Brasadèla: bracciatella, ciambella con il buco; dolce a pasta dura: pare che dal 1200 fino al 1920 nella Diocesi di Reggio, come in quella di altre città, ci fosse l’usanza a Pasqua rosa di regalare una bracciatella ai ragazzi e alle ragazze del Comune cresimandi in Duomo. Lo stesso regalo veniva fatto il lunedì dopo ai cresimandi della montagna.
Veniva chiamata così perché c’era l’usanza per i neo-cresimati di andare a far vista ai parenti portando questo dolce infilato in un braccio. In quei due giorni “Piâsa Grânda” era invasa da bancarelle che vendevano, oltre le coroncine, rosari e libretti da messa, anche le bracciatelle infilate in grossi bastoni. Questo il semplice racconto della tradizione reggiana.
Gianni Quondamatteo, etnologo riminese, nel suo “Grande dizionario (e ricettario) gastronomico romagnolo” tra le altre cose scrive che “bracciatella” è una voce del XIII secolo e il dolce è documentato, come “bracidellus”, in una glossa latina medioevale del X secolo.
Secondo la rivista di studi romagnoli “La Piè” questo singolare nome deriverebbe dal fatto che veniva spontaneo, ai primitivi venditori, usare il braccio per tenere comodamente in mostra le ciambelle con il buco. Infatti, nelle cronache romagnole medievali, si parlava, riferendosi a dolci semplici a forma di ciambella col buco, di “bracidellus” in lingua tardo latina (da cui il termine dialettale romagnolo “brazadel”) e si racconta che gli ambulanti alle fiere di paese tenevano queste ciambelle inanellate in grossi bastoni o addirittura infilate nel braccio.
Savino Rabotti, in “Parla come mangi”, scrive che “brasadèla” deriva dal tedesco “bretzel”: ciambella ma il “bretzel”, chiamato anche “brezel, pretzel, pretz, breze o brezn”, è il classico pane salato tedesco e austriaco, diffuso anche in Alto Adige e Svizzera, dalla forma di cuore o nodo intrecciato.
L’Ortolang” francese dice: «L’antico alto tedesco (“bretzel”) deve essere collegato a un latino volgare “brachitella” (diminutivo di “brachita, -us”, derivato di “brachium”: braccio). È possibile che il latino sia stato trasmesso in lingua germanica dai dialetti dell’Italia settentrionale (Bologna brazadèla, attestata già nel 1250 in forma latina “braçadella” in Du Cange) che risalgono al tipo “brachiatella”.» Infatti, nel suo “Glossarium” il Du Cange scrive: « Braçadella, a voce vernacula bononiensi Brazadêla» ossia ‘voce dialettale bolognese Brazadèla’.