LÉNGUA MÊDRA

Rèș e la nôstra léngua arsâna

ETIMOLOGIA M-N

M

Macóba

Macóba: macuba, tabacco da fiuto; gergalmente cocaina. Dal francese “macouba”, dallo spagnolo “macuba”, da Macuba, nome di una località nell’isola di Martinica.
Zanichelli «Macuba: tabacco da fiuto costituito da farine a grana grossa, fermentate e profumate originariamente con essenza di geranio, dal nome della località di Macuba, nell’isola di Martinica, delle Piccole Antille.»
Il Pianigiani: «Sorta di tabacco da naso, coll’odore di mammola, ed una volta preparato collo zucchero greggio e con essenza di rose, che trae il nome da un distretto della Martinica, dove si prepara.»
Un tabacco forse non più reperibile però il nome può essere sentito ancora in alcuni modi di dire: “trîd cme la macóba”: in miseria nera; “vècia cme la macóba”: vecchia decrepita.

Martinéca

Martinéca: martinicca, freno a ceppi azionato mediante vite usando una manovella o a leva applicato a carri agricoli, calessi o simili a trazione animale. Etimologia incerta, chi dice derivato dal nome proprio Martino, chi dal latino medioevale “Martinetus”, presunto nome dell’inventore del congegno, in francese viene dato derivato da l’uso, in senso antropomorfo, del nome proprio “Martin” con il prefisso “-et” per indicare utensili.
Carolina Goronedi Berti nel suo “Vocabolario bolognese italiano” del 1869 si legge: «Martinecca, s. f. Martinicca, Stanga forte col cui mezzo si stringono e fermano le ruote posteriori di una vettura,onde impedire che girano nelle rapide discese».

Maslêr

Maslêr: potrebbe derivare dal tedesco medioevale “metzler”: macellaio, da “metzær”: macellare.

Mignîn

Mignîn: era un wafer quadrato della Wamar, una storica azienda dolciaria torinese il cui nome è l’acronimo delle iniziali del suo fondatore, il commendator Walter Marchisio.
Non esiste in italiano una traduzione letterale di “wafer” e  si usa “cialda”
Vennero prodotti per la prima volta su scala industriale con il nome di “Neapolitaner wafer” (‘wafer di Napoli’) dall’azienda austriaca Manner nel 1898. Il termine “Neapolitaner wafer” deriva dall’utilizzo di nocciole napoletane per la preparazione della farcitura. La cialda “wafer” nasce attorno XV secolo d.C. ad opera di pasticceri “cialdonai” fiorentini. Questi, mediante uno stampo a tenaglia e sfruttando il calore diretto del fuoco, producevano e divulgavano qua e là per tutta Europa le prime cialde-wafer.
Il termine “mignin” in piemontese significa gattino ed è il diminutivo di “migno” gatto, (derivato dal francese “mignon”), sull ” Vocabolario piemontese” di Maurizio Pipino del 1783 si può leggere: «Mignin, diminutivo di Migno V.” e “Migno, (così si chiama da piccoli bambinelli il gatto, per essere la voce più comoda alla loro pronuncia) micio”, sul “Gran dizionario piemontese-italiano» di Vittorio Sant’Albino del 1859, sul “Vocabolario piemontese-italiano e italiano-piemontese” Di Michele Ponza del 1846, sul “Vocabolario base Piemunteis/Italiano” del 2008: «mignin: gattino, micio».

Môro

Môro: moro, uomo bruno; dal latino “Maurus”: abitante della Mauritania, mauro, mauritano; africano, diventato poi “morus”: moro, scuro; dal greco “mavros”: nero, scuro,
Fa parte di un detto famoso in voga un po’ di tempo fa: “t’ al dâgh mé ‘l tabâch dal Môro!” letteralmente ‘te lo do io il tabacco del Moro’, con il significato ‘te le do di santa ragione’, “non te la faccio passare liscia” indica una punizione esemplare; è derivato dall’espressione francese “passer à tabac”: pestare, picchiare qualcuno di santa ragione. Ha origine dalla locuzione del linguaggio marittimo francese, “coup de tabac” la quale è la definizione che viene data a una tempesta breve ma violenta che rischia di fare danni o affondare l’imbarcazione. Deverbale di “tabasser”: colpire qualcuno, la cui radice “tab” significa “battere, colpire”, incrociato con “tabac”: tabacco. Nel XIX secolo, “tabac” ha assunto il significato di “botta, colpo”. “Passer à tabac” significa quindi colpire violentemente qualcuno o qualcosa. Traducendo, erroneamente, l’omografo “tabac” in “tabâch”: tabacco, il dialetto ha personalizzato il detto con una famosa e antica marca di tabacco da fiuto, fine e, pare, molto costosa, appunto “Il Tabacco del Moro”.

N

Nèsi

Nèscio, ignaro, inconsapevole, che non sa; da latino “nescĭo”: ignorare, non sapere, non conoscere, non riuscire, non potere, non essere in grado di…, da “nescius”, dal tema di “nescire” composto dalla negazione “ne” e da “scire”: sapere, ossia ‘non sapere’.
In reggiano usato quasi esclusivamente nella locuzione “fêr al nèsi”: fare finta di ignorare, di non capire qualche cosa, ha lo stesso significato e l’ uso di “gnorri”. L’italiano “nèscio” ha dato origine all’ aggettivo “neciente”: essere ignaro, all’oscuro di qualche cosa e all’avverbio “nescienteménte”: senza rendersi conto di… . 
Pianigiani scrive: «Nescio o nèsi dal latino “nescius”: che non sa; composto da “ne”: non e tema di “scire”: sapere. Formula famigliare che si adopra con il verbo “fare”: “fare il nescio” per dire ad alcuno che ostenta di non capire».