LÉNGUA MÊDRA

Rèș e la nôstra léngua arsâna

ETIMOLOGIA T-U

T

Tambusêr /stambusêr

Tambusêr /stambusêr: tambussare, sballottare, battere, percuotere. In zootecnia: tambureggiare leggermente con le dita sulle arnie per farne uscire le api. In campo medico: picchiettare con le dita la parte da auscultare. Etimologia non chiara, chi lo fa derivare dal francese antico (1665) “‘tamboisser” di origine onomatopeica, di origine incerta; chi invece lo dice un incrocio di tamburo “tam-” e bussare “-buser “. Dice il Du Cange in: “Glossarium mediæ et infimæ latinitatis” 1883-1887: «Tabussare, ut supra Tabollare, Strepitum facere crebris ictibus aliquid percutiendo, nostris alias Tabuster» ossia ‘Tabussare, come sopra Tabollare, fare rumore colpendo qualcosa con colpi frequenti, nella nostra lingua anche Tabuster’. Di “tabollare” dice: « Tabollare, strepitum facere, nostris alias Tabouler, Tabourder et Tabourer» ossia ‘Tabollare, fare rumore, nelle nostre lingue anche Tabouler, Tabourder e Tabourer’. Glossario etimologico piemontese – Dal Pozzo: Tabussè (P), tabùss, bussare, battaglio; provz. tabust, tabasà, martellare (Diez, tabust). Sul GDLI si legge: «Tambussare: percuotere, anche con un corpo contundente, una persona; picchiare, bastonare. Picchiettare con le dita la parte da auscultare. Derivazione dal francese antico “tamboisser”, 

di origine onomatopeica, forse in correlazione con “bussare”.» L’ “Oxford Languages” dice: «Tambussare. Arcaico: percuotere, bastonare. Regionale: Battere sulle arnie per farne uscire le api. Origine: Voce sett. di tradizione letteraria, da una base imitativa “tapp-/ta(m)b-” che riproduce l’effetto di un colpo sonoro».

Il vocabolo “tabour” in francese è l’antico termine per “tamburo” la cui etimologia risale alla lingua araba. È il prodotto di un incrocio tra due vocaboli: uno ha fornito la struttura e l’altro il significato. Il primo vocabolo è “ṭunbūr”, che nei vocabolari è riportato come “sorta di liuto, chitarra con cassa di risonanza rotonda che si suona con un martelletto”. Il secondo vocabolo che si cela in questo etimo è “ṭabūl”, che ha fornito il significato, derivato dal verbo “ṭabbala” che vuol dire appunto ‘suonare il tamburo’.

Tégna

Tégna: tigna, dal latino “tĭnĕa”  o “tĭnia”: verme, tarlo, pidocchio. Significato primario malattia contagiosa parassitaria della pelle, per lo più localizzata nel cuoio capelluto, colpisce anche vari animali, soprattutto -domestici, con caratteristiche analoghe a quella umana. In reggiano idem, ma in senso figurato indica cocciutaggine, ombrosità, astio, rancore, stizza e ripicca; o persona spregevole, abietta, permalosa, individuo ombroso, non comune: molestia, fastidio.

L’etimologia è ritenuta, dai più, incerta ma la gran parte  degli autori antichi,  come Lanfranco da Milano (1250 circa –1310 circa), Guido di Chauliac (1300 circa –23 luglio 1368), Girolamo  Mercuriale (30 settembre 1530 –8 novembre 1606), ecc. suppone che essa derivi da ” tĭnĕa”: tignola, pidocchio, tarma,  per similitudine con l’azione disgregante e corrodente che questo insetto esercita sul legno e sulla lana. Ad avvalorare questa antica supposizione interviene il francese che in “Ortolang” alla voce “Tèigne” dice:« Petit insecte lépidoptère, de la famille des Tinéidés, dont la larve est extrêmement nuisible pour les récoltes (teigne des grains) et la chenille pour les arbres et les plantes cultivées (teigne des arbres, des jardins, des oliviers, etc.), les produits alimentaires (teigne des farines), les fourrures et les textiles (teigne des vêtements, teigne domestique)» ossia ‘ Piccolo insetto lepidottero, della famiglia dei Tineidi, la cui larva è estremamente dannosa per le colture agricole (tignola dei cereali) e il bruco per alberi e piante coltivate (tignola degli alberi, tignola degli orti, tignola dell’olivo, ecc.), prodotti alimentari (tignola della farina), pellicce e tessili (tignola dei vestiti, tignola delle case).’ Più avanti nella parte:  «Pathol. Méd. Et Vétér. Infection mycosique contagieuse du cuir chevelu de l’homme et de la peau de certains animaux domestiques, entraînant chez l’animal une dépilation, chez l’homme une alopécie provisoire ou définitive.» ossia ‘ Patologia. Medico e Veterinario. Infezione fungina contagiosa del cuoio capelluto umano e della pelle di alcuni animali domestici, che provoca la caduta del pelo negli animali e l’alopecia temporanea o permanente negli esseri umani». In etimologia dice: « Du lat. tinea  “teigne ou mite” puis en lat. médiév. “teigne tonsurante”» ossia ‘ Dal latino tinea “tigna o acaro” poi in latino medievale “tigna”. ‘

Tignòun

Tignòun: in reggiano indica un individuo acrimonioso, tipo permaloso; potrebbe essere derivato dal francese antico “tignon” (del XVI sec.), a sua volta da “teigne”: tigna. Nei vocabolari francesi la voce “tignon” è indicata come sinonimo di “chignon” definito “Acconciatura femminile composta da capelli raccolti e sollevati più o meno in alto, a seconda della moda, sulla nuca o sulla testa”, dopo aver illustrato altri derivati viene detto: ” più tardi ‘massa di capelli sollevata sulla nuca’, quest’ultimo significato forse favorito dall’omofonia con ‘tignon: parte dei capelli che sta dietro la testa’. Nei medesimi vocabolari alla voce “teigne” tra le altre cose si legge: «En parlant d’une chose, d’une pers. dont on a du mal à se débarrasser» ossia: ‘ Parlando di una cosa, di una persona, di cui è difficile sbarazzarsi’, più avanti: «Être mauvais, méchant comme la/une teigne. Être très mauvais, très méchant.» ossia: ‘Essere malvagio, cattivo come la/una tigna. Essere molto malvagio, molto cattivo’. In italiano esiste la voce “tignoso” che indica chi è affetto da tigna, che in senso figurato, come il reggiano, definisce una persona miserabile, spregevole, di infima condizione, ostinato, cocciuto, usato anche come sostantivo, però la sua etimologia ha un percorso un po’ diverso, che è dal latino tardo “tĭnĕōsus ” o “tĭniosus “, derivati sempre da “”tĭnĕa” o “tĭnia”: tigna. (vedi anche “Tégna”). Su “Oxford Language” si legge: «tignoso. Affetto da tigna. Fig. Arcaico: cosa o persona da tenere in poco conto. Popolare: persona estremamente avara o pignola. Romanesco: cocciuto. Origine Latino tardo “tineosus” o “tiniosus”: verminoso.»

Nel “Disionari Piemontèis, Italian , Latin e Fransèis” di Casimiro Zalli del 1815: «Tigna, uomo avaro, uom tenace‚ uomo rissoso, cattabrìga‚ litigioso, cavilloso».

Tōr

Tōr: torre (verbo), prendere, togliere, prendere, afferrare, acquistare, derivato dalla forma contratta, popolare o poetica, di “togliere” che è legato al latino “tollo, tollis, tollĕre “, che significa “alzare, sollevare, innalzare, levare in alto”, che a sua volta ha origine nel verbo protoindoeuropeo “tel-” che significa “alzare, sollevare”. Il verbo “tōr” in reggiano assume significati diversi a seconda del contesto in cui viene utilizzato: “tōr d’ed lé”: togliere di mezzo, “tōr şò”: prendere appunti, “tōr adrē”: portare con sé, “tōr dèinter”: fare entrare, “tōr fōra” estrarre, cavare, “tōr sòta”: investire, travolgere, “tōr só”: raccogliere da terra, “tōr indrē”: riprendere, “tōr mujēra”: sposarsi, ecc.

Trapèri

Trapèri pare essere un termine di origine spagnola da trapo: straccio, dal tardo latino drappus: stoffa, pezzo di stoffa, a sua volta da una voce di origine preromana, forse celtico/germanica (indicata dalla variazione nelle lingue romanze delle iniziali  “d” e “t”), da “trapo” a “trapero” : straccivendolo; lo troviamo poi presente nel sardo con trapèri: sartore, cucitore”; il mutamento semantico potrebbe essere avvenuto nel dialetto parmigiano con “trapèri: diavolo, diascolo demonio e “nabisso” deverbale di “nabissare”, con il significato di gran rumore e confusione, frastuono, scompiglio; infine il reggiano “trapèri”: parapiglia; sul Serra/Ferrari abbiamo: «balêr cm’ un trapèri: agitarsi come un ossesso».
Da tener presente che la Sardegna e il Ducato di Parma sono stati entrambi domini spagnoli.

Trâpla

Trâpla: trappola (antico “tràpola”), dispositivo per la cattura di animali, dal francese “trappe”, cioè ‘trappola, botola, porta scorrevole’, attraverso il francone “trappa”, che probabilmente indicava anche il piolo di una scala, a sua volta forse dal latino medievale “trappa” (nel V sec.), “trappùla” (nel XII sec.). “Trappe” ha diversi cugini sparsi qua e là: oltre l’italiano “trappola”, che traduce uno dei vari significati assunti da “trappe”, c’è l’inglese “trap” e anche il tedesco “Treppe”, ovvero scala, il medio olandese ” trappe ” scalini.

 

Tróst

Tróst: (nella frase “fêr un tróst”), affare concordato di nascosto, intrallazzo; è la versione truffaldina dell’inglese “trust” propriamente ‘fiducia,’ da cui deriva. Si ritiene che “trust” sia derivato dal protogermanico “treuwaz”, da cui deriva l’inglese antico “treowian”: credere, confidare e “treowe”: fedele, fidato, dalla radice protoindoeuropea “deru- “: essere fermo, solido, risoluto.

Attestato nel 1200 come “affidamento alla veridicità, integrità o altre virtù o sani principi di qualcuno o qualcosa; fede religiosa”, probabilmente dal norreno antico “traust” aiuto, fiducia, protezione, supporto, dal sostantivo astratto protogermanico “traustam” (fonte anche del Frisone antico “trast”, Olandese “troost”: conforto, consolazione, antico alto tedesco “trost”: fiducia, fedeltà, tedesco”Trost”: conforto, consolazione, danese “trøst, gotico “trausti”: accordo, alleanza).

È attestato a partire dal 1300 circa come “affidabilità, attendibilità; lealtà, fedeltà, onestà”; dalla fine del XIV secolo come “aspettativa fiduciosa” e “ciò su cui si fa affidamento”. È documentato a partire dall’inizio del XV secolo nel senso legale di “fiducia riposta in una persona che detiene o gode dell’uso di una proprietà affidatagli dal suo legittimo proprietario”; e dalla metà del XV secolo come “condizione di affidamento legale”, quindi “ciò che è affidato a qualcuno per la custodia o l’uso”.

Definizione di “trust”: il “trust” è uno strumento giuridico mediante il quale i beni e i diritti che sono intestati al “trustee” (fiduciario) vengono gestiti con la finalità di permettere al disponente il perseguimento di obiettivi di svariatissima natura (di passaggio generazionale, di protezione, di business, di filantropia, di tutela di soggetti deboli, eccetera) che non sarebbero raggiungibili se non appunto istituendo il “trust”. Come strumento giuridico ha avuto origine nel diritto anglosassone ed è entrato a far parte del nostro ordinamento dal momento in cui l’Italia, nel 1989, ha ratificato la Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985.

U

Urbèt

Orbetto, orbettino, diminutivo di “ôrob”: orbo dal latino “orbus, orbum “: privo, nel  latino  tardo ‘cieco’, di probabile origine indeuropea, chiamato così perché creduto, in modo errato, cieco. È un piccolo rettile da molti considerato un serpente, per via del suo particolare modo di muoversi, dovuto alla mancanza di arti ma, in realtà, si tratta di una lucertola che, nel corso dell’evoluzione, ha perso le zampe; come molte lucertole, in caso di pericolo riesce a spezzare la coda, che rappresenta il 60% della lunghezza del corpo, lasciandola sul terreno per distrarre l’aggressore e riuscire a fuggire (il nome scientifico “Anguis fragilis” sottolinea questa sua capacità,  infatti, “fragilis”, significa che si può spezzare). Altro aspetto che differenzia questa specie rispetto agli altri rettili, è la presenza di palpebre che si chiudono, un minor numero di vertebre ed una pelle più robusta. La sua presenza può risultare molto utile nell’orto o in giardino, si  ciba  di  lombrichi,  bruchi,  larve  e  trascorre l’inverno in letargo entro buche del terreno ed è totalmente innocuo per l’uomo, non morde e non è velenoso.