

Snudadûra Sf. L’azione dello snodare.

Snudâr V. tr. Snodare, slegare. Dal latino nodus, con s sottrattiva.

Snudâs  V. rifl. Sciogliersi, slegarsi. Sfilare di un corteo.

Sò, Suo  Pron. e Agg. Suo, loro. Dal latino suus.

Sö Pron. e Agg. 1. Suoi, loro. 2. Parenti, famigliari. Dal latino suus. I sö = i parenti. An gh’avêr mìa tú-c i sö a cà = non avere tutte le rotelle a posto.

Šó (Casteln.), Šóv, Šú Sm. Giogo. Dal latino iugum.

Šù Avv. e prep. Giù, sotto. Dal latino classico deorsum, poi latino volgare djusum = giù. Vìa cûn d’i sú e šò = strada dissestata.

 Sú  Sö (Casteln.), Avv. e prep. Su, sopra. Dal latino supra.

Sòca,  Sf. 1. Ceppaia. 2. Ceppo famigliare. 3. Ceppo dell’incudine. 4. Battiscopa. 5. Parte interrata di un albero. 6. Radice di un dente. Dal latino volgare soccus, = zoccolo. Ànch da ’na brúta sòca  gh’ pöl gnîr di bèl arbút = anche da genitori poco belli possono nascere dei bei figli. Cavâr al  sòchi =  levare le ceppaie. Avveniva quando si dissodava un bosco per farne un campo.

Sòc-da (Toano) Sf. Vedi šda.

Sòch Sm. Ceppo, ciocco, tronco. Dal latino volgare soccus = zoccolo, base. Chi gh’à un sòch ìnt al curtîl  al le tìgna per mârs o avrîl, chi ha un ceppo nel cortile lo risparmi per marzo o aprile. Durmîr cmé un sòch, dormire della grossa.

Söch, Súch Sm. 1. Zuccata. 2. Succo; contenuto. 3. Succo (di frutta).

Sôchel, Sòcle Sm. 1. Zoccolo, scarpa. 2. Base. 3. Zoccolo di animali. 4. Strato di neve o terra che resta attaccato alla suola della scarpa. 

Sòci,    Sm. 1. Socio, collega. 2. Tipo strano. 3. Complice. 4. Balordo. Dal latino socius = compartecipe.

Sòcla   Sf. Battona, donna equivoca.

Sôd  1 Agg. 1. Compatto. Sodo, duro, alacre, gagliardo. Dal latino sòlidus = massiccio. 2. Non coltivato, tenuto a salda (riferito a terreno). Gnîr sôd = rassodarsi. Öv sôd = uovo sodo, bollito nell’acqua. 

Sôd 2, Sôld   Sm. pl. Soldi, monete, averi. Dal latino solidus (nummus) = di buon conio. Sôd e capûn / i ên sémper bûn = soldi e capponi vanno sempre bene. Chi cl’imprèsta i sôd, al pêrd l’amicìsia e i sôd = chi presta denaro perde i soldi e l’amicizia. L’é pu’ fàcil fâr al purèt cûn i sôd in bisàca che fâr al sgnûr sénsa sôd = è più facile fare il povero con i soldi in tasca, che fare il ricco senza soldi.

Sôda Sf. Soda; soda caustica. Dall’arabo suwwād, = pianta dalle cui ceneri si estrae un carbonato che, misto all’idrato di sodio, produce la soda caustica.

Sofà Sm. Vedi Sufà.

Šögh Sm. 1. Gioco, divertimento. 2. Giocattolo. 3. Scherzo. Dal latino iocus. Al šögh l’è bèl fîn ch’l’è cúrt, = il gioco è bello se dura poco.

Söj Sm. Mastello (di legno). Fûrb ’cmé un söj = tonto.  

Söja Sf. Mastello di legno per il bucato. Si può distinguere il söj dalla söja. Si tratta di recipienti costruiti con legno di castagno. Il primo si utilizzava per il trasporto di liquidi (beverone per i bovini, acqua per abbeverare, mosto da riporre nei tini per la fermentazione). La seconda, più larga e più bassa, a volte anche di forma ovale, era destinata al bucato. 

SöSm. 1. Suolo, stampo, grossa padella per erbazzone. 2. Vassoio in vimini per dolci o frutta secca. Probabilmente dal latino solum = base.

Sòl  N. pr. Sol, la quinta nota musicale.

Söla Sf. Suola delle scarpe. Soletta aggiuntiva. Dal latino solea = suola. 

Sôld  Sm.   Vedi Sôd.

Sòlit   Agg. Consueto, abituale, ripetitivo, solito. Dal latino solitus.

Sóma Sf. Somma, addizione. Fâr la sóma = addizionare.

Sôma Sf. 1. Soma, carico. 2. Unità di misura del carico. 3. Impegno oneroso. 4. Gobba. Dal greco sàgma, in latino tardo sauma = basto. La sôma la s’ ajústa adrê la vìa =  il carico si assesta lungo il cammino.

Són, Sùn Sm. e Sf. 1. Sonno. 2. Stanchezza; riposo. Dal latino somnus = sonno. Ciapâr sùn = addormentarsi.

Šôna Sf. Zona, territorio. Dal greco zòne, attraverso il latino zona = cintura, zona.

Sonàmbula Sf. Sonnambula. Andâr in sonàmbula, = soffrire di sonnambulismo. Vedere lucciole per lanterne.

Sòp   Agg. 1. Zoppo, sciancato. 2. Corto di intelligenza. Dal latino tardo cloppus = zoppo. N’êser mìa sòp = essere sveglio. Andâr sóp = zoppicare.

Söra Sf. 1. Suora, monaca. 2. Scaldino per il letto (padella delle braci). Dal latino soro = sorella.

Sóregh (raro) Sm. Topo. Dal latino sorex = sorcio.

Sôrgo Sm. Tipo di saggina. Dal latino (granum) suricum = grano di Siria.

Sôrta Sf. 1. Tipo, specie; sorta; genere. Dal francese antico sorte. 2. Destino, sorte, fortuna, sortilegio. Dal latino sors = sorte. Fân  d’in sôrta = farne di ogni qualità.  Tirâr a sôrta = estrarre a sorte.

šda Sf. Soccida, società. Dal latino socìetas = società. Contratto secondo il quale uno dei contraenti consegnava all’altro un animale con l’obbligo di mantenerlo, dividendone a metà i frutti.

Sòsta Sf. Sosta, pausa, riposo. Dal latino substare = stare saldo.

Spâ-c   Sm. 1. Spaccio. 2. Negozio.

Spacâ Agg. e Pp.  Spaccato, rotto, frantumato. Dal longobardo spàhhan = fendere.

Spacâda 1. Sf. Spaccata. 2. Rottura di una vetrina (a scopo di furto). 3. Figura di balletto o ginnastica in cui le gambe vengono posizionate orizzontalmente. 4. Intervento a piedi divaricati di un giocatore di calcio (per sottrarre il pallone all’avversario). 5. Pp. Spaccata, rotta.

Spacâr V. tr. 1. Spaccare, rompere, frantumare. 2. Dare fastidio. Dal longobardo spàhhan = fendere.

Spacâs V. rifl. Dividersi per il lungo. Spacâs la schêna, = rompersi la schiena (per la fatica).

Spàch   Sm. Spacco, fenditura, crepa. Taglio su un lato della gonna.

Spàch Sm. Mattone a due facce separabili (cosiddetto perché è predisposto per essere spaccato in due, utilizza ambo le facce).

Spaciâ  Agg. e Pp.1. Spacciato, eliminato. 2. Sconfitto.

Spaciadûr Sm. Venditore clandestino di droga.

Spacianâs  V. rifl. Cadere a pancia in giù, come un rospo. Ridere a crepapelle.

Spaciâr V. tr. 1. Spacciare, vendere. 2. Far credere una cosa per un’altra. 3. Vendere di contrabbando. Dal provenzale despachar.

Spaciâs V. rifl. Spacciarsi, camuffare la propria identità; far credere d’essere una persona diversa.

Spaciugar V. tr. e intr. 1. Pasticciare, sporcare. 2. Dipingere male. 3. Lavoricchiare.

Spacûn  Sm. Spaccone, gradasso.

Spacunâda Sf. Smargiassata.

Spâda Sf. 1. Spada (arma). 2. Spade (seme di carte da gioco). Dal greco spàthe = spatola.

Spadacîn, Spadasîn Sm. Spadaccino.

Spadâj, Spadâr Sm. Forgiatore o venditore di spade.

Spadî Agg. 1. Acerbo, che lega il palato. 2. Che ha perso forza.

Spadîn Sm. Spadino, pugnale, fioretto.

Spadîr  V. tr. e intr.  Allappare, legare i denti.

Spadìs   Agg. Acerbo, che lega il palato.

Spadlèta   Sf. Spatola passafili per l’ordito. Dal latino spatula.

Spadûn Sm. 1. Iris, fiore. 2. Grossa spada. 3. Spatolone per lavorare la canapa.

Spâgh Sm. Spago (sia normale che da calzolaio). Dal latino tardo spacus. Lo spago non ancora preparato viene detto sa

Spaghèt 1. Sm. pl. Spaghetti, pasta. 2. Sm. Paura, spavento, fifa.

Spaginâr V. tr. Spaginare, rovinare un libro; scompaginare.

Spàgna N. pr. Spagna. Dal latino Hispania. Francia o Spàgna, – basta ch’a s’ màgna = non importa chi governa, purché ci sia da star bene.

Spàgna (Erba) Sf. Erba spagna. È più nota come erba medica (fa parte delle leguminacee).

Spagnöl   Agg. Spagnolo, iberico.

Spagnöla Agg. e Sf. Spagnola (epidemia che fece strage subito dopo la prima guerra mondiale). Da Spagna, paese d’origine, ove pare sia esplosa nel 1918 per poi diffondersi in tutta l’Europa.

Spagnulèta  Sf. Spoletta di filo per cucire. 

Spàj (A)   Locuz. A spaglio, a ventaglio (per similitudine col gesto del seminatore e l’immagine del semeche si stacca dalla mano e raggiunge il terreno).

Spajadûr Sm. Grande mangiatore; chi ingozza tutto.

Spajâr V. tr. 1. Togliere la paglia dalla trebbiatrice (e passarla al pagliaio). 2. Togliere il rivestimento a fiaschi o damigiane.

Spajasâda Sf. 1. Pagliacciata, sceneggiata. 2. Azione irresponsabile.

Spajasâr V. intr. Fare il pagliaccio, causare derisione e spasso. Dal latino pàlea = paglia, perché il pagliaccio era lo spavntapasseri. Lû l’é al re ’d tú-c i pajàs: – al fa sémper dal pensâd – da fâr rìdre e spajasâr = è il re di tutti i pagliacci: ha delle trovate che fa sbellicare dalle risate [Isaia Zanetti].

Spàider  Sf.  Macchina sportiva, spider.

Spajuràs Sm. 1. Spaventapasseri. 2. Grossa paura. 3. Minaccia.

Spajurîr V. tr. Spaventare, intimorire. Dal latino pavor, paura.

Spajuš   Agg. 1. Pauroso, timido, emozionabile. 2. Spaventoso.

Spàla   Sf. 1. Spalla. 2. Parapetto. 3. Spalletta, rialzo di arginatura. 4. Prosciutto ricavato dalle spalle del maiale. 5. Sostenitore, aiutante. Dal latino spat[u]la nella progressione: Spàtula, spàtla, spalla. Fâr da spàla, = spalleggiare.  Tirâr sú al spàli = fare spallucce, disinteressarsi.

Spàla (A, In) Locuz. Portare a spalla.

Spalâda 1. Sf. Spalata (della neve), varco aperto sulla neve con la pala. 2. Urto, colpo dato con la spalla. 3. Agg. e Pp. Portata via con la pala.

Spaladûr Sm. Chi fa la spalata, chi toglie la neve.

Spaladûra Sf. Spalatura della neve.

Spaladûra Sf. Spartineve; pala meccanica per togliere la neve. La spalatrice viene chiamata pujâna.

Spalancâr V. tr. Spalancare, aprire completamente.

Spalâr V. tr. 1. Servirsi della pala per ammucchiare o togliere qualcosa. 2. Procurarsi un varco, fare la spalata (della neve).

Spaliêra Sf. 1. Testata del letto. 2. Sponda di un divano, di una seggiola. 3. Impalcatura di protezione. 4. Spalliera (da ginnastica).

Spalîna Sf. 1. Imbottitura in corrispondenza delle spalle, tra fodera e panno. 2. Nastro che regge le sottovesti (negli abiti). 3. Mostrine dei gradi applicate sopra le spalle (gergo militare). 4. Stipiti di una porta; parapetto (in edilizia).

Spalmunâs V. rifl. Urlare, chiamare ad alta voce, spolmonarsi.

Spalpasâr V. tr. Palpare, palpeggiare. Intensivo di palpâr.

Spalutâr V. tr. 1. Togliere la neve (o altro) con il palotto. 2. Ripulire cereali lanciandoli contro vento.

Spàna Sf. 1. Spanna (distanza tra i vertici del pollice e del mignolo a mano aperta). 2. Unità approssimativa di misura di lunghezza, tra i venti e i venticinque centimetri. Dal longobardo spànna

Spanâ, Spanâda Agg. Dado o vite danneggiati nella filettatura.

Spanadûra Sf. Scrematoio, attrezzo per scremare il latte dalla panna.

Spanadûra Sf. 1. L’azione di spanare una vite, un congegno. 2. L’azione di togliere la panna.

Spanâr V. tr. 1. Rovinare la filettatura di un dado o di una vite. 2. Togliere la panna dal latte.

Spaniâr V. tr. Togliere le panie. Dal latino pa[g]ina (con metatesi) = pania. Per cacciare gli uccelli migratori, si usava porre dei bastoncini imbevuti di vischio su una pertica fissata a un albero, in modo che sporgesse verso l’alto. I volatili, posandosi su tali bastoncini, si sporcavano le ali, non riuscivano più a volare, cadevano a terra e potevano essere catturati facilmente.

Spansâda Sf. 1. Tuffo riuscito male. 2. Caduta in avanti, sulla pancia.

Spansâs V. rifl. Ridere a crepapelle, spanciarsi.

Spanuciâr V. tr. Staccare le pannocchie dal gambo. Dal latino panicula, poi pannucula.

Spaplâ  Agg. e Pp. Spappolato, impiastricciato.

Spaplâda 1. Sf. Impiastricciamento. 2. Agg. e Pp. Spappolata.

Spaplâr V. tr. Spappolare, disfare, impiastricciare.

Sparâ  Agg. e Pp. 1. Sparato. 2. Risparmiato.

Spâra  Sf. Striscia di rinforzo tra suola e tomaia.

Sparaciâr V. tr. e intr. Sparacchiare, sparare senza convinzione.

Sparadèl Sm. Striscia di vacchetta o cuoio tenero disposta lungo tutto il perimetro della scarpa, cucita alla tomaia e alla suola.

Sparadûr 1 Sm. 1. Sparatore, cacciatore. 2. Raccontafrottole (da sparare). 3. Risparmiatore.

Sparadûr 2 Sm. Separatore. Tramezza. Era una tavola ricurva applicata all’aratro per risparmiare, non danneggiare le viti.

Sparafadîga  Sm.  Scansafatiche.

Sparagnîn Sm. Risparmiatore, economo.

Sparamân Sm. Frattazzo, appianatoio. V. Paramân.

Sparamuntàgni  Sm. Spaccone, gradasso, contaballe.

Sparâr V. tr. e V. intr. 1. Sparare con un’arma. 2. Raccontare cose irreali. 3. Risparmiare. 4. Mettere da parte. 5. Tenere di riserva. Partîr sparâ = partire a tutta velocità. Spâra, sparâgna, – ariva ûn ch’a t’ li màgna, = risparmia, risparmia, arriva uno che te li mangia.

Sparavàla   N. pr. Sparavalle, località di valico dopo Castelnovo ne’ Monti, vicino a Cervarezza. Da super vallem = sopra la vallata, o anche da aspra valle.

Sparavèl, Sparavèla Sm. e Sf. Frattazzo, lisciatoio, appianatoio, sparviero.

Sparavlâr V. tr. Levigare un intonaco con la sparavèla.

Sparciâr V. tr. Sparecchiare, togliere le stoviglie da tavola. Dal latino volgare pariculare = preparare al negativo.

Sparè-c  Sm. Sparecchiatura, riassetto del tavolo dopo il pasto.

Sparèš   Sm. 1. Spareggio, eliminatoria. 2. Rivincita.

Sparîr V. intr. Scomparire, far perdere le tracce; fuggire.

Sparisiûn Sf. Scomparsa, sparizione.

Sparlâr V. intr. 1. Parlare male di qualcuno. 2. Essere volgare.

Sparmiâr V. tr.     Vedi Risparmiâr.

Sparpadèla   Agg. Chi spiffera tutto.

Sparpadlâda Sf. Risata senza ritegno.

Sparpadlâr V. tr. 1. Spifferare, raccontare tutto in pubblico. 2. Sparpagliare, mettere in disordine.

Sparpadlûn  Agg. 1. Chiacchierone. 2. Disordinato.

Sparpagnâ  Agg. e Pp.  Disordinato, mal vestito.

Sparpagnâr  V. tr. Spargere, sparpagliare. Sparpagnâr al fögh = sbraciare, dsporre le braci per porvi sopra padella o tegame.

Sparpagnûn Agg. Sciupone, sprecone.

Sparpajâr   V. intr.  Sfarfallare, svolazzare.

Sparšâr  V. tr.  Spareggiare.

Speršûr Sm. 1. Spergiuro (chi giura il falso). 2. Giuramento falso. 

Spartàgna  Sf.  Spartizione. Vedi Spartâna.

Spartân Agg. Spartano, parco, austero, che si accontenta di poco.

Spartâna Sf. Era il momento della divisione dei prodotti tra mezzadro e padrone. Dal latino spartire. In una canzone del periodo della emancipazione del mondo agricolo (fine Ottocento), dal titolo Al vilân, si dice: Quând al vên per la spartâna – al fa sú ’na grân fumâna = quando il padrone viene per la spartizione fa su una gran confusione (perché di prodotti ne pretende di più).

Spartî   Agg. e Pp. 1. Diviso, distribuito. 2. Suddiviso.

Spartîda 1. Sf. Linea di separazione dei capelli, scrina. 2. Agg. e Pp.  Divisa, spartita.

Spartidûr Sm. Elemento separatore nelle macchine selezionatrici.

Spartîr V. tr. 1. Dividere, separare. 2. Spartire, condividere. 3. Dividere l’eredità. Dal latino partiri = dividere in parti.

Spartisiûn Sf. 1. Suddivisione. 2. Divisione del bottino.

Spàs  Sm. 1. Spasso, divertimento. 2. Passeggio. Fâr la vìta ’d Michelàs: mangiâr e bèvre e andâr a spàs = fare la vita di Michelaccio: mangiare, bere e andare a spasso. Armàgnr’ a spàs = perdere il lavoro; perdere un’occasione.

Spasacamîn Sm. Spazzacamino.

Spasadûr Sm. 1. Spazzolone di foglie di granturco utilizzato per pulire il forno. 2. (Ramiseto) Scopa di rami per il cortile. In un indovinello popolare indica la coda della mucca: spunciûn, lušûr, – quàtre stànghi e un spasadûr = due punteruoli (le corna), due illuminatori (gli occhi), quattro stanghe (le gambe) e uno spazzolone (la coda).

Spasanêva Sm. Spazzaneve, pulitrice meccanica.

Spasâr V. tr. 1. Pulire, spazzare. 2. Ramazzare. 3. Spazzolare, spolverare. Dal latino spatula = attrezzo per pulire.

Spasâsla  V. rifl.  Divertirsi, spassarsela, godersi la vita.

Spasavêder Sm. Tergicristallo, spazzavetro, tergilunotto.

Spasèta Sf. Spazzola per panni o per scarpe.

Spasetûn Sm. (neol.) Spazzolone per pavimenti.

Spàsi,   Sm. Spazio, territorio; area. Dal latino spatium, = spazio.

Spašimânt Sm. Spasimante, sofferente. Dal greco spasmòs, in latino spàsma = dolore acuto.

Spasîn Sm. Spazzino, netturbino.

Spasiunâ  Agg. Disinteressato, spassionato.

Spasiûš   Agg. Spazioso, comodo, largo.

Spâšme   Sm. Spasimo, sofferenza.

Spastîn, Spastîna Sm. e Sf. Spazzolino; piccola spazzola.

Spastûn Sm. Spazzettone.

Spasulîn Sm. Spazzolino (per denti); piccola spazzola.

Spasûn Sm. Scopettone fatto di foglie di granoturco, inumidito, usato per togliere la cenere dal forno prima di introdurvi il pane da cuocere. Si chiama anche strasinûn.

Spatajâ Agg. Mezzo svestito (la patàja è la parte posteriore bassa della camicia).

Spatarâ Agg. 1. Spaparacchiato (detto di oche o anitre). 2. Sdraiato sguaiatamente. 3. Stravaccato.

Spatlâr   V. tr. Defecare frequente e a piccole quantità (tipico degli animali).

Spatusâda  Sf.  Lezione a base di percosse.

Spatusâr  V. tr.  Percuotere. Vedi Patusâr.

Spauràs, Spajurâs   Sm. 1. Grossa paura, spauracchio. 2. Evento o situazione che incute paura improvvisa.

Spaurîr, Spajurîr   V. tr. Spaventare, intimidire, minacciare.

Spajurîs   V. rifl.   Impaurirsi.

Spauš, Spajuš   Agg. 1. Pauroso, timido, emozionabile. 2. Spaventoso.

Spavâld  Agg. Spavaldo, gradasso, borioso.

Spavalderìa Sf. Spavalderia, arroganza.

Spavênt Sm. Spavento, paura.

Spaventapàsri Sm. 1. Spaventapasseri. 2. Persona male in arnese.

Spaventâr  V. tr. Spaventare, terrorizzare, intimidire.

Spcêra  Sf. Specchiera, grosso specchio.

Spcèt  Sm. Specchietto retrovisore.

Spciâr  V. tr. Specchiare, riflettere.

Spciâs V. rifl. Specchiarsi, riflettersi; esaminarsi; confrontarsi.

Spcîn Sm. Specchietto.

Spè-c   Sm. 1. Specchio. 2. Riquadro di un mobile, vano della porta o della finestra. Dal latino spèculum. Êser pulî cmé un spê-c = essere lucido come uno specchio, non celare sotterfugi. Fâr spê-c = rispecchiare, riflettere. La nêva la fa spè-c al sûl = la neve riflette i raggi del sole.

Spêce       Avv.  Specialmente.

Spêce   Sf.  Specie, razza, categoria. Dal latino species.

Speciâl  Agg. 1. Speciale, particolare. 2. Caratteristico; riservato.

Specialitâ Sf. Specialità, prodotto particolare o esclusivo.

Speciâs  V. rifl. 1. Specchiarsi, riflettersi; esaminarsi.

Speculâr V. intr. Speculare, ricercare un profitto, evitare spese o sprechi. Dal latino speculari = osservare.

Speculasiûn Sf. Speculazione, ricerca di un profitto.

Spedî   Agg. e Pp.1. Spedito. 2. Agile. 3. Liberato. 4. Reso disponibile.

Spedîr V. tr. 1. Spedire, liberare. 2. Sgomberare. 3. Licenziare. 4. Inviare. Dal latino expedire.

Spedisiûn Sf. 1. Spedizione, invio. 2. Campagna militare. 3. Campagna di ricerca.

Speglâr V. tr. Togliere la pece, togliere l’appiccicaticcio.

Spêlta (arcaico) Sf. Spelta, farro. Dal latino tardo spelta con lo stesso significato.

Spèndre V. tr. Spendere, investire. Dal latino expèndere = pesare (con la bilancia appesa) per poi pagare.

Spenlâda Sf. Spennellata, passata leggera di colore.

Spenlâr V. tr. 1. Spennellare. 2. Imbiancare. 3. Verniciare.

Spensierâ   Agg. Spensierato, sereno.

Spìpla Sf. 1. Spippola. 2. Ragazza vanitosa, chiacchierona.

Sperânsa Sf. Speranza, promessa, fiducia. Dal latino spes = speme, speranza. Fîn ch’à gh’é fiâ a gh’é sperânsa = finché c’è fiato c’è speranza. Cúl ch’a smêna a san Martîn – al gh’à la sperânsa di purîn = chi semina a san Martino (troppo tardi)  ha la speranza dei poveracci.

Sperâr V. intr. Sperare, credere, aver fiducia.

Sperdgâr   V. tr. Bastonare con la pertica; abbacchiare. 

Sperimênt Sm. Tentativo, esperimento, test. Dal latino experimentum, derivato da experìri = fare esperienza.

Spernigâr  V. tr.  Arruffare, scarmigliare, spettinare.

Spernighênt  Agg. Spettinato, scarmigliato.

Spêrs Sm. Disperso. Disperso in guerra.

Speršurâr  V. intr. Spergiurare. Giurare il falso.

Spervêrs   Agg.  Immenso, smisurato, gigantesco.

Spès   Agg. Alto di spessore. Dal latino spissus.

Spès (De) Locuz. Spesso, di frequente. Dal latino sæpius.

Spêša Sf. 1. Spesa, investimento. 2. Rifornimento. 3. Mantenimento. 4. Danno. Fâr spêša = fare spesa; ma anche fare un figlio. Guadagnâs la spêša = guadagnarsi di che vivere.

Spesatîn Sm. Spezzatino, umido. È più comune bagnìcle.

Spesiâl  Sm. 1. Speziale. 2. Chimico. 3. Farmacista. Dal latino medievale species = spezie, erbe aromatiche.

Spèsi vôlti  Locuz. Spesse volte, di frequente.

Spetegulâr V. intr. Spettegolare, chiacchierare.

Spetlâr V. tr. Defecare frequente e a piccole quantità (tipico di animali). Dal latino pedere.

Spetnâr V. tr. Spettinare, arruffare.

Spìa  Sf. 1. Spia, delatore. 2. Piccola lampada segnalatrice di disfunzioni in una macchina. 3. Fungo segnalatore dei porcini (Clitopilus prunulus). Lèst cmé ’na spìa = veloce, rapido. Dal gotico spaiha.

Spiân Agg. 1. Piano, spianato, pianeggiante. 2. Schietto. 3. Sincero.

Spianâda 1. Sf. Spazio di terreno piano. 2. Piccolo ripiano su un crinale. 3. Schiacciata di pane, cotta al forno o sulla pietra del focolare. 2. Agg. e Pp. Pareggiata, spianata.

Spianâr V. tr. 1. Spianare. 2. Facilitare. 3. Addolcire. 4. Indossare per la prima volta di un indumento. Dal latino explanare.

Spiantâ  Agg. Spiantato, fallito, senza soldi.

Spiâr   V. tr. 1. Spiare. 2. Controllare. 3. Riferire.

Spiatlâr V. tr. Spiattellare. Spiaccicare. Spifferare. Nâš spiatlâ = naso da pugile. L’à spiatlâ tút = ha detto tutto.

Spiatunâda   Sf. Sberla data di piatto.

Spiatunâr   V. tr. Colpire di piatto.

Spì-c   Agg. Spiccio, sbrigativo, deciso, chiaro.

Spicâr V. tr. 1. Spiccare, staccare (dal picciolo). 2. Staccare (un salame dal chiodo). 3. Raccogliere (fiori). 4. Prendere (il volo). 5. Iniziare (un canto). Dal latino volgare dispedicare, togliere il picciolo (quindi mondare, pulire) e dal francese depiquer.

Spìch   Sm. 1. Balzo; salto. 2. Spicchio d’arancia o simili. Dal latino spiculum, diminutivo di spica, spiga. Lo spicchio di aglio viene chiamato pulèsa o spîgh.

Spiciâr V. tr. 1. Liberare (un locale), rendere disponibile. 2. Evadere (una pratica).

Spicunâr V. tr. Spicconare. Vedi Picunâr.

Spiciâs  V. rifl. Affrettarsi, spicciarsi.

Spiegâr V. tr. 1. Spiegare. 2. Giustificare. 3. Descrivere, illustrare. Dal latino explicare = svolgere, spiegare.

Spiegasiûn Sf. 1. Spiegazione, illustrazione. 2. Giustificazione.

Spìfre   Sm. Spiffero.

Spîga Sf. 1. Spiga di cereali. 2. Trama, tessitura di una stoffa. Dal latino spica.

Spigâr V. tr. 1. Spiegare. 2. Stendere, ma è più usato despigâr = dispiegare.

Spigasâ   Agg. e Pp.  Spiegazzato, stropicciato.

Spigasâr 1. V. tr. Spiegazzare, sgualcire; stropicciare, raggrinzire. 2. V. intr. Ciondolare.

Spîgh   Sm. Spigolo, spicchio. Un spîgh d’àj = uno spicchio d’aglio.

Spigladûr  Sf.  Chi va a spigolare.

Spigladûra  Sf.  Ciò che si è raccolto spigolando.

Spiglâr V. tr. Spigolare, raccogliere le spighe, (ma anche castagne e altri frutti) dopo il raccolto.

Spîgle Sm. 1. Spigolo. 2. Spicchio. 3. Angolo. Dal latino spiculum.

Spìla   Sf. 1. Spilla, fermaglio. 2. Ago da bàlia. Dal latino spinula = piccola spina, spillo.

Spilîn Sm. Spillo, spillino.

Spilôr-c  Agg. Spilorcio, avaro, taccagno.

Spilungûn  Agg. Spilungone, alto e magro.

Spîna 1. Sf. Lisca di pesce. 2. Spina dorsale. 3. Cilindretto di legno o ferro per tenere uniti mobili. 4. Spina per botti, rubinetto. 5. Apparecchio per presa elettrica. 6. N. pr. Uva spina, uvetta da fare appassire; ribes. Dal latino spina

Spinàs   Sm. pl. Spinaci. Dal persiano ashpanākh.

Spincàj   Sm. Brandello, frammento che penzola (ad esempio da un vestito lacero). Dal latino medievale pinca = punteruolo.

Spincajûn (In) Locuz. Appeso, a penzoloni.

Spinciûn, Spunciûn   Sm. 1. Aculeo, spino. 2. Sperone di roccia, spuntone. 3. La base di sterpi o paglia falciata che può pungere. 4. Peli di barba ispidi e radi. 5. Prime penne degli uccelli implumi. 6. Primi peli del pube.

Spìnšre V. tr. Spingere. Si usa di solito Sburlâr. Dal latino volgare [ex]pingere.

Spînt Agg. 1. Spinto, spintonato. 2. Sfrontato. 3. Scandaloso.

Spînta Sf. 1. Spinta, urto, spintone. 2. Motivazione, stimolo.

Spinterògeno Sm. Spinterogeno.

Spintûn Sm. Urto, spintone.

Spintunâr V. tr. Urtare, spintonare; maltrattare.

Spinûn Sm. 1. Cane spinone. 2. Zaffo della botte.

Spiòtla   Sf. Piagnucolone, noioso, lamentoso.

Spiöver  , Spiövre V. intr. 1. Lo scorrere dell’acqua verso lo scarico. 2. Fase terminale di un acquazzone. Dal latino pluere.

Spiplâr V. intr. 1. Pispolare, spippolare, chiacchierare. 2. Spiattellare le cose senza timori.

Spiràj Sm. Spiraglio, fessura, crepa; speranza. Dal latino spiraculum = fessura attraverso cui può spirare aria..

Spirâr V. intr. Morire, spirare. Dal latino spirare.

Spìrit Sm. 1. Spirito, anima. 2. Vivacità di carattere, carattere allegro. 3. Alcool; spirito per disinfettare; alcool per fare liquori.

Spiritâ Agg. 1. Spiritato, ossesso. 2. Fuori di sé. 3. Posseduto dagli spiriti. Fâr i’ ò-c da spiritâ = stralunare gli occhi.

Spiuciâr V. tr. Spidocchiare (persone, bestie, piante). Dal latino tardo expediculare = togliere i pidocchi.

Spiûn Agg. Spione, delatore.

Spiunsîn Sm. 1. Spioncino. 2. Finestrella praticata nei portoni per vedere chi ha bussato.

Spiûra  Sf.  Prurito, fastidio.

Spiutlâr  V. intr. 1. Piagnucolare. 2. Lamentarsi.

Spiutlûn Sm. Piagnucolone, noioso, lamentoso.

Spiuvênt Sm. Falda di tetto inclinata.

Spiuvšinâr V. intr. Spiovigginare. Dal latino ex-pluere, = spiovere.

Splâ Agg. Spelacchiato, brullo, senza foglie.

Splâr  V. tr.  Sbucciare, spellare.

Splucâr  V. tr. Spiluccare, ripulire un ramo dalle foglie. Sbocconcellare.

Splunâr V. tr. Togliere i polloni sterili alle viti. Dal latino ex sottrattivo e pullare = germogliare.

Spnâr V. tr. 1. Spennare, togliere le piume. 2. Mandare in bolletta.

Spöla Sf. 1. Spola. 2. Fuso. 3. Spagnoletta. Dal gotico spöla.

Spôrch 1. Agg. Sporco, lercio; losco, falso. 2. Sm. Sporcizia, lerciume. Dal latino sporcus. Chi ch’a gh’à la camîša spôrca al gh’à sèmper pajûra, chi ha la camicia (coscienza) sporca ha sempre paura.

Spôrtla Sf. 1. Sporta (di fibre vegetali). 2. Bisaccia. 3. Sacchetto. Dal latino sportula, diminutivo di sporta. Un sàch e ’na spôrtla = grande quantità, necessario e superfluo.

Spòtich   1. Agg. Esclusivo, inalienabile. 2. Locuz. (Possesso) senza vincoli, senza ipoteche.

Spracagnâ   Agg. e Pp.  Schiacciato, spiaccicato.

Spracagnâr   V. tr. Schiacciare, spiaccicare.

Spracagnâs V. rifl. Spiaccicarsi.

Sprànga   Sf. Spranga, ferro lungo e sottile, sostegno per chiudere la porta.

Sprangâr V. tr. 1. Sprangare (una porta). 2. Arroccarsi. Dal tedesco antico spanga.

Sprémer, Sprèmre V. tr. 1. Spremere, strizzare, pigiare. 2. Esigere. 3. Costringere. Dal latino volgare expremere, latino classico exprimere.

Sprì-c   Sm. Spruzzo, spricco.

Spricâda 1. Sf. Spruzzata. 2. . Sprizzata, bagnata.

Spricâr   V. tr. Spruzzare.

Spriciâr 1. V. tr. Spruzzare, sprizzare, colpire con un getto improvviso di liquido. 2. V. intr. Lo schizzare fuori dal tegame (detto di olio e lardo).

Spricîn   Sm. Ragazzino o ragazzina che non stanno mai fermi.

Sprìl 1. Agg. Bizzarro, non a posto. 2. Dispari, squilibrato. 3. Sm. “Spillo”. Vedi Prilâr.

Spròch   Sm. 1. Sprocco, pezzetto di legno. 2. Stecco, mozzicone di uno stelo d’erba. 3. Spina di legno in funzione dei chiodi. 4. Ometto. Dal longobardo sproh, germoglio. Sprôch pr’ i dênt = stuzzicadenti.

Spròpi   Sm. Esproprio, confisca. Dal latino medievale expropriare = togliere la proprietà di una cosa.

Spropòšit  Sm. Sproposito, castroneria.

Sprûn Sm. 1. Sperone. 2. Protuberanza rocciosa. 3. Argine obliquo di un fiume. 4. Contrafforte, rinforzo edilizio. 5. Sollecitazione, incoraggiamento. Dal latino medievale (VIII secolo) sporonus.

Spruperiâr V. tr. Espropriare, confiscare. Dal latino medievale expropriare = privare della proprietà.

Sprupòšit Sm. Sproposito, esagerazione.

Sprûra, Spiûra Sf. 1. Prurito, fastidio. 2. Seccume, aridità.

Sprús,  Sm. Spruzzo, getto.

Sprusadîna Sf. 1. Pioggerellina. 2. Annaffiatina.

Sptâr V. tr. Vedi Aspetâr.

Spûd Sm. Sputo, saliva, catarro espettorato. Dal latino spùere = sputare.

Spudà-c Sm. 1. Sputo, sputacchio. 2. Cosa spregevole.

Spudàcia Sf. Saliva. Spudàcia d’i ròsp = schiuma bianca sull’erba, prodotta da un insetto, attribuita falsamente ai rospi.

Spudacêra  Sf. Sputacchiera.

Spudaciâr V. intr. Sputacchiare.

Spudacîn Sm. Chi sputa spesso.

Spudaciûn Sm. 1. Grosso sputo. 2. Individuo che sputa di frequente.

Spûdâr V. tr. 1. Sputare, sbavare, espettorare. 2. Essere costretti ad ammettere, a rivelare un segreto. Dal latino spùere = sputare. Spudâr ìnt al piàt indù’ a s’è mangiâ, = essere ingrati. Nâ e spudâ = molto somigliante.

Spúgna  Sf. 1. Spugna. 2. Ubriacone. Dal greco spòngos, in latino spongia.

Spugnöla, Spugnóla Sf. Spugnola (tipo di fungo).

Spuladûr Sm. Vaglio, ventilabro, crivello.

Spuladûra Sf. Pulitura, cribratura di granaglie.

Spulâr V. tr. 1. Spulare, togliere la pula alle granaglie o alle castagne sgusciate. 2. Passare nel ventilabro, mondare. 3. Vincere al gioco; 4 Spillare soldi.

Spulèta  Sf. 1. Spola per tessere, spagnoletta di refe. 2. Detonatore per bombe.

Spulgâr V. tr. Togliere le pulci.

Spulìcia (A la) Locuz. Stâr a la spulìcia =  godersi il sole leggero.

Spulpâ   Agg. e Pp.  Spolpato, ripulito fino all’osso.

Spulpâda 1. Agg. Spolpata. 2. Pp. Ripulita fino all’osso.

Spulpâr V. tr. Spolpare, ripulire fino all’osso.

Spulpasâr  V. tr. 1. Tastare, controllare un frutto al tatto. 2. Palpeggiare.

Spulûn Sm. Grossa spola di telaio. Impîr i spulûn = fare la roccatura.

Spulvrâr  V. tr. Spolverare, pulire. Dal latino pulvis, = polvere.

Spulvras Sm. 1. Polverone. 2. Confusione. Alvâr sú un spulvrâs = alzare un putiferio, suscitare scalpore.

Spulvrîn Sm. 1. Spolverino, impermeabile. 2. Piumino.

Spûmp Agg. Sfinito per la fatica. Êsre spûmp = essere stremato.

Spumpâ  Agg. Sfinito per la fatica.

Spuncîr V. intr. 1. Germogliare. 2. Spuntare. Spuncîr  gli êli = mettere le ali; crescere, mettere i calzoni lunghi.

Spùnda  Sf. 1. Sponda, riva, lato. 2. Sponda del letto. 3. Orlo, parapetto, paratia di carro. 4. Protezione, sostegno. 5. Garanzia finanziaria. Dal latino sponda, = legno del letto. Fâr spùnda = dare aiuto, avallare. Šugâr da spùnda = utilizzare la sponda nel gioco delle bocce.

Spundaröla Sf. Piccola pialla particolare per sagomare cornici.

Spungârda Sf. Spongata (dolce natalizio originario dell’Emilia).

Spûnt Sm. 1. Spunto, motivazione, suggerimento, aggancio. 2. Passaggio del vino in aceto. Al gh’à la pûnta, l’à ciapâ ’l spûnt =  ha preso il forte.

Spuntâr 1 V. tr. 1. Togliere la punta. 2. Potare. 3. Aggiustare i capelli. Da punta con s- sottrattiva. Spuntâla = riuscire ad averla vinta; superare la prova. Spuntâr la vîda = potare la vite.

Spuntâr 2 V. intr. 1. Comparire all’improvviso. 2. germogliare, mettere i nuovi getti.

Spuntîn Sm. Spuntino, merenda.

Spuntûn Sm. 1. Spuntone, roccia sporgente. 2. Pezzo di legno appuntito.

Spuràs Sm.    Vedi Spulvrâs.

Spurasîna   Sf. Gioco con polvere.

Spurcâr V. tr. Sporcare, lordare (anche in senso etico e morale).

Spurcaciûn Agg. Sporcaccione, volgare, equivoco, immorale.

Spurtê Sm. pl. Sportelli; ante.

Spurtèl  Sm. Sportello, anta, portiera d’auto.

Spurtîv Agg. Sportivo.

Spûš  Sm. Anche pl. Sposo, marito. Dal latino sponsus = promesso sposo. Spûš növ = sposi novelli.

Spûša Sf. Sposa, moglie, signora in genere (ma con riferimento alla padrona di casa).

Spušadûr Agg. Nuziale, da sposi. Anê spušadûr = fedi nuziali. Vestî spušadûr = vestito da sposo o da sposa.

Spušalìsi Sm. Matrimonio; cerimonia del matrimonio; pranzo nuziale. Dal latino sponsalia = sponsali.

Spusâr  V. intr. Puzzare, emanare cattivo odore.

Spušâr V. tr. Sposarsi, prendere moglie o marito. Dal latino spondēre = promettere.

Spušâs V. rifl. Sposarsi, maritarsi.

Spúsla   Sf. 1. Puzzola così detta per il “puzzo” emanato dalle sue ghiandole. 2. Ragazzina civettuola, vanitosa.

Spušlòta    Sf. “Sposotta”, vezzeggiativo, (con riferimento all’aspetto fisico).

Sputaciâr   V. tr. Lavoricchiare, pasticciare.

Sputanâda   1. Sf. Sputtanata, diffamazione. 2. Pp. Sputtanata, esposta al pubblico ludibrio.

Sputanâr V. tr. 1. Sperperare, scialacquare. 2. Diffamare, squalificare.

Sputanâs   V. rifl. Rovinarsi.

Spuvrâs   Sm. Vedi Spulvrâs.

Squaciâr V. tr. Scoperchiare, scoprire; rendere palese. Squaciâr i cùp = liberare il tetto dalla neve. Squaciâr la cà, togliere il tetto alla casa per rifarlo.

Squaciâs V. rifl.. Scoprirsi, scoperchiarsi. Durmîr squaciâ = dormire senza coperte.

Squâdra Sf. 1. Squadra, gruppo di persone. 2. Squadra, righello, utensile centimetrato. Fâr squâdra = essere uniti. Squâdra fâlsa, squadra regolabile; squadra con filo a piombo. Šù da squâdra = asimmetrico, in disordine; fuori posto.

Squadrâr V. tr. 1. Squadrare. 2. Osservare con senso critico.

Squadrên (Ramiseto) Sm. Colui che squadrava i tronchi prima di farne delle assi.

Squajâs V. rifl. Liquefarsi, squagliarsi.

Squajâsla V. rifl.. Fuggire, squagliarsela.

Squaquarâr V. intr. Ridere, parlare forte, a vanvera, senza nesso.

Squaquarûn  Agg. Ridanciano, smoderato.

Squarciûn Sm. Racchetta per non sprofondare nella neve.

Squàs Sm. Acquazzone, temporale. Dal latino aquatio, acquazzone. Un squàs ad rôba = grande quantità.

Squasâr V. tr. Scuotere, agitare, strapazzare. Per gnênt, gnân al cân al squàsa la cùa = per nulla, neppure il cane muove la coda.

Squasaròt   Sm. Breve acquazzone.

Squatâr V. tr. 1. Togliere la copertura. 2. Riportare in luce. 3. Togliere la coperta.

Squatrinâ  Agg. Squattrinato, senza soldi, poveraccio.

Squerciâr   V. tr. Scoprire, scoperchiare.

Squêrt  Agg. Scoperto. A squêrt = allo scoperto. Êser squêrt = avere il conto in rosso. Asìgn squêrt = assegno a vuoto.

SquêšSm. pl. Moine, complimenti. Dal latino tardo exquæsere. Êser piên da squêši = dimostrare eccessiva meraviglia di tutto.

Squinternâ Agg. e Pp. Squinternato, ridotto a brandelli, disordinato.

Squintêrne Sm. Grande quantità, abbondanza.

Sradûra Sf. Serratura. Dal latino sera, catenaccio, si passa al verbo seràre = chiudere con il catenaccio.

Šragiunâr V. intr. 1. Non ragionare; dare giù di testa. 2. Non connettere, delirare.

Srâj  Sm. Serraglio, ovile, stazzo. Dal latino sera, = catenaccio, serratura.

Sràja (pl. Sràji)   Sf. 1. Serranda, scuro, imposta. 2. Lastra di ferro semicircolare per chiudere la bocca del forno.

Srâr    V. tr. Chiudere, serrare. Dal latino serare, = chiudere con catenaccio. Dio al sèra ’na pôrta pr’arèvr’ un purtûn = Dio chiude una porta per aprire un portone. Srâr dénter = rinchiudere.

Šregulâ  Agg. e Pp. 1. Trascurato, che non rispetta le regole. 2. Che funziona in modo irregolare. 3. Non tarato bene.

Šregulâr  V. tr. Fare uscire di regola. Variare la taratura.

Srên  Agg. 1. Sereno, tranquillo. 2. Sm. Tempo bello. Dal latino serènus = sereno.

Srêša Sf. Ciliegia, ciliegio. Dal greco keràsion, dal latino volgare cerèsia, latino classico ceràsum = ciliegia.

Srödne  Sm e Agg. – Tipico di Costa de’ Grassi. Pomeriggio tardi. Dal latino Seròtinus = serale, tardivo. Usato anche per la frutta che tarda a maturare.

Šrufianâr V. tr. 1. Ruffianare, imbonire. 2. Elogiare con secondi fini.

Sruncâr V. tr. Dissodare, disboscare.

’Ssantîna  Sf. Sessantina, circa sessanta.

Sta Pron. e Agg. Questa. Dal latino ista = questa.  Sta sîra = questa sera.

Stàbi Sm. 1. Recinto (all’interno della stalla per i maiali; all’aperto per le pecore). 2. Stabbio. 3. Letame. Dal latino stabulum = stalla, stalletto.

Stabiâr  V. tr. Spostare il recinto delle pecore (per avere erba nuova e concimare meglio i campi).

Stabilîr V. tr. Decidere, stabilire, decretare.

Stabiöl  Sm. Recinto per i maiali.

Stablidûra Sf. Intonacatura, intonaco, rattoppo sul muro.

Stablîr V. tr. 1. Intonacare un muro; fare un pezzo di muro, chiudere una breccia. Dal latino stabilire = consolidare, stabilizzare. 2. Schiacciare, spiaccicare. 3. Appioppare. Stablîr atàca al mûr = sbattere contro il muro.

Stablîs V. rifl. Impiastricciarsi. Stablîs la ghìgna = truccarsi il viso malamente.

Stabulîr V. tr. Intonacare un muro; fare un pezzo di muro. Alcuni vedono una relazione con stabula, stalla, forse derivante dalla consuetudine, ancora presente a metà del Novecento, di intonacare le capanne o gli stabbi con sterco di mucca. Questo, oltre ad aderire benissimo al graticcio, seccando perdeva l’odore, difendeva dal freddo e dalla pioggia.

Stacâr  V. tr. Vedi Destacâr.

Stadêra Sf. Stadera, bilancia. Dal latino statera = bilancia.

Stadmân (Ramiseto) Locuz. Questa mattina.

Stàfa    Sf. 1. Staffa, appoggio. 2. Supporto per mensole o grondaie. 3. Poggiapiede della vanga. Dal longobardo stàfa = predellino. Al bicêr ’d la stàfa = l’ultimo bicchiere prima del congedo. Era il bicchiere di vino che si dava all’ospite prima che partisse, quando già era a cavallo (col piede sulla staffa).

Stafèta   Sf. Staffetta, portaordini. Dal longobardo stàfa = predellino.

Stafîl  Sm. Frustino, staffile. Da staffa, perché in origine il vocabolo designava la correggia che regge la staffa.

Stàgia   Sf. Staggio, supporto. Dal latino volgare stadium = stadio,  (misura). Lo stadium latino misurava 625 piedi, corrispondente a 185 metri.

Stagèta   Sf. 1. Staggio, supporto. 2. Una delle due sponde della scala ove s’incastrano i pioli.

Stagiûn Sf. Stagione, età, anni. Dal latino statio = dimora, sede. Pêšghe, fîgh e mlûn – tút a la su’ stagiûn = pesche, fichi e meloni, / ognuno alla sua stagione.

Stagiunâ  Agg. e Pp. 1. Stagionato, pronto all’uso. 2. Anziano, maturo.

Stagiunadûra  Sf. Il tempo e le condizioni per fare stagionare i prodotti.

Stagiunâr V. tr. Far stagionare la carne (prosciutti, salami) o maturare la frutta.

Stàgn 1. Sm. Stagno, pozzanghera. Dal latino stagnum = acqua stagnante. 2. Stagno, lega metallica. Dal latino stagnum (lega metallica). 3. Agg. Coibentato, capace di trattenere liquidi, sia in entrata che in uscita. 4. Saldo, stabile, solido. 5. Irremovibile. Sostenuto. L’é ûn stàgn, = è un tipo molto solido.

Stagnâda Sf. Pentola o tegame di rame stagnato.

Stagnadûr Sm. 1. Persona addetta alla saldatura. 2. Saldatore come strumento.

Stagnânt  Agg. Stagnante, ristagnante.

Stagnâr 1  1. V. intr. Ristagnare (detto dell’acqua ferma). 2. V. tr. Saldare, unire il rame mediante lo stagno (cavi o lamine). 3. Trattare tegami di rame con lo stagno per mantenerli lucidi. 4. Mettere acqua nelle botti per renderle stagne.

Stagnâr 2  Sm. Stagnino, saldatore, ramaio.

Stagnîn  Sm. 1. Stagnino. 2. Magnano.

Stagnöla  Sf. 1. Carta stagnola. 2. Lamina sottilissima utilizzata per la protezione di cibi e dolciumi.

Stajús   Sm. 1. Sgorbio, cosa fatta male. 2. Rimasuglio, ritaglio.

Stajusâ  Agg. e Pp.  Tagliato grezzamente, rovinato.

Stajusâr V. tr. Stagliuzzare, ridurre in pezzetti.

Stàl,   Sm. 1. Scranno, seggio. 2. Stallo, posta, posto macchina. 3. Posizione di ferma, di pausa. È l’attimo in cui l’aereo smette di salire e inverte per preparare la picchiata. Dal franco stall = sosta.

Stàla    Sf. 1. Stalla. 2. Luogo disordinato o sporco. Dal gotico stalla. Savêr da stâla = puzzare di stalla.

Stalâda Sf. L’insieme delle mucche che sono in una stalla. Il capitale bovino.

Staladî   Agg. Stantio, vecchio (riferito al pane). 

Stalàtich Sm. Letame, guano.

St’àl côši   Locuz.. Queste cose.

Stalèt  Sm. Ovile, porcile, piccola stalla. Di solito era ricavato da un angolo della capanna, con parete in graticcio impermeabilizzato.

Stalîn Agg.  1. Animale da stalla e non da lavoro. 2. Piccola stalla per il cavallo. 3. Persona che non esce mai di casa.

Stalûn Sm. 1. Stalla grande e moderna. 2. Stallone, cavallo da riproduzione.

Stamatîna   Locuz. Questa mattina, stamane.

Stàmbi   Sm.  Stabbio, piccola stalla per i maiali.

Stambêrga Sf. Stamberga, catapecchia. Dal longobardo stainberga = casa di pietra.

Stambiâra Sm. 1. Insieme di stabbi per allevamento. 2. Porcilaia.

Stambiöl  Sm. Piccola stalla, per animali piccoli (conigli).

Stambús   Sm. Stambugio, recinto per il maiale.

Stambusîn   Sm. Stambugio.

Stàmp  Sm. 1. Stampo (forma predefinita per dolci o prodotti alimentari, ceramici e simili). 2. Modo di comportarsi. 3. Gesto ambiguo, gesto poco chiaro. Dal franco stampōn = pressare. Sênsa stâmp = senza forma.

Stâmpa Sf. 1. Stampa (arte di stampare). 2. Riproduzione (di disegni). 3. Impressione. 4. Stampa (nel senso di giornali).

Stampadûr   Sm. 1. Addetto alla stampa; editore. 2. Tipografo.

Stampà-g  Sm. Lo stampare, l’imprimere.

Stampâr  V. tr. 1. Stampare; imprimere; editare. 2. Sagomare; dare una forma. Dal franco stampōn = pressare.

Stampatèl   Agg. Stampatello, carattere che imita la stampa.

Stampèla  Sf. Stampella, gruccia.

Stamperìa Sf. Stabilimento tipografico.

Stampîn Sm. 1. Stampo per dolci. 2. Per predisporre figure fittili.

Stanâr V. tr. Stanare, far uscire dalla tana, scovare, scoprire. Dal latino ex = fuori e tàna = tana, nascondiglio.

Stânca (A mân)   Locuz.   A sinistra.

Stânch   Agg. 1. Mancino, sinistrorso. 2. Al lato sinistro. S’a fìs-cia l’urècia drìta (destra) – parôla mâl dìta; – s’a fìs-cia l’urècia stânca (sinistra), – parôla frânca = se fischia l’orecchio destro stanno parlando male di te; se fischia il sinistro ne parlano bene.

Stanèla   Sf. Gonna, sottanella.

Stànga   Sf. 1. Pertica, stanga. 2. Asta, puntello di sostegno. 3. Antenna per il pagliaio. 4. Persona molto alta. 5. Supporto per posizionare il vischio nella caccia agli uccelli migratori. Dal gotico stanga.

Stangâda  Sf. 1. Bastonatura. 2. Lezione. 3. Multa. 4. Aumento delle tasse.

Stangâr V. tr. 1. Colpire con una pertica. Bastonare, maltrattare. 2. Tassare. 3. Abbacchiare, sbattere noci, castagne, ecc. 4. Rinforzare un accesso (bloccarlo con una stanga); puntellare; recintare. 5. Calciare forte il pallone.

Stanghèt   Sm. Bastone, cavicchio.

Stanghèta   Sf. 1. Bastoncino; asticella. 2. Asta per occhiali.

Stangûn  Sm. 1. Pertica, grosso bastone. 2. Persona molto alta.

Stanòt    Locuz. Questa notte.

Stânsa Sf. 1. Stanza, camera, locale. 2. Strofa, ottava, suddivisione di una poesia o canzone. Dal latino stantia (da stare) = le cose che si trovano (in un determinato spazio). Ìnt la su’ stânsa = in camera sua.

Stansîn Sm. Stanzetta, camerino.

Stantîna Sf. Circa settanta.

Stantúf   Sm. Stantuffo, pistone. Dal tedesco stàmpfe = pestello.

Stapâr V. tr. Stappare, sturare, aprire (una bottiglia).

Stâr  1 1. V. intr. Stare, trovarsi, essere sul punto di. 2. Abitare. 3. Essere, sentirsi. 4. Spettare, appartenere, toccare a. 5. Indugiare. 6. Badare a. 7. V. tr. Attendere, aspettare. Dal latino stare = stare ritti, stare in piedi, essere presente. Stâr al dutûr = aspettare il medico. Stâr sú = alzarsi. Stâr bên = essere in salute. Stâr a Castelnöv = abitare a Castenovo.

Staradìj   Agg. (Pane) raffermo, vecchio.

Stârna Sf. Starna, uccello simile alla pernice. Dal latino volgare starna.

Staröl (Cervarezza) Sf. Tipo di frittelle.

Stârter Sm. 1. Presa d’aria per avviare motori. 2. Congegno che dà il picco di corrente per accendere il neon.

Stasîra  Locuz. Questa sera.

Stasiûn Sf. Stazione; punto di arrivo e partenza. Dal latino statio (da stare) = sosta.

Stât Sm. 1. Stato, nazione. 2. Governo, amministrazione pubblica. Dal latino status.

Stât Sm. Condizione sociale, posizione economica.  L’é in stât (riferito a una gestante), è incinta (è in stato interessante).

Statâl 1. Sm. Statale, impiegato. 2. Agg. Gestito dallo stato. 3. Di competenza dello stato.

St’âter  Pron. Quest’altro, l’altro. Dal latino iste + alter. St’âtr’ àn, l’anno prossimo.

Stàtua Sf. 1. Statua, monumento. 2. Persona immobile. Dal latino stàtua, statua.

Statuîna Sf. 1. Piccola statua. 2. Persona di contorno, priva di personalità.

Statûra  Sf. Statura, altezza, corporatura.

Statût   Sm. Statuto, normativa, costituzione. Dal latino tardo statutum, nel classico statutus = stabilito, decretato.

Stavajûn Sm. pl. Vedi Stivajûn.

Stavôlta, Locuz. Questa volta.

Ste  Agg. pron. Questo, queste. Dal latino iste, questo.

Stèca  Sf. 1. Stecca; listello, asta graduata. Dal gotico stìka = bacchetta. Stèca d’umbrèla = ferro per tendere la stoffa dell’ombrello. Stèca ’d sigarèti (neol.), confezione di cinque o dieci pacchetti di sigarette. Stèca dal furmênt = l’asticella di legno su cui venivano incise tacche corrispondenti al numero dei minûn di grano trebbiato. 2. Errore, stonatura. 3. Espressione derivata dal gioco del biliardo, ma utilizzata anche per il canto.

Stecadênt Sm. Vedi Stusigadênt.

Stecadûra Sf. L’azione di steccare o ingessare.

Stecâr  V. tr. 1. Mettere le stecche alle pianticelle di verdure (fagioli, piselli, ecc.). 2. Rinforzare un arto lesionato; ingessare. 3. Sbagliare nel canto.

Stèch   Sm. Stecco, bastoncino; sterpo. Dal longobardo stëk = palo.

Stechî   Agg. Stecchito, morto.

Stechîn Sm. 1. Stecchino, fuscello. 2. Stuzzicadenti.

St’èl, St’àl   Agg. Queste.

Stèla   (1) Sf. 1. Astro, stella (anche marina). 2. Bellezza. Dal latino stella (da Aster), piccolo astro.

Stèla   (2) Sf. Schiappa di legno da ardere. Mâgher cmé ’na stèla, magrissimo. Secco. Dal verbo latino hastulàre = spaccare un tronco per il lungo in tante asticelle.

Stelèta,   Sf. 1. Stelletta (che designa lo stato di militare). 2. Mostrina.

Stèma Sm. Stemma, arma gentilizia, distintivo. Dal greco stèmma, uguale anche in latino = corona, albero genealogico.

Stemprâ   Agg. e Pp. 1. Temperato. 2. Irrorato. Vedi Temprâ.

Stemprâda   Sf. 1. Pioggia uniforme non violenta. 2. Pastone per il pollame (si dice anche stemprîna).

Stemprâr V. tr. 1. Impastare la farina. 2. Irrorare la terra. 3. Raddolcire persone adirate. Dal latino temperare = temperare, ammorbidire. Vedi Temprâr.

Stemprîna   Sf. Pastone per il pollame.

Stênch 1. Agg. Rigido, gelato, impalato. 2. Sostenuto. 3. Rigido nei movimenti. 4. Stecchito; rattrappito. 5.  Persona capace.

Stenchî  Agg. 1. Rigido, irrigidito, impalato. 2. Gelato.

Stendârd Sm. Bandiera, stendardo, labaro. Dal francese étendard.

Stènder, Stèndre  V. tr. 1. Stendere, distendere, spargere. 2. Stendere il bucato. 3. Abbattere (con un pugno o un’arma). 4. Tendere una corda o un filo. 5. Scrivere un tema o stilare un atto ufficiale. Dal latino medievale extèndere, latino classico tèndere.

Stênt Sm. Stento, sofferenza, miseria, penuria.

Stentâr  V. intr. 1. Stentare, soffrire; penare. 2. Tribolare, faticare. 3. Essere in miseria; arrivare a malapena.

Stergiâr  V. tr. 1. Sfregare, grattare. 2. Strigliare. Dal latino tergere, pulire,  detergere.

Stergiûn  Sm. Striglia, strumento per pulire gli animali da stalla.

Sterlina Sf. 1. Sterlina, moneta inglese da pound sterling. 2. Stellina. Al sterlîni = le stelline, qualità di pasta da brodo.

Sterlôt Sm. La stella del mattino detta Lucifero.

Stermìni  Sm. 1.  Sterminio, strage, distruzione. 2. spargimento di cose.

Stermnâ   Agg. e Pp. Persona disordinata, che perde (semina) tutto.

Sternîr  V. tr. Spargere, seminare.

Sternûd  Sm. Starnuto, colpo di tosse. Dal latino tardo sternutus, da sternùere.

Sternudîr  V. intr. Starnutire, tossire.

Stérp  Sm.  Sterpo, stecco, sterpaglia. Dal latino stirps = pianta, radice.

Sterpadûr   Sm. Attrezzo per ripulire i campi arati da sterpi ed erbacce.

Sterpadûra   Sf. L’azione di ripulire i campi dopo l’aratura.

Sterpàja   Sf. Sterpaglia, vegetazione incolta e spontanea.

Sterpiadûra  Sf. 1. Storpiatura. 2. Parola pronunciata male. 3. Azzoppamento.

Sterpiâr, Sturpiâr V. tr. Storpiare, azzoppare. Dal latino volgare [ex]turpiare.

Sterpìgn   Sm. Sterpaglia, potatura di siepi. Dal latino volgare stirpum (da stirps) = tronco, albero.

Sterpûn Sm. 1. Sterpo. 2. Spuntone. 3. Erba o rovo che sta seccando.

Stêrs Sm. Volante, sterzo, manubrio. Dal longobardo sterz = manico dell’aratro.

Stêrsa (raro) Sf. Mezzo di trasporto composto dal timone, dall’assale e dalle ruote; adatto per trasportare tronchi o applicarvi contenitori (cassone, benna).

Stersâda   Sf. Sterzata, virata, deviazione.

Stersâr    V. intr.  Sterzare, curvare; guidare in altra direzione.

Stertîr   V. tr. Restringere

Stertîs   V. rifl. Restringersi, rattrappirsi, infeltrirsi.

Stès 1. pron. e Agg. Stesso, uguale. 2. Avv. La stessa cosa. 3. Va bene. Vedi Listès.

Stèta  Sf. Crinale, dorsale di collina.

Stèvne N. pr. Stefano. Dal greco stèphanos =  luce che si manifesta.

Stí, Stî   Pron. Questi, costoro. Dal latino isti.

Stìa Sf. Filamento di cibi fusi (formaggio). Vedi Tìa.

Stiadûr, Stiadûra Sm. e Sf. Mattarello, cannella per la sfoglia. Alla lettera: assotigliatore.

Stiâr V. tr. 1. Assottigliare. 2. Stendere. Dal latino volgare subtilare, formato da sub e tela, come  subtilis, e indica i fili inseriti nell’ordito per formare la trama.

Stîl (1) Sm. 1. Stile, garbo, eleganza. 2. Peculiarità di un artista. 3. Punteruolo per incidere. 4. Modo di scrivere. Dal latino stilus = stiletto per incidere le lettere sulle tavolette incerate.

Stîl, Sutîl   (2) Agg. 1. Sottile, esile (di persona). 2. Fine, raffinato (di stile). 3. Logico, sofisticato. Dal latino subtilis. L’àqua stîla l’imbròja ’l vilân: – a pâr ch’a n’ piöva, ma la pàsa ’l pastrân = la pioggia sottile imbroglia il villano: sembra che non piova ma trapassa il pastrano. Gnîr stîl = assottigliarsi, dimagrire.  Mâl sutîl = tubercolosi. Fàcia stîla, viso affilato.

Stilèt    Sm. Stiletto, pugnale. Dal latino stilus = Per la somiglianza con stilo per scrivere sulle tavolette incerate.

Stiletâda, Stiltâda   Sf. 1. Stilettata, pugnalata. 2. Satira; offesa verbale.

Stiletadûr Sm. Chi dà stilettate, provocatore.

Stìma Sf. 1. Stima, valutazione, fiducia, rispetto. 2. Considerazione, prestigio.

Stimâr V. tr. Stimare, onorare, valutare, rispettare. Dal latino æstimare.

Stimâs V. rifl.  Stimarsi, darsi delle arie, pavoneggiarsi.

Stînch Sm. 1. Stinco, femore, gamba. 2. Persona particolare, tipica. Dal longobardo skinka. Slungâr i stînch = tirare le cuoia, morire.

Stìnšre  V. intr. Perdere il colore, sbiadire.

Stînt  Agg. 1. Scolorito. 2. Bianco in viso.

Stiöla   Sf. Asticella, frammento di legno.

Stipèndi    Sm. Stipendio, paga, mensilità.

Stiraciâ   Agg. e Pp. 1. Stiracchiato. 2. Sgualcito. 3. Strattonato.

Stiraciâr  V. tr. 1. Stiracchiare. 2. Sgualcire. 3. Strattonare. 4. Mercanteggiare; tirare sul prezzo. Stiraciâr la vìta = campare stentatamente.

Stiradûr  Sm. Addetto alla stiratura.

Stiradûra  Sf.  L’azione di stirare.

Stiramênt  Sm. Lesione a un muscolo, sforzo.

Stirâr V. tr. 1. Stirare. 2. Distendere; riordinare il bucato. Fèr da stîrar =  ferro da stiro.

Stirâs V. rifl.. Stirarsi, allungarsi, rimettere in movimento i muscoli.

Stirpadûr  Sm. Attrezzo per ripulire i campi arati da sterpi ed erbacce.

Stirpadûra Sf. L’azione di ripulire i campi dopo l’aratura.

Stìs Sm. 1. Tizzone. 2. Persona da prendere con prudenza, con le molle. Nìgher cmé un stìs = nero come un tizzone.  Dal latino titio = tizzone.

Stisâ         Vedi Stisî.

Stisî  Agg. e Pp.  Arrabbiato, stizzito.

Stisîr    Vedi Istisîr.

Stisîs   Vedi Istisîs.

Stisûš   Agg. Irascibile, nervoso.

Stivàj, Stuvâj   Sm. pl. Stivali. Dal latino tibialia (da tibialis), fasce intorno alle tibie.

Stivajûn, Stuvajûn   Sm. pl. Paletti di supporto per stivare il foraggio sui carri. Dal latino stipare = accumulare.

Stivâl   Sm. Stivale.

Stivalèt    Sm. Stivaletto.

Stivalûn Sm. pl. Stivali da lavoro o da pesca.

Stivâr   V. tr. Ammucchiare, stivare, accatastare. Dal latino stipare = accumulare.

Stlâ   Agg. e Pp. 1. Spaccato, rotto, fiaccato. 2. Affaticato, stanco. I sûn stlâ da la fadîga = sono rotto per la fatica. Êsre stlâ = essere alla rovina (in senso finanziario).

Stlâda 1. Sf. Affaticamento. 2. Botta con una schiappa di legno. 3. Spaccatura, botta grossa, batosta. L’à ciapâ ’na stlâda = ha preso una batosta (anche economica); si è stancato molto. 4. Pp. Stancata, affaticata.

Stlâr V. tr. 1. Spaccare la legna verticalmente. 2. Stancare, fiaccare. 3. Rovinare.

Stmâna Sf. 1. Settimana. 2. Paga settimanale. 3. Gioco detto della settimana. Dal latino tardo septimana, settimana (nel gioco, sette caselle, disegnate in terra, che portano i nomi dei sette giorni). La stmâna ’d la pasiûn, = periodo di sofferenza. Quànd al núvli ’l fân la lâna – a piuvrà déntr a la stmâna = quando le nuvole assomigliano alla lana pioverà entro la settimana.

Stòfa Sf. 1. Stoffa, tessuto. 2. Indole, predisposizione, talento. Dal francese étoffe. Al gh’à d’la stòfa = ha delle qualità.

Stòria Sf. 1. Storia, studio del passato. Dal greco historìa, in latino història. 2. Pretesto, scusa. A n’ fâr mìa dal stòrji  = non cercare scuse. Cuntâr dal stòrji = raccontare frottole, inventare contrattempi per essere scusati.

Stòrich   Agg. e Sm. Storico, ricercatore.

Stôršer, Stôršre  V. tr. Storcere, strizzare. Dal latino extòrquere = strappare a forza.

Stôrt   Agg. 1. Storto, curvo. 2. Non favorevole.

Stôrta 1. Sf. Storta, lussazione, distorsione. Signâr la stôrta = fare un rito per guarire la storta. 2. Pp. Storta, curvata.

Stortcòl   Sm. 1. Torcicollo, ipocrita. 2. Tipo di passeraceo minuto, che tiene il capo retroverso durante il riposo. Vedi Tortcòl.

Stra– (come prefisso)  È un maggiorativo, intensivo della parola che segue. Dal latino extra. Stranòm = nome in più, soprannome, nomignolo.

Strâ, Strât   Sm. Strato; graticcio; piano.

Strà  Prep. Tra, fra, in mezzo. Stra ’l dîr e ’l fâr …, tra il dire e il fare…

Strabâls Sm. 1. Sussulto, sbalzo. 2. Burrone, precipizio, scoscendimento.

Strabenedîr   V. tr. Benedire (intensamente).

Strabisâ  Agg. e Pp. Stracciato, vestito male.

Strabisâr  V. tr. 1. Stracciare, strappare, sgualcire. 2. Carpire, scippare. 3. Strattonare. 4. Maltrattare. 5. Rovinare.

Strabisênt  Sm. Stracciato, vestito male.

Strabucâr V. intr. Inciampare, sbattere contro un ostacolo. Drê a la via dal Dúca – chi ch’ n’ âlsa i pê al se strabúca = sulla strada del Duca, chi non alza i piedi inciampa.

Strabucûn (In) Locuz. Caduta “bocconi” dopo aver inciampato.

Stracàja  Sf. Stanchezza.

Stracantûn Sm. Mobile triangolare per angoli, angoliera. Vedi Tricantûn. Il nome è la deformazione di Tre cantoni = tre angoli.

Stracâr  V. tr. 1. Stufare, annoiare. 2. Fiaccare, domare.

Stracàrghe   Agg. Carico oltre il possibile.

Stràch   Agg.   Stanco, annoiato. Dal longobardo strak.

Strachésa  Sf.  Stanchezza.

Strachîna Sf. Stanchezza.

Stracòl   Sm. 1. Tracollo. 2. Fallimento. 3. Perdita dell’equilibrio.

Stracôt   Agg. e Sm. 1. Scotto, lasciato bollire troppo. 2. Stracotto.

Strâda Sf. 1. Strada. 2. Percorso. 3. Carriera. 4. Avvio; instradamento. Dal greco stratòs e dal latino strata, da stratum = selciato, pavimentato. Strâda bàsa = strada secondaria.

Stradaröl   Sm. Stradino, addetto alla manutenzione delle strade.

Stradèl   Sm. Viottolo, sentiero, tratturo.

Stradlîn Sm. Stradello, sentiero, viottolo.

Stradlîna Sf. Stradello, sentiero, carreggiata.

Stradûn  Sm. 1. Strada importante, viale. 2. Grande viale di accesso alle antiche ville.

Strafâr  V. intr. Strafare, esagerare, superare i limiti.

Strafàt  Agg. Grossolano, sgarbato, poco delicato.

Strafúlmina! Inter.Dio ti fulmini”, imprecazione.

Strafutênt  Agg.  Arrogante, prepotente.

Stragàgn  Sm. 1. Muggito. 2. Urlo inumano. 3. Cattivo suono della fisarmonica.

Strâge Sf. 1. Strage, eccidio. 2. Distruzione. Dal latino strages (da sternere) = buttare a terra (perché ucciso).

Stralu Agg. 1. Stralunato, esterrefatto. 2. Spaventato.

Stràm   Sm. Strame, parte inferiore della stelo del grano falciato a mano (detto anche “seccia”). Dal latino stramen, da stèrnere = stendere a terra.

Stramâs Sm. 1. Caduta rovinosa. 2. Stramazzo. 3. Saccone da letto. Dal latino stramen = lettiera per il bestiame.

Stramasâr  V. intr. Cadere, stramazzare a terra.

Strambò-c  Agg. Strambo, poco affidabile, pazzerello. Dal latino tardo strambus, classico strabus = strabico.

Strambucâr V. intr. Inciampare, sbattere contro qualcosa, cadere.

Stramèš Sm. 1. Tramezzo. 2. Divisorio, parete interna. È più frequente tramèš.

Strampalâ  Agg. Strampalato, strambo, svitato; anormale.

Stramurtî   Agg. Tramortito, svenuto, privo di sensi.

Strân  Agg. Strano, strambo, eccentrico.

Stranglâr V. tr. Strangolare, strozzare, soffocare.

Stranglâs V. rifl.  Strangolarsi; suicidarsi; soffocare.

Stranglîn  Sm. 1. Collarino, cravattino striminzito, nastro al collo. 2. Vezzo.

Strangòs  Sm. Colpo di tosse convulsa. Fâr nôs e strangôs = fare un pranzo di nozze pantagruelico.

Strangusâr V. intr. Tossire per qualcosa andato di traverso.

Stranòm  Sm. Soprannome, nomignolo.

Stràp   Sm. 1. Strappo, lacerazione. 2. Divisione. 3. Deroga. Dal franco strappon. Un stràp ìnt la camîša = una lacerazione nella camicia. Dâr un stràp = dare un passaggio su un automezzo.

Strapâr V. tr. Strappare, lacerare.

Straparlâr V. tr. Straparlare, delirare.

Strapâs  V. rifl. Strapparsi, lacerarsi.

Strapàs  Sm. 1. Strapazzo. 2. Rimprovero, lavata di capo. Rôba da strapàs = roba di poco conto.

Strapasâda 1. Sf. Strapazzata; rimprovero, lavata di capo. 2. Agg. e Pp. Rimproverata.

Strapasâr V. tr. Strapazzare, maltrattare.

Strapasâs  V. rifl. Strapazzarsi, non curarsi, non prendere precauzioni.  

Strapîn Sm. Un gioco a carte.

Strapiùmb   Sm. Precipizio, burrone, strapiombo, scoscendimento.

Strapûn Sm. 1. Strattone, strappo violento; contraccolpo. 2. Pasta rotta con le mani (per fare maltagliati). Dâr di strapûn = strattonare.

Stràs   Sm. 1. Straccio, cencio. 2. Vestito da poco prezzo. 3. Persona depressa. Dal latino distràhere = lacerare.

Strasâ   Agg. e Pp. 1. Stracciato, lacerato. 2. Strapazzato.

Strasài  Sm. 1. Stracciaio, straccivendolo. 2. Rottamaio.

StrasârSm. Stracciaio, straccivendolo, rottamaio.

Strasâr 2   V. tr. Stracciare, lacerare.

Strasênt   Agg. Vestito con abiti laceri.

Strasèt    Sm.  Straccetto, frammento di stoffa.

Strasîn Sm. Attrezzo senza ruote per il trasporto del letame.

Strasîn (In) Locuz. (Operare) trascinando.

Strasinâr  V. tr. Trascinare, stiracchiare.

Strasinâs V. rifl.. 1. Trascinarsi. 2. Strisciare. 3. Avere difficoltà.

Strasinûn 1. Sm. Fascio di rami senza foglie (meglio se di biancospino, più robusto e più incisivo) utilizzato per frangere la crosta del terreno dopo che la neve si è sciolta. 2. Scopettone fatto di foglie di granoturco che, inumidito, veniva usato per togliere la cenere dal forno prima di introdurvi il pane da cuocere. 3. Grossa ramazza fatta con frasche di castagno per spandere lo sterco di mucca nell’aia. 4. locuz. Strasinûn (In) = operare trascinando il corpo, .essere sfinito.

Strasúm Sm. Insieme di stracci, di scarti.

Strasûn Agg. Straccione, poveraccio.

Stratûn   Sm. Strattone.

Stratunâr V. tr. Strattonare, spintonare.

Straurdinàri 1. Agg. Fenomeno inconsueto. 2. Persona particolarmente apprezzabile. 3. Sm. Lavoro fuori orario. Dal latino extra e ordinarius, al di fuori dell’ordinario.

Stravacâ   Agg. e Pp. Sbracato, stravaccato.

Stravacâs V. rifl. Sdraiarsi in modo scomposto.

Stravagânsa Sf. Stravaganza, eccentricità. Dal latino extra e vagari = andare errando.

Stravagânt Agg. Stravagante, eccentrico.

Stravè-c   Agg. Molto vecchio.

Stravèder, Stravèdre  V. intr. Stravedere, essere entusiasta.

Stravênt Sm. Stravento, pioggia a raffiche oblique.

Stravìnser, Stravînsre V. tr. Stravincere, superare con estrema facilità.

Stravìsi   Sm. Stravizio, bagordo.

Stravlâ  Agg. Deforme, sbilenco, sciancato.

Stravultâ  Agg. Stravolto, sconvolto.

Stravultâs V. rifl. Sconvolgersi.

Strê  Sm. 1. Il piano del metato. 2. Soffitta in genere, su cui si ponevano provviste di foraggio, frutti a maturare, o le castagne a seccare. Dal latino stratum = pavimento.

Strìca 1. Agg. Stretta, chiusa, rinchiusa. 2. Sf. Strettoia. Dal latino stringere = trattengo, stringo. Ìnt ’na strìca = se me la vedo brutta.

Strègia   Sf. Striglia, attrezzo per pulire a fondo gli animali, di solito con lamine dentate e manico di legno.

Strèla  Sf. 1. Astro, stella. 2. Bellezza. 3. Rosetta, stellina bianca sulla fronte del cavallo. 4. Goccia d’olio sull’acqua. 5. Stella cometa. Dal latino stella, diminutivo di àster.

Stremnâr  V. tr. Rovesciare, spandere; stendere (il letame).

Strèpi   Agg. Storpio, zoppo.

Strèt   Agg. 1. Stretto, angusto. 2. Limitato. 3. Tirchio. Dal latino strictus. La m’ và strèta = ho difficoltà, non ho soluzioni positive.

Strèta  Sf. 1. Strettoia. 2. Momento difficile. 3. Soffocamento. Dal latino strictus, p. p. di stringere. Ìnt ’na strèta = all’ultimo; mal che vada.

Stretlîr    V. tr. 1. Restringere (di un abito). 2. Rimpicciolire. 3. Ridurre.

Stretôja Sf. Strettoia; strozzatura di una strada.

Striâ Agg. Stregato, nervoso, indemoniato.

Strìa  Sf. 1. Strega, megera, fattucchiera. Dal latino tardo striga. 2. Gnocco, pane particolare. Fâr vèder la strìa = far vedere i sorci verdi.

Striâr V. tr. Stregare, fare il malocchio.

Stricâda Sf. e Agg.1. Strizzata, stretta. 2. Orario di chiusura. Stricâda d’ò-c = ammiccamento. Stricâda ’d mân = stretta di mano.

Stricadûra Sf. 1. Chiusura, serratura. 2. Un frangente difficile (si preferisce Strìca).

Stricâr 1. V. tr. Chiudere, stringere, rinchiudere. 2. V. intr. Aver paura, essere alle strette. Stricâr l’ò-c, = ammiccare, segnalare. Stricâr dénter = comprimere dentro; mettere in carcere. I cavaliêr, i vilân e i cân i n’ strìchi mai l’ús cûn al mân, = cavalieri, villani e cani non chiudono mai l’uscio con le mani (i cavalieri lo fanno chiudere ai servi, il villano lo chiude con un calcio, il cane lo lascia aperto) [in Vitali].

Stricâs V. rifl.  1. Chiudersi, ripararsi. 2. Rimarginarsi. 3. Serrare le fila. 4. Restringersi (detto di un vestito). 5. Rannuvolarsi (detto del tempo). Stricâs in cà = chiudersi in casa. Stricâs sú = stringersi, per fare posto ad altri.

Strìch   1. Agg. Stretto, premuto, chiuso, serrato. 2. Annuvolato. 3. Tirchio, avaro. 4. Sm. Affanno del cuore. 5. Catarro nasale. 6. Cimurro del cane. 7. Respiro affannoso.

Stricòt   Sm. 1. Stretta, stringimento. 2. Pizzicotto.

Stricûn Sm. 1. Forte stretta. 2. Difficoltà di respiro.

Strigâr   V. tr. Pettinare, districare. Vedi  Destrigâr.

Strìglia Sf. Striglia (attrezzo per pulire a fondo gli animali). Vedi Strègia.

Strigûn (Cervarezza) Sm. Pettine. Vedi Destrigûn.

Strîna Sf. 1. Astio, avversione, forte antipatia. 2. Paura.

Strinâr  V. tr. 1. Strinare, bruciare. 2. Bruciacchiare, abbrustolire. Dal latino volgare ustrinare = bruciacchiare. A gh’é púsa da strinâ = c’è puzza di bruciato; c’è qualcosa di non chiaro.

Strinâs V. rifl.. 1. Bruciarsi, scottarsi. 2. Affumicarsi.

Strìnga   Sf. 1. Laccio per scarpe. 2. Sferzata, staffilata. 3. Sottile verga (per sollecitare animali).

Stringâr V. tr. 1. Percuotere con una verga. 2. Sgridare, sollecitare.

Strìnšer, Strìnšre V. tr. 1. Stringere, bloccare, fermare. 2. Concludere un affare.

Strìsia    Sf. Striscia di stoffa, di carta, di terra.

Striûn Sm. Istrione, medicone, saltimbanco. Dal latino histrio. Il vocabolo mantiene una venatura di misterioso e demoniaco.

Stròlga Sf. 1. Indovina. 2. Zingara. 3. Strega, maliarda.

Stròlghe   Sm. 1. Indovino. 2. Zingaro. 3. Strambo, pazzoide. 4. Astrologo. Si parte dal concetto di astrologo, ma con la sfumatura che a rivelare i segreti siano forze occulte. Stròlghe da l’àqua = rabdomante.

Stròpa   Sf. Verga verde, flessibile, utilizzata sia come legaccio che come stimolo per sollecitare le bestie da tiro. Dal greco stròphos = corda, legame. Sinonimi: Strupèt, Ligàm.

Stròpla Sf. Verga verde. Vedi Stròpa.

Stròs 1  Sm. 1. Acquazzone. 2. Scroscio.

Stròs 2  Sm. Strozzinaggio, usura. Prestâr a stròs = prestare a usura.

Strúbde  Agg. Torbido, agitato, melmoso. Dal latino turbidus = agitato.

Strubdî   Agg. e Pp. Intorbidito, smosso, agitato (detto di liquidi con deposito).

Strubdîr  V. tr.  1. Intorbidire (l’acqua). 2. Alterare (le prove a proprio carico), confondere.

Strufinâr   V. tr. Sfregare, strofinare, pulire. Dal longobardo stràufinön.

Strufinàs   Sm. Strofinaccio, straccio, usato per asciugare pentole.

Strúfiunas   V. rifl.. 1. Strofinarsi, massaggiarsi. 2. Fare moine, cercare il favore di qualcuno.

Struî   Agg. e Pp. Istruito, informato, colto.

Struîr  V. tr. Istruire, ammaestrare. Dal latino instrùere, = preparare, ammaestrare.

Strulgâda  1. Sf.  Trovata, idea. 2. Invenzione. 3. Pp. scoperta, inventata.

Strulgâr  V. tr. 1. Indovinare. 2. Inventare, trovare uno stratagemma, un sotterfugio. 3. Predire, profetizzare. 4. Ideare, congetturare. 5. Fare l’oroscopo.

Strumbasamênt  Sm. Strombazzamento, frastuono, suono di clackson.

Strumbasâr V. tr. Strombazzare, fare baccano con la tromba o con il clackson.

Strunfignâr  V. tr.  Sgualcire, arruffare.

Strûns  Sm. 1. Stronzo. 2. Persona balorda. Dal longobardo strûnz = sterco.

Strunsâda Sf. 1. Azione balorda, cattiveria. 2.  Gesto irrazionale.

Strupê  Sm. pl. Salici, vimini.

Strupèt   Sm. Salice, vimine.

Strúpi   Agg. Storpio, zoppo. Vedi Strèpi.

Strupiâr  V. tr. Storpiare, azzoppare. Dal latino volgare [ex]turpiare, da turpis = rendere deforme.

Strupisâ, Stupasâ   Agg. e Pp. Stropicciato, sgualcito. Dal gotico straupjan.

Strupisâr, Stupasâr   V. tr. Stropicciare, sgualcire, rendere informe come la stoppa.

Struplâda V. tr. Percossa data con la stròpa.

Struplâr V. tr. Percuotere con un vimine.

Struplîn Sm. pl. Vimini per fare canestri.

Struplîna Sf. Piccola verga verde.

Struplinâda   Sf. Colpo dato con la verga.

Struplinâr   V. tr. Percuotere con la verga.

Strús   Sm. Struzzo.

Strusadûra Sf.  1. Restringimento, strozzatura. 2. Ostacolo.

Strusâr 1. V. tr. Strozzare. 2. Togliere il respiro. 3. Esigere. 4. V. intr. Piovere a catinelle. Dal longobardo strozza = gola.

Strusâs V. rifl.. Strozzarsi, soffocarsi.

Strúsi    Sm. 1. Oggetto o persona mal fatta. 2. Sciupio, sperpero.

Strusìâ   Agg. e Pp. Sciupato. Sperperato.

Strusiâda 1. Sf. Rovina, sperpero. 2. Agg. Rovinata.

Strusiâr  V. tr. Sciupare, sprecare, logorare.

Strusiâs V. rifl. 1. Dimagrire, deperire. 2.  Strofinarsi, sfregarsi contro qualcosa.

Strusîn  Sm. Strozzino; usuraio.

Strusiûn   Agg. Sciupone, sprecone.

Strusiûn  Sf.  Istruzione, cultura. 3. Spiegazione (dal latino instructio = istruzione). Vedi Istrusiûn.

Strút   Sm. Strutto, grasso fuso conservato, usato per friggere o fare arrosti. Si chiamava Unto (Ûnt).

Stúa    Sf.  Stufa. Stúa ’d ghîša = stufa bassa a due fuochi di cottura. Becchi = particolare stufa di terracotta a più ripiani, per riscaldare. Ecunomica = a legna, con diversi fuochi di cottura, piastra e forno. Stúa da furnâr = caldana sopra il forno per fare lievitare il pane. Sull’etimo di questo termine si discute ancora. Tuttavia quasi tutti i ricercatori si rifanno al greco thýphos = vapore, fumo, e al germanico stùbe = stanza con camino al centro e, tutto intorno, una parete in legno dotata di scanni, ove la famiglia si riuniva abitualmente. Stube ha anche il significato di famiglia, unione.

Stu   Agg. e Pp. 1. Stuccato. 2. Otturato. 3. Rifinito, ornato.

Stucadûra Sf. L’azione di stuccare; il risultato dello stuccare.

Stucafìs    Sm. Stoccafisso, baccalà. Dall’olandese stocvisch = pesce (seccato su bastoni). L’é stênch cmé un stucafìs = è rigido, sostenuto.

Stucâr V. tr. 1. Stuccare. 2. Otturare. 3. Rifinire.

Stúch    Sm. 1. Stucco, pasta per otturare fori. 2. Fregio realizzato con lo stucco. Dal longobardo stukki = scorza.

Studênt Sm. Studente.

Studentèsa    Sf. Studentessa.

Stúdi   Sm. 1. Studio, cultura, istruzione, ricerca. 2. Studio, ufficio, laboratorio. Dal latino studium.

Studiâr  V. tr. 1. Studiare. 2. Scrutare, osservare. 3. Esaminare. Studiâgh insìma = ponderare bene.

Studiâs  V. rifl.  Darsi da fare, impegnarsi a fondo. Controllarsi, esaminarsi reciprocamente.

Studiûš   Agg. Studioso, ricercatore.

Stúf  Agg. 1. Stufo, stanco. 2. Annoiato.

Stúfa   Agg. Stanca, annoiata.

Stufâ  Sm. Stufato, brasato.

Stufâda 1. Sf. Stanchezza, lavorata. 2. Pp. Stancata, annoiata.

Stufàja   Sf. Stanchezza, prostrazione.

Stufâr   V. tr. Stancare, annoiare, fiaccare.

Stufâs  V. rifl. Stancarsi, annoiarsi, perdere la pazienza.

Stûgh  Sm. Stelo d’erba. Dal latino festùca = stelo.

Stumbasâda Sf. L’atto di agitare un recipiente pieno di liquido.

Stumbasâr V. tr. Agitare un recipiente.

Stùmbel  Sm. 1. Stimolo. 2. Bastone con pungolo per sollecitare buoi e mucche al lavoro.

Stumgâ   Agg. Nauseato, imbarazzato.

Stumgâr V. tr. Dare fastidio, nauseare, stomacare.

Stumgâs V. rifl.. Fare indigestione; nausearsi. Dal latino stomachari, col significato di sbottare, non farcela più.

Stùmghe   Sm. 1. Stomaco. 2. Seno. 3. Coraggio, ardimento. Dal latino stomachus. Stùmghe da pît = stomaco come quello di un tacchino (digerisce tutto).

Stumgûš  Agg. Indigesto, nauseante, stomachevole.

Stûmp   Agg. Otturato, chiuso. Fnèstra stûmpa = finestra murata.

Stumpâ   Agg. e Pp. Otturato, chiuso.

Stumpabûš   Sm. 1. Tappabuchi, turabuchi. 2. Sostituto rimediato.

Stumpàj   Sm. 1. Tappo, sughero. 2. Rimedio. 3. Soluzione provvisoria.

Stumpâr V. tr. 1. Chiudere, riempire, turare. 2. Murare. 3. Ostruire. Stumpâr la bûša = essere sepolto, morire. Stumpâr un bûš = sostituire qualcuno; pagare un debito.

Stunâ   Agg. e Pp. 1. Stonato; privo di orecchio musicale. 2. Non accordato (detto di strumento musicale). 3. Non ben assortito (detto di abbigliamento).

Stunâda 1. Sf. Stonatura. 2. Agg. e Pp. Stonata.

Stunadûra  Sf. Stonatura, discordanza.

Stunâr